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Visualizzazione dei post con l'etichetta Soumaila Diawara

Ho paura

E sono cinque anni che questa paura mi accompagna, da quando sono fuggito dal mio paese, dalla mia terra, in cerca di salvezza. Salvo sì, ma morto dentro. Gelato dal terrore. Vivo in una terra straniera, dove quando cammino, devo guardarmi le spalle. Mai al riparo da uno sputo, da uno schiaffo. O anche di peggio. Ho paura ed il mio cuore a volte, viene quasi a mancare. Per un’ombra in un vicolo, per una divisa, per un essere umano come me, ma che non parla con me. Non capisco né comprendo tutto questo disprezzo. Sono vittima del vittimismo a sua volta. Temo per me. E così, smetto di vivere. L’Italia è un paese bellissimo, lo posso vedere in ogni angolo della sua lunghezza, ma nessuno vede la bellezza quando a convivere costantemente con lui c’è la paura. Non nasce da ombre, non nasce da detti né da leggende, nasce da fatti. Le cicatrici sulla mia pelle ne sono testimoni. Mi hanno picchiato poiché sono nero. Mi hanno sputato addosso poiché sono nero. Un colore che mi distingue. E che mi...

Himba

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Negli Himba della Namibia la data di nascita di un bambino è fissata non dal momento del suo arrivo al mondo, né dal suo concepimento, ma dal momento in cui il bambino viene pensato dallo spirito di sua madre. Quando una donna decide di rimanere incinta, si siede sotto un albero e ascolta la natura fino a quando non sente la canzone del bambino che darà alla luce. Dopo averla sentita, torna dall’uomo che ha scelto per diventare il padre del bambino per insegnargliela. Quando fanno l’amore, per concepire fisicamente il bambino, cantano quella canzone per poterlo invitare a raggiungere il grembo della madre. Quando la madre rimane finalmente incinta, insegna il canto di questo bambino alle ostetriche e alle donne adulte del villaggio. Durante il parto, tutte le donne presenti cantano per accogliere il pargolo. Man mano che il bambino cresce tutto il villaggio impara la sua canzone. Cosicché appena il piccolo cade, o si fa male, ha sempre qualcuno nelle vicinanze per fargli sentire il cal...

Novembre del 1884

Nel novembre del 1884, 13 nazioni europee si riunirono spudoratamente a Berlino per dividere il continente africano come avrebbero fatto degli scolari affamati (in gita scolastica) con una pizza. La Gran Bretagna era rappresentata da Sir Edward Malet (ambasciatore presso l'impero tedesco). Gli Stati Uniti, la superpotenza emergente ma riluttante, aveva un delegato: l'esploratore Henry Morton Stanley. Nella totale indifferenza e senza un solo briciolo di coscienza o preoccupazione per la cultura o le famiglie del continente, la mappa fu ridisegnata e le terre rivendicate. Ciò che seguì fu la sistematica corsa verso la rovina dell'Africa. La resistenza è stata accolta con la forza brutale della polvere da sparo. Il massacro di Herero è stato il primo genocidio del 20° secolo: decine di migliaia di uomini, donne e bambini sono stati uccisi, uccisi dalla fame e torturati dalle truppe tedesche mentre sconfiggevano le tribù "ribelli" nell'attuale Namibia. Decine di ...

I belgi in Congo e le atrocità di Léopold II

Si devono istituire giornate della memoria per commemorare accadimenti tragici che altrimenti andrebbero rimossi via dal tempo, perché la memoria d'uomo dura il tempo della vita di una generazione. Poi si affievolisce fino a scomparire. Il filosofo Hume parlava dei ricordi come di impressioni sbiadite che col passare del tempo si dissolvono. Ma l'esercizio della storia serve per ricordare e mantenere le fonti di ciò che è accaduto, e mantenere vivo lo Spirito della Storia è a volte un dovere morale. Poco più di 150 anni fa era uso comune, giustificato eticamente e giuridicamente, esercitare il dominio dell'uomo sull'altro uomo. Forse non in molti si sono soffermati nella loro vita a riflettere più di cinque minuti su tutti i significati impliciti nel concetto di schiavitù e del colonialismo. Credo che questo capiti anche per salvaguardare la propria sanità mentale, e soprattutto cercare di conservare l'innocenza che il tempo, e la scarsa memoria storica, ha pot...

Siamo a livelli estremi!

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C’è gente che sta paragonando questa maschera di metallo, un modello che si usava ai tempi della schiavitù, alla mascherina che si usa oggi. Siete liberi di fare come volete, ma abbiate rispetto per persone schiavizzate oltre 400 anni, 400 milioni di persone deportate, più di 200 milioni di morti. Persone stuprate, impiccate, umiliate, mani tagliate, gambizzate ecc… Sapete perché questa maschera di metallo è stata utilizzata durante la schiavitù? Per 3 motivi principali: 1- Per evitare che gli schiavi mangiassero la frutta come mele, ananas, arance, anacardi, banane, durante il raccolto. Erano costretti a lavorare in maniera continua in tutte le piantagioni. 2- Impedire agli schiavi di cantare i loro canti spirituali africani. Non solo canti spirituali, ma anche canti di guerra, poiché avrebbero potuto motivarli a ribellarsi e combattere. 3- Affinché non insegnassero ai loro figli i dialetti (lingue) africani locali, costringendoli a imparare le lingue straniere. A volte i padroni degl...

Il continente africano diviso

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Per non dimenticare: nel novembre del 1884, 13 nazioni europee si riunirono spudoratamente a Berlino per dividere il continente africano come avrebbero fatto dei scolari affamati (in gita scolastica) con una pizza. La Gran Bretagna era rappresentata da Sir Edward Malet (ambasciatore presso l'impero tedesco). Gli Stati Uniti, la superpotenza emergente ma riluttante, aveva un delegato: l'esploratore Henry Morton Stanley. Nella totale indifferenza e senza un solo briciolo di coscienza o preoccupazione per la cultura o le famiglie del continente, la mappa fu ridisegnata e le terre rivendicate. Ciò che seguì fu la sistematica corsa verso la rovina dell'Africa. La resistenza è stata accolta con la forza brutale della polvere da sparo. Il massacro di Herero è stato il primo genocidio del 20° secolo: decine di migliaia di uomini, donne e bambini sono stati uccisi, uccisi dalla fame e torturati dalle truppe tedesche mentre sconfiggevano le tribù "ribelli" nell'attuale ...

Hutu

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Perché ci sono degli "Hutu" che non fecero più ritorno in patria nonostante l’accordo di pace che prevedeva permessi a milioni di loro di fare ritorno? Le cause sono lontane... Ebbene una delle tante è rappresentata dal genocidio Ruandese, in cui persero la vita oltre un milione di persone, principalmente della comunità di Tutsi. Le ostilità fra Tutsi e Hutu erano un effetto inevitabile del dominio coloniale. I Tutsi avevano uno status sociale più elevato e, con l’arrivo dei belgi sul territorio, fu affidato a loro il potere religioso. L’introduzione delle carte d’identità nel 1930 segnò rigidamente la separazione fra le due comunità, in base alle caratteristiche somatiche: l’antropologia razzista teorizzò che si trattasse di due razze diverse, decretando i Tutsi intrinsecamente superiori, in quanto più vicini agli Europei. Con la fine del potere coloniale le ostilità si inasprirono e per 30 anni si susseguirono guerre civili, finché, nell’indifferenza della comunit...

Storie dell’Africa

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Negli Himba della Namibia la data di nascita di un bambino è fissata non dal momento del suo arrivo al mondo, né dal suo concepimento, ma dal momento in cui il bambino viene pensato dallo spirito di sua madre. Quando una donna decide di rimanere incinta, si siede sotto un albero e ascolta la natura fino a quando non sente la canzone del bambino che darà alla luce. Dopo averla sentita, torna dall’uomo che ha scelto per diventare il padre del bambino per insegnargliela. Quando fanno l’amore, per concepire fisicamente il bambino, cantano quella canzone per poterlo invitare a raggiungere il grembo della madre. Quando la madre rimane finalmente incinta, insegna il canto di questo bambino alle ostetriche e alle donne adulte del villaggio. Durante il parto, tutte le donne presenti cantano per accogliere il pargolo. Man mano che il bambino cresce tutto il villaggio impara la sua canzone. Cosicché appena il piccolo cade, o si fa male, ha sempre qualcuno nelle vicinanze per fargli sentire il cal...

Ai sovranisti!

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L’Europa agli europei, l’Italia agli italiani? Se l'Africa fosse degli africani non ci sarebbe immigrazione! Non pensate che se non aveste messo prima e tutt'ora le mani sulle ricchezze in Africa non ci sarebbe mai stata nessuna immigrazione dal continente? L'Africa è il continente più ricco del pianeta. Perché lo lasciano? Guerre? Malattie? Ignoranza? Povertà? E come fa l'Africa a essere povera essendo il continente più ricco del pianeta? Esatto! La risposta la sanno tutti, ma conviene tacere e far finta di niente, vero? E sarebbe anche giusto, se l'Africa fosse degli africani.  Soumaila Diawara

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