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Visualizzazione dei post con l'etichetta Mario Benedetti

FramMenti

Abbiamo diritto all’allegria. A volte è fumo, nebbia o un cielo velato, ma dietro questi contrattempi c’è lei, in attesa. Nell’anima c’è sempre una fessura a cui l’allegria si affaccia con le pupille vispe. E allora il cuore si fa più vivace, abbandona la quiete ed è quasi uccello.  L’allegria sopraggiunge dopo le assenze, alla fine delle nostalgie. Quando ritroviamo ciò che amiamo e la sua unanime rivelazione, è normale che la gioia ci abbracci e ci venga voglia di cantare, anche se non abbiamo voce, anche se siamo rauchi dei dolori passati."   (Mario Benedetti)

Difesa dell’allegria

Difendere l’allegria come una trincea  difenderla dallo scandalo e dalla routine  dalla miseria e dai miserabili  dalle assenze transitorie  e da quelle definitive  difendere l’allegria come un principio  difenderla dallo sbalordimento e dagli incubi  dai neutrali e dai neutroni  dalle dolci infamie  e dalle gravi diagnosi  difendere l’allegria come una bandiera  difenderla dal fulmine e dalla malinconia  dagli ingenui e dalle canaglie  dalla retorica e dagli arresti cardiaci  dalle endemie e dalle accademie  difendere l’allegria come un destino  difenderla dal fuoco e dai pompieri  dai suicidi e dagli omicidi  dalle vacanze e dalla fatica  dall’obbligo di essere allegri  difendere l’allegria come una certezza  difenderla dall’ossido e dal sudiciume  dalla famosa patina del tempo  dalla rugiada e dall’opportunismo  dai prosseneti della risata  difendere l’allegria...

Mario Benedetti

  La colpa è di uno Forse è stata un’ecatombe di speranze un crollo in qualche modo previsto ah, però la mia tristezza ha avuto solo un senso tutte le mie intuizioni si sono affacciate per vedermi soffrire e di sicuro m’hanno visto fin qui avevo fatto e rifatto i miei tragitti con te fin qui avevo puntato a inventare la verità però tu hai trovato la maniera una maniera così tenera e insieme implacabile di dare per spacciato il mio amore con un solo auspicio l’hai tolto dai sobborghi della tua vita possibile l’hai avvolto in nostalgie l’hai portato per strade e strade e lentamente senza che l’aria notturna lo avvertisse semplicemente l’hai lasciato lì da solo con la sua fortuna che non è molta credo che tu abbia ragione la colpa è di uno quando non fa innamorare e non dei pretesti né del tempo è da tanto tantissimo che non mi confrontavo come stanotte con lo specchio ed è stato implacabile come tema non è stato tenero ora sono solo francamente solo si fa sempre un po’ di fatica a in...

Mario Benedetti

Crepe La verità è che le crepe  non mancano  così passando ricordo quelle che separano i mancini e i destrorsi i pechinesi e i moscoviti i presbiti e i miopi i gendarmi e le prostitute gli ottimisti e gli astemi i sacerdoti e i doganieri gli esorcisti e le checche i facili e gli incorruttibili i figliol prodighi e gli investigatori borges e sabato le maiuscole e le minuscole gli artificieri e i pompieri le donne e le femministe gli acquariani e i taurini  profilattici e i rivoluzionari le vergini e gli impotenti gli agnostici e i chierichetti gli immortali e i suicidi i francesi e i non-francesi il breve o il lunghissimo periodo tutte però sono sanabili c’è una sola crepa decisamente profonda ed è quella che sta a metà tra la meraviglia dell’uomo e i disillusionatori è ancora possibile saltare da un bordo  all’altro ma attenzione qui ci siamo tutti voi e noi per affondarla signore e signoria scegliere a scegliere da che parte poggiate il piede.

