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Vendetta

Scrivo per vendetta. Non per giustizia, non per santità, non per gloria: ma per vendetta. Tuttavia, dentro di me, sento questa vendetta come giusta, santa, gloriosa