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Parole

Lasciamo cadere le parole, come il giardino - l'ambra e il cedro, noncuranti e generosi appena, appena, appena. Non serve spiegare perché con tale cerimonia di robbia e limone sono spruzzate le foglie. Chi gli aghi ha inondato di lacrime, riversandoli attraverso la pertica sulle note, verso lo scaffale, tra le chiuse delle gelosie? Chi il tappetino dietro la porta ha decorato di rosso sorbo con la trama di corsivi traforati deliziosi e trepidanti? Mi domanderai chi disponga che l'agosto sia tanto grande, chi trovi una minuzia non da poco, chi si perda nell'ornatura di una foglia d'acero e dai giorni dell'Ecclesiaste non abbia mai smesso il taglio dell'alabastro. Mi domanderai chi disponga che siano le labbra di astri e dalie a soffrire in settembre. Che la fine foglia dei citisi dalle canute cariatidi si posi sulle umide autunnali lastre degli ospedali. Mi domanderai chi disponga. L'onnipotente dio dei dettagli l'onnipotente dio dell'amore, degli Jag...

FramMenti

 E’ una malattia di questi ultimi tempi. Credo che le cause siano d’origine morale. Alla gran maggioranza di noi si richiede un’ipocrisia costante, eretta a sistema. Ma non si può, senza conseguenze, mostrarsi ogni giorno diversi da quello che ci si sente: sacrificarsi per ciò che non si ama, rallegrarsi di ciò che ci rende infelici. Il sistema nervoso non è un vuoto suono o un’invenzione. La nostra anima occupa un posto nello spazio e sta dentro di noi come i denti nella bocca. Non si può impunemente violentarla all’infinito. Boris Pasternak

Notte d'inverno

Non è dato correggere il giorno con sforzi di lampade, né sollevare alle ombre i veli di gennaio. Sulla terra è inverno e il fumo dei fuochi non riesce a raddrizzare le case, che giacciono coricate fianco a fianco. Panini di lampioni e marzapane di tetti e nero su bianco nella neve lo stipite della palazzina: è casa signorile e in essa io sono istitutore. Sono solo -ho mandato l'allievo a dormire. Nessuno è atteso. Ma è tirata la tenda. È tutto cumoli il marciapiede, ingombro il terrazzino. Ricordo non agitarti! Saldati a me! Credi e fammi credere che sono un tutt'uno con te. Di nuovo volto a lei? No, non ne sono turbato. Chi le ha rivelato i tempi, chi l'ha messa sulla traccia? Fu quel colpo l'origine di tutto. Quanto al resto ora, grazie a lei, non me ne importa. È tutto cumoli il marciapiede. Tra le biforcature della neve le gelate bottiglie delle lastre di ghiaccio nude, nere. Panini di lampioni e sul comignolo, come gufo, nelle piume affondato, un fumo ritroso. Bor...

Il dottor Živago

Avevamo appena cominciato a vivere a modo nostro, nella nostra casa, quando venne la guerra. Ora sono convinta che è stata la guerra la colpa di tutto, di tutte le sventure che ancora oggi colpiscono la nostra generazione. Ricordo bene la mia infanzia. In quell’epoca erano ancora in vigore le concezioni del pacifico secolo precedente. Si usava affidarsi alla voce della ragione. Si riteneva naturale e necessario ciò che suggeriva la coscienza. La morte di un uomo per mano di un altro era un caso raro, straordinario, un fenomeno che usciva dai binari del consueto. Si credeva che gli omicidi esistessero solamente nelle tragedie, nei romanzi gialli e nella cronaca dei giornali, non nella vita normale. «E, a un tratto, questo salto da una regolarità placida e innocente nel sangue e nei gemiti, nella follia generale e nella barbarie dell’omicidio di ogni giorno e di ogni ora, legalizzato ed esaltato. Sono cose che non succedono impunemente. Tu forse ricordi meglio di me come tutto, in un mom...

FramMenti

"Alla gran maggioranza di noi si richiede un’ipocrisia costante, eretta a sistema. Ma non si può, senza conseguenze, mostrarsi ogni giorno diversi da quello che ci si sente: sacrificarsi per ciò che non si ama, rallegrarsi di ciò che ci rende infelici. Il sistema nervoso non è un vuoto suono o un’invenzione. La nostra anima occupa un posto nello spazio e sta dentro di noi come i denti nella bocca. Non si può impunemente violentarla all’infinito". Boris Pasternak - Il dottor Zivago

Boris Pasternak

Sogno Ho sognato l'autunno nella penombra dei vetri, gli amici e te nella loro burlesca schiera, e come falco dal cielo, che sangue s'è procacciato, picchiava il cuore sulla tua mano. Ma il tempo trascorreva, e invecchiava e assordiva, e di damasco inargentando gli infissi l'aurora del giardino inzaccherava i vetri delle sanguigne lacrime di settembre. Ma il tempo trascorreva e invecchiava. E friabile come ghiaccio si fendeva e fondeva la seta delle poltrone. Di colpo tu, sonora, troncasti e ammutolisti, e il sogno cessò, quale eco di campana. Mi risvegliai. Come autunno era buio l'albeggiare, e il vento, allontanandosi, portava come dietro a un carro pioggia fuggente di pagliuzze, una schiera di betulle fuggenti per il cielo.

Buonanotte del 16 aprile 2020

“Non si può, senza conseguenze, mostrarsi ogni giorno diversi da quello che ci si sente: sacrificarsi per ciò che non si ama, rallegrarsi di ciò che ci rende infelici. Il sistema nervoso non è un vuoto suono o un’invenzione. La nostra anima occupa un posto nello spazio e sta dentro di noi come i denti nella bocca. Non si può impunemente violentarla all’infinito.” — Boris Pasternak, Il dottor Živago.