Abbiamo diritto all’allegria

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Abbiamo diritto all’allegria. A volte è fumo, nebbia o un cielo velato, ma dietro questi contrattempi c’è lei, in attesa. Nell’anima c’è sempre una fessura a cui l’allegria si affaccia con le pupille vispe. E allora il cuore si fa più vivace, abbandona la quiete ed è quasi uccello. L’allegria sopraggiunge dopo le assenze, alla fine delle nostalgie. Quando ritroviamo ciò che amiamo e la sua unanime rivelazione, è normale che la gioia ci abbracci e ci venga voglia di cantare, anche se non abbiamo voce, anche se siamo rauchi dei dolori passati. Mario Benedetti “Uno tiene derecho a la alegría. A veces es humo o es niebla o es celaje. Pero detrás de esas demoras ella está, esperando. Siempre hay una hendija del alma por donde la alegría asoma sus despabiladas pupilas. Entonces el corazón se vuelve más vivaz, se extrae de su quietud y es casi pájaro La alegría sobreviene después de las ausencias, al fin de las nostalgias. Si uno se reencuentra con lo amado y su revelación unánime, es lógico ...

Paso de los Toros

Che succederebbe se un giorno risvegliandoci scoprissimo di essere in maggioranza? Che succederebbe se all’improvviso un’ingiustizia, una qualsiasi, venisse ripudiata da tutti, da tutti noi, da tutti non da alcuni, da pochi, ma da tutti? Che succederebbe se invece di essere così divisi ci moltiplicassimo, sommandoci tra noi sottraendoci al nemico che ci sbarra la strada. Che accadrebbe se ci organizzassimo e allo stesso tempo affrontassimo senz’armi, in silenzio in moltitudini, in milioni di sguardi, la faccia degli oppressori, senza lodi né plausi, né sorrisi, senza pacche sulle spalle, senza sigle di partito, senza slogan? Che succederebbe se io chiedessi di te che sei lontano, e tu di me che sono lontano, e entrambi degli altri che sono molto ma molto lontani e gli altri di noi anche se siamo lontani? Che succederebbe se il grido di un continente fosse il grido di tutti i continenti? Che accadrebbe se abbattessimo le frontiere e marciassimo e marciassimo e marciassimo e continuassim...

Mario Benedetti

Carta bagnata Dai fiumi dal sangue dalla pioggia o dalla rugiada dal seme dal vino dalla neve dal pianto le poesie di solito sono carta bagnata.

Cartacarbone

Peccato che non sei con me quando guardo l’orologio e son le quattro compilo il modulo e penso dieci minuti e stiro le gambe come ogni sera e muovo le spalle per rilassare la schiena e mi stringo le mani per far parlare le dita. Peccato che non sei con me quando guardo l’orologio e son le cinque e sono una macchina calcolatrice oppure due mani saltellanti sopra i tasti o un orecchio che ascolta il telefono latrare o uno che fa i conti per far cantare i numeri. Peccato che non sei con me quando guardo l’orologio e son le sei. Potresti avvicinarti innosservata e dirmi “Come va?” e poi restar segnati io con il rossetto tu col blu della mia cartacarbone. Mario Benedetti

Che cos’è la solitudine

Ho portato con me delle vecchie cose per guardare gli alberi: un inverno, le poche foglie sui rami, una panchina vuota. Ho freddo, ma come se non fossi io. Ho portato un libro, mi dico di essermi pensato in un libro come un uomo con un libro, ingenuamente. Pareva un giorno lontano oggi, pensoso. Mi pareva che tutti avessero visto il parco nei quadri, il Natale nei racconti, le stampe su questo parco come uno spessore. Che cos’è la solitudine. La donna ha disteso la coperta sul pavimento per non sporcare, si e distesa prendendo le forbici per colpirsi nel petto, un martello perché non ne aveva la forza, un’oscenità grande. L’ho letto in un foglio di giornale. Scusatemi tutti. — Mario Benedetti, “Che cos'è la solitudine” (da Umana gloria, 2004)

Buonanotte del 1 gennaio 2018

Di sicuro la vita – quant'è indecente chiamarla così, come se fosse una divinità, come se racchiudesse un significato esoterico e non fosse quello che tutti sappiamo: una ripetizione, una noiosa ripetizione di dubbi, volti, desideri! – , di sicuro la vita è passata subito in vantaggio e io non ho potuto, né potrò mai, recuperare il terreno perso. Mario Benedetti, Chi di noi, 1953 - Prima parte Miguel - cap. 7

Grazie per il fuoco

La bacio così come potrei morderla, e a volte la mordo, o mangiarmela e masticarla e digerirla. Perché c'è una disperata necessità, quasi direi un obbligo, di marchiare l'altro, l'altra, anche con i denti, e anche se qualcuno è finto. Lasciare il proprio segno è questione di vita o morte, o di morte solamente, perché l'intenzione nascosta è oltrepassare la morte, e continuare a esistere dopo la fine. E a questo scopo tanto serve l'esistenza di un figlio quanto quella di una cicatrice. Dopo tutto, anche il figlio è una cicatrice. Bella definizione da proporre all'Accademia. Figlio: Cicatrice dell'amore. — Mario Benedetti, Grazie per il fuoco (Gracias por el fuego), 1965

Buonanotte del 9 giugno 2015

Non so se sono una persona triste con la vocazione di essere una persona allegra o il contrario. Quello che so però è che c’è sempre un pò di tristezza nei miei momenti più felici, così come c’è sempre un pò di allegria nei miei giorni peggiori. Mario Benedetti

Buonanotte del 26 maggio 2015

Spero che tu ti senta insieme protettore e protetto, poiché è uno dei sentimenti più belli che siano concessi all’essere umano. — Mario Benedetti

La gente che mi piace

Mi piace la gente che vibra, che non devi continuamente sollecitare e alla quale non c’è bisogno di dire cosa fare perché sa quello che bisogna fare e lo fa in meno tempo di quanto sperato. Mi piace la gente che sa misurare le conseguenze delle proprie azioni, la gente che non lascia le soluzioni al caso. Mi piace la gente giusta e rigorosa, sia con gli altri che con se stessa, purché non perda di vista che siamo umani e che possiamo sbagliare. Mi piace la gente che pensa che il lavoro in equipe, fra amici, è più produttivo dei caotici sforzi individuali. Mi piace la gente che conosce l’importanza dell’allegria. Mi piace la gente sincera e franca, capace di opporsi con argomenti sereni e ragionevoli. Mi piace la gente di buon senso, quella che non manda giù tutto, quella che non si vergogna di riconoscere che non sa qualcosa o si è sbagliata. Mi piace la gente che, nell’accettare i suoi errori, si sforza genuinamente di non ripeterli. Mi piace la gente capace di crit...

Felicità

C’è una certa morbosità in questa pulsione a consumare sempre di più, ed esiste il pericolo che un individuo pervaso dal proprio bisogno di consumare non risolva il problema della propria passività, del proprio vuoto interiore, dell’ansia e della depressione che nascono dal non riuscire a dare senso alla propria vita. L’antico testamento afferma che il peggior peccato degli ebrei è stato di vivere senza gioia nell’abbondanza. Io temo si possa affermare che anche oggi benché si vivano molte esperienze piacevoli e eccitanti si provi ben poca gioia in tutta quest’abbondanza. Anche il concetto di felicità è legato al consumo, se volessimo affrontare il tema da un punto di vista filosofico dovremmo risalire all’essenza e alla psicologia dell’Illuminismo. Se però oggi chiediamo a una persona che cosa alla fine la rende felice, la risposta sarà che la felicità è potersi permettere tutto quanto si desidera, questo è il concetto di felicità più popolare e probabilmente più diffuso tra gl...

Pausa

Ogni tanto bisogna fare una pausa contemplarsi senza l’abitudine quotidiana esaminare il passato dato per dato tappa a tappa mattonella per mattonella e non piangersi le menzogne ma cantarsi le verità. Mario Benedetti

Te

La mia tattica è guardarti imparare come sei volerti come sei la mia tattica è parlarti costruire con parole un ponte indistruttibile la mia tattica è rimanere nel tuo ricordo non so come né so con quale pretesto ma rimanere in te la mia tattica è essere franco e sapere che tu sei franca e che non ci vendiamo simulacri affinché tra i due non ci sia teloni né abissi la mia strategia è invece molto più semplice e più elementare la mia strategia è che un giorno qualsiasi non so con che pretesto finalmente abbia bisogno di me. Mario Benedetti

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