Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta Franco Arminio

Guardare

C’è qualcosa che tutti possiamo fare un po' di più: è guardare, guardare con più attenzione il mondo intorno a noi. Guardare non è tanto un modo di informarsi, ma l’unico varco per arrivare a un possibile stupore, può essere un paesaggio lontano, può essere vicinissimo a casa nostra. Guardare è un modo per dire alle cose e agli animali di non andarsene, di rimanere ancora con noi. Guardare una lampadina, un imbuto, un albero, un cane, guardare e sentire un momento di vicinanza, mettere in crisi per qualche secondo la solitudine in cui siamo caduti. In me la ricerca di quello che chiamo Sacro minore è andata crescendo man mano che aumentava l’invadenza della vita digitale. Si può stare in Rete anche molto tempo, ma non bisogna accodarsi all’esodo verso l’irrealtà, bisogna rimanere fedeli al reale, è l’unico bene, è il bene comune, il bene più comune di tutti e non dobbiamo perderlo. Questo guardare di cui parlo non è un partito, non è un’ideologia, non è andare a rintanarsi in un ri...

FramMenti

 Racconta il tuo miracolo se pensi di aver fatto un miracolo. Combatti per rendere piú chiaro ciò che dici, abbi cura della tua innocenza piú che della tua bravura. Non puoi scegliere che posto avere nel cuore degli altri, pensa a sistemare gli altri nel tuo cuore.  Franco Arminio, da “Studi sull’amore”.

FramMenti

Il dolore che ti arriva guardalo, lavalo, tienilo con te. Il dolore che tieni non vola via alla cieca, ti fa compagnia. Il dolore serve contro la ruggine, contro le muffe delle abitudini. Ecco, ora tu e il dolore siete contenti di stare assieme: azzurro è il cielo, un signore ti ha detto buongiorno. (Franco Arminio)

Franco Arminio

Pensa che si muore e che prima di morire tutti hanno diritto a un attimo di bene. Ascolta con clemenza. Guarda con ammirazione le volpi, le poiane, il vento, il grano. Impara a chinarti su un mendicante, coltiva il tuo rigore e  lotta fino a rimanere senza fiato. Non limitarti a galleggiare, scendi verso il fondo anche a rischio di annegare. Sorridi di questa umanità che si aggroviglia su se stessa. Cedi la strada agli alberi. (Franco Arminio da Cedi la strada agli alberi)

FramMenti

Non aspettarti niente da nessuno, e se vuoi aspettarti qualcosa, aspettati l'immenso, l'inaudito. Franco Arminio

Sull'Amore

Amarsi dal punto in cui è ognuno è la cosa più difficile. Amarsi cercando un punto a valle in cui ognuno scende dai suoi monti neppure ha molto senso. L'amore va visto a scene, ogni singolo colloquio, perfino un singolo sguardo, è un capitolo dell'amore. E non c'è da chiedere conto al capitolo successivo. La mia passione dell'inizio viene da una debolezza, viene dal tentativo di essere avvicinato da un corpo che mette a tacere la morte, la disperde, me la fa cercare diversamente. L'amore deve portare ogni luogo del corpo a farsi vivo, perfino ogni crudeltà deve essere possibile, ma l'amore non è uno schema e quello che faccio io non ha le stesse risonanze di quello che fai tu. Quello in cui mi dibatto da quando avevo quindici anni è la ricerca di un rapporto che possa conciliare la nostra parte sacra e la nostra parte profana, un amore che non sceglie di stare in un luogo e in uno schema, ma attraversa le parole e i corpi, sosta e fugge, si semplifica e si ingar...

Buonanotte del 25 dicembre 2020

"La prima volta non fu quando ci spogliammo ma qualche giorno prima mentre parlavi sotto un albero. Sentivo zone lontane del mio corpo che tornavano a casa."  (Franco Arminio)

Franco Arminio

Occhio a chi non esce, a chi non parla, occhio all'anima che si confonde con la sedia, agli occhi che sanno guardare una formica imprigionata in una goccia d'acqua, occhio alle nuvole di oggi, già domani non ci saranno più, occhio alle mani, a tutte le mani, guardale, pensale come navi, pensa al mare in cui sei naufrago, tu e ognuno, tu e ogni foglia, tu e il passo di chi scende le scale, occhio agli uccelli di agosto, occhio alla volpe, alla notte, occhio alla gloria che spesso è falsa, occhio a chi è morto, non lasciare neppure per un attimo i morti, occhio alla danza che è in corso, danza la matita, la strada, la portiera della macchina, danza il televisore spento il rubinetto, il pianeta, danza anche tu, danza nella rabbia e nella gioia, danza pure adesso, pure qui: l'universo non è una casa, è una coreografia. Franco Arminio

