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FramMenti

Pensa se non avessi fatto in tempo anche quest’estate a vedere di nuovo la luce sfolgorante ad avvertire il tocco del sole sul mio corpo a respirare gli odori freschi o guasti a gustare sapori pepati e dolceamari a sentire le cicale fino al profondo della notte a comprendere i miei cari che amo a non spazientirmi con chi mi sostiene a pensare anche a chi ho voluto dimenticare a trovare amici che vengono da lontano a lasciar entrare anche altre vite nella mia a nuotare nel mare caldo a osservare corpi freschi nudi a rievocare amori, a sognarne di nuovi a percepire il cambiamento delle cose. Così, visto che sono arrivato a quest’estate, dico: spero di arrivare al prossimo Natale a qualche prossimo Capodanno – poi più avanti vedremo.   Titos Patrikios, Ancora un’altra estate

Titos Patrikios

Da Fine dell’estate – 1953-1954 VI Io non sono quello che vedi, quello che conosci non sono solo quello che dovresti imparare. Devo a qualcuno ogni brandello della mia carne, se ti tocco con la punta del dito ti toccano milioni di persone, se ti parla una mia parola ti parlano milioni di persone – riconoscerai gli altri corpi che danno forma al mio? ritroverai le mie orme tra miriadi di altre impronte? distinguerai i miei gesti nella marea della folla? Io sono anche quello che fui e che più non sono – le mie cellule morte, le mie azioni morte, i pensieri morti di notte tornano a dissetarsi nel mio sangue. Io sono quello che non sono ancora – dentro di me martella l’impalcatura del futuro. Sono quello che devo diventare – Intorno a me gli amici esigono, i nemici vietano. Non cercarmi altrove cercami soltanto qui soltanto in me.

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