Dunque...

Dunque, che sarà della vostra coscienza? Della vostra. La vostra. Ma voi, che cosa siete? Qui sta il punto. Guardiamo meglio. In che modo avete memoria di voi stessa, di quale parte del vostro organismo siete cosciente? Dei vostri reni, del fegato, dei vasi sanguigni? No, per quanto ricordiate, di voi vi siete sempre accorta in una estrinsecazione, in un atto, nelle opere delle vostre mani, in famiglia, fra gli altri. E, ora, state bene attenta. L’uomo negli altri uomini, ecco che cos’è l’anima dell’uomo. Ecco che cosa siete voi, ecco di che cosa ha respirato, si è nutrita, si è abbeverata per tutta la vita la vostra coscienza. Della vostra anima, della vostra immortalità, della vostra vita negli altri. E allora? Negli altri siete vissuta, negli altri resterete. Che differenza fa per voi se poi ciò si chiamerà memoria? Sarete ancora voi, entrata a far parte del futuro. — Boris Pasternak, Il dottor Živago

Le barriere dell'anima

Volevo poi dirti che possiedo un orecchio interiore, una sorta di profonda attenzione, primigeniamente, eternamente all’erta, con la quale sono restato ad attendere tutta la vita, con la quale ho aperto centinaia di lettere e altrettanti incontri come fossero lettere. Voglio dire che mi sono venute incontro molte cose grandi, rare, pure e forse anche tali da arricchirmi e da ispirarmi. Ma appunto “incontro”. In questo caso, invece, si tratta di un tranquillamente maestoso “accanto”, tu sei in qualche modo parte di quella stessa entità che fa sbandare di qua e di là tutto il mio destino. Boris Pasternak

Buonanotte del 12 agosto 2018

Credo che non ti amerei tanto se in te non ci fosse nulla da lamentare, nulla da rimpiangere. Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, non hanno mai inciampato. La loro è una virtù spenta, di poco valore. A loro non si è svelata la bellezza della vita… — Boris Pasternak - Il dottor Zivago

Buonanotte del 14 dicembre 2017

La vita, se volete saperlo, è un elemento che continuamente si rinnova e rielabora da sé, che da sé si rifà e si ricrea incessantemente, sempre tanto più alta di tutte le nostre ottuse teorie. Boris Pasternak, Il Dottor Živago

Buonanotte del 14 agosto 2017

Oh, come alle volte, dalla mediocrità autoesaltatrice, dall'incessante vaniloquio degli uomini si vorrebbe fuggire nell'apparente silenzio della natura, nel muto carcere di un lungo tenace lavoro, nell'ineffabilità d'un sonno profondo, d'una vera musica, d'un tacito contatto dei sentimenti, col cuore ammutolito dalla sua pienezza! — Boris Pasternak, Il dottor Živago

Buonanotte del 4 agosto 2016

Ma la vita non è mai un materiale, una sostanza. La vita, se volete saperlo, è un elemento che continuamente si rinnova e rielabora da sé, che da sé si rifà e si ricrea incessantemente, sempre tanto più alta di tutte le nostre ottuse teorie. — Boris Pasternak, Il dottor Živago

Buonanotte del 26 marzo 2016

Alla gran maggioranza di noi si richiede un'ipocrisia costante, eretta a sistema. Ma non si può, senza conseguenze, mostrarsi ogni giorno diversi da quello che ci si sente: sacrificarsi per ciò che non si ama, rallegrarsi di ciò che ci rende infelici. Boris Pasternak

Buonanotte del 22 marzo 2016

È bene quando una persona contraddice le nostre aspettative, quando è diversa dall'immagine che ce ne siamo fatta. Appartenere a un tipo significa la fine dell'uomo, la sua condanna. Se non si sa, invece, come catalogarlo, se sfugge a una definizione, è già in gran parte un uomo vivo, libero da se stesso, con un granello in sé di assoluto. — Boris Pasternak

Il dramma

Tale dev’essere la vita: dev’essere il dramma della pienezza, il dramma della creatività e della felicità. La drammaticità della vita è la sua legge naturale, dev’essere drammatica per essere reale. Quando poi sulle sue testimonianze versi lacrime, non è perché le circostanze si sono combinate in maniera sfortunata, ma perché è costata cara. È la sua grandezza che fa piangere. — Tratto da una Lettera alla sorella Zozefina - Boris Pasternak. 12 maggio 1958

Buonanotte del 23 gennaio 2016

Bisogna essere di un'irrimediabile nullità per sostenere un solo ruolo nella vita, per occupare un solo ruolo nella vita, per occupare un solo e medesimo posto nella società, per significare sempre la stessa cosa. — Da “Il dottor Živago” - Boris Pasternak

Boris Pasternak

Il 30 maggio del 1960 muore a Peredelkino Boris Pasternak La canzone russa è un tentativo folle di fermare il tempo con le parole. (Il dottor Zivago) Nella vita, perdere è più necessario che acquistare. Il grano non germoglia se non muore. Bisogna vivere senza stancarsi, guardare avanti e nutrirsi delle riserve vive elaborate dall'oblio in collaborazione con la memoria. (Autobiografia)

Buonanotte del 13 marzo 2015

Sei l’ostaggio dell’eternità, un prigioniero del tempo. — Boris Pasternak

Buonanotte del 13 aprile 2013

Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, non hanno inciampato. La loro è una virtù spenta, di poco valore. A loro non si è svelata la bellezza della vita. Boris Pasternak

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