Una vita più infima e infelice

La sua malattia era che gli era passata la voglia di mondo. I medici la chiamano depressione. Lui non prendeva farmaci, incontrava persone, ma qualche minuto dopo si accorgeva che nella sua testa non rimaneva nulla di quegli incontri. E se parlava con un donna non gli veniva voglia di sedurla. Girava per il mondo con la testa di plastica.Era morto, come quasi tutti gli abitanti del pianeta. Non aveva più voglia di nulla. Aspettava la morte senza paura e senza farsi nessuna domanda. Aveva chiuso con se stesso e con gli altri. Non provava nessun rancore. Non aveva voglia di litigare, non c'era nessuna verità che meritava di essere protetta. Camminava in un piccolo sentiero sotto casa sua. Non incontrava nessuno. Aveva buttato il telefono e il computer. Un giorno gli arrivò una lettera. Una donna gli chiedeva di poter scrivere un libro sulla sua vita. Lui le disse che non era interessato, ma la donna un giorno si presentò a casa sua. Era molto bella, una di quelle bellezze dovuta alle...

Buonanotte del 3 giugno 2020

C’è solo il respiro, forse ce n’è uno solo per tutti e per tutto. Spartirsi serenamente questo respiro è l’arte della vita. La faccenda è teologica. Abbiamo bisogno di politica e di economia, ma ci vuole una politica e un’economia del sacro. Ci vuole la poesia. Franco Arminio

Buonanotte del 31 gennaio 2020

Molte albe, molte gentilezze, festeggiare molto spesso la luce, poco avere, scarsi indugi, minare il rancore, farlo saltare, meglio il silenzio, la carezza, il fiore. Franco Arminio, Cedi la strada agli alberi, ultimi versi

La Vita

La vita non è che va avanti da sola, ogni tanto per riavviarla ci vuole un piccolo errore. Attenzione, dopo una certa età, a quando scendi le scale. La rondine e il bacio, pensa insieme alle cose che normalmente stanno lontane. Attenzione alla luce, cerca ogni giorno di imbarcare molta luce. Si dovrebbe chiedere alle persone: quanta luce hai guadagnato oggi? La vita amorosa prima di tutto, ma aggiornala continuamente, l'amore della mattina magari non è lo stesso della sera. Offri qualche premura ai tuoi luoghi ogni tanto. Non togliere la morte dai tuoi pensieri, pensa piuttosto a mettere pensieri belli dentro il pensiero della morte. Vai dal dentista prima di fare un lungo viaggio. Tocca e fatti toccare da qualche sconosciuto. Cammina quando il corpo te lo chiede. Guarda tutti i giorni qualcosa che non hai mai guardato: anche dentro casa tua ci sono cose che non hai mai guardato. Vai al cimitero ogni volta che puoi, vai a leggere una poesia ai morti. A...

Quello che conta

Quello che conta non è avere successo, ma lasciare una traccia, lasciarla non in questo mondo, ma nell’universo. Mi spiego. La gente pensa che un leader politico lascerà una traccia molto più grande delle vecchie di Andretta, di una maestra elementare di Bitonto, di un pensionato di Ivrea. Non è così. La traccia durevole e profonda dipende dall’onestà con cui siamo al mondo. Chi si batte per suscitare clamore è un po’ un disonesto che vuole impressionare altri disonesti. L’universo non avrà memoria di lui. Una contadina che zappa, una goccia di sudore che scende nella terra forma un impasto minerale che ci ritroveremo nel pane. Una parola quieta, un dolore a bassa voce ti fa parlare coi gatti, ti dà l’amicizia delle rose. Bisogna partire dall’idea che il primo dei nostri averi è la terra e chi la guasta ci fa un torto esattamente come se ci desse un pugno. Noi dobbiamo pensare che il mondo non è solo il carro delle merci e del potere. Questo mondo e la rissa in corsa per lasciare ...

Lettera sugli altri

Non so quanto mi resta da vivere, ma spero di essere più attento. Le persone meritano attenzione, anche quando le lasciamo bisogna lasciarle con attenzione. In fondo anche l'indifferenza deve avere una sua delicatezza. Non ci possiamo occupare di tutti, ma l'indifferenza non va mai ostentata. E se è un dono amare, bisogna occuparsi anche del nostro non amare, bisogna che abbia una sua dolcezza anche questa cosa qui. Poi la vita ha le crudeltà sue, un incidente, una malattia, ma quella è un'altra storia. Io ho capito in questi giorni più che in altri momenti che volere attenzione diventa una voragine che poi ci impedisce di darla, precipitiamo nel desiderio di essere riconosciuti e questo desiderio diventa sempre più esigente. Gli altri esseri umani sono come il cielo, sono come la terra, come gli alberi, gli altri ci sono solo in questo angolo dell'universo. Altrove, se ci sono, si chiamano alieni. E allora piccole gratitudini, moti di affetto, slanci della mente e del...

Con gli anni

“Con gli anni ho imparato la clemenza, ma quando ci vuole bisogna essere duri, svelare le ipocrisie degli amici scadenti, degli amori poco amorevoli. Noi non siamo un tribunale, ma possiamo premiare e punire, possiamo dire addio e inginocchiarci nella devozione. Per quanto è possibile bisogna uscire dagli equivoci, tenere a cuore chi ci tiene a cuore, staccarsi per sempre dagli accidiosi, dagli allevatori di insofferenze: ogni volta che non li puniamo saranno loro a punirci, ma lo faranno di nascosto e con l'idea che tu sarai colpevole del loro torto. A una certa età bisogna capire che la vita è facile, almeno la vita senza malattie, e che gli ostacoli sono sempre più bassi di quanto sembrano. Io sono un paralitico che si è iscritto alla gara di salto in alto.” — Franco Arminio

Buonanotte del 5 marzo 2019

Uscite. Fermatevi in piazza. Sorridete senza pigrizia. Minate la solitudine di un vecchio. Nessun giorno sia senza ammirazione. Prendete un angolo del vostro paese e fatelo sacro. Andate a fargli visita prima di partire e quando tornate. Non seguite la fretta delle parole. Delirate con calma, uscite dal vostro corpo e più ancora dalla vostra anima. Siate felici per ogni attimo che la vita vi affida. — Franco Arminio

In tanti, non tutti

In tanti, non tutti, stiamo combattendo una dura battaglia. Avviene se organizzi un festival, se fai un libro, oppure semplicemente nel tuo lavoro. La battaglia è in corso anche negli amori che cerchiamo o tentiamo di mantenere. Tutto sta avvenendo a un bivio: da una parte qualcosa che possiamo definire l’umano e dall’altra qualcosa che possiamo chiamare autismo corale. L’autismo corale è nella sostanza un tumore di tutti. E questo è possibile per il fatto che siamo connessi e dunque le cellule infette si sono sono estese ovunque, hanno toccato le passioni intime e quelle civili. La velocità vertiginosa dei cambiamenti sta producendo una sorta di immobilità dello spirito. Dunque, prima e principale conseguenza: niente amore, niente rivoluzione. L’autismo corale potrebbe diventare la nostra antropologia definitiva, quella con cui ci congediamo per sempre dall’umano. Non finisce nulla: semplicemente la vita dei vivi viene sostituita dalla vita dei morti. Non è una cosa che deve accadere...

Poesia e guarigione

C’è un problema quando si hanno rapporti con i poeti. Il problema deriva dal fatto che il poeta è una creatura patologicamente bisognosa di amore. Una creatura in subbuglio con cui non si può mantenere un’amicizia generica e blanda. Col poeta non ci possono essere pratiche attendistiche e interlocutorie, bisogna gettargli in faccia il nostro amore o il nostro odio, bisogna tenerlo ben vivo nella nostra mente, bisogna pensarlo, parlargli delle sue parole, raccontargli le sue storie. Uno allora può dire: ma a che serve tutto questo? Io penso che alla fine non serva al poeta, perché il poeta non ha mai bisogno di quello che gli viene dato. Penso che tutto questo serva a chi dà, a chi si protende a lenire le varie disperazioni del poeta. L’atto di guarire chiude le ferite, ma solo al guaritore. Franco Arminio, Cedi la strada agli alberi

Il primo amore

Voglio la rivoluzione, nient’altro che la rivoluzione. La voglio da me stesso, prima ancora che dal mondo. La voglio perché la furberia dolciastra e la scalmanata indifferenza hanno preso in mano i territori della parola e anche quelli del silenzio. Chi scrive viene tollerato a patto che rimanga nel recinto. Le sue ambizioni possono essere anche altissime, ma solo se vengono esercitate in luoghi millimetrici, invisibili. I fanatici della moderazione avanzano ovunque. In politica come in letteratura. Io sono fuori da questo mondo e fuori da questa vita. Non è un merito e spero non diventi una colpa. È andata così e sono fatti miei. Dal luogo in cui parlo, con la morte che mi passa nel cuore molte volte al giorno, io sono costretto ad ambire alla rivoluzione, non ho altra scelta. E se guardo un albero, non gli chiedo soltanto di farmi ombra, e se incontro una persona non mi accontento delle solite cerimonie, voglio l’infinito e non mi basta neanche quello, dell’infinito voglio la radice...

Franco Arminio

Immagine
Ogni tanto mi chiedo come sarebbe la mia vita se ti potessi abbracciare. La tua bocca le tue mani sono la mia rivoluzione mancata. Veramente non capisco perché il tuo corpo con me è così retrivo e reazionario. Non capisco neppure le poesie che ho scritto e tutta la bellezza che ho tentato per convincerti che ti volevo. Da stamattina mi sento strettissimo nella mia prigione scrivo e respiro a vuoto perché la carne vuole la carne e io qui faccio il fantasma mentre nel buio di dicembre e dentro la mia pelle si ripete l’amoroso crimine della tua assenza.

Etichette

Mostra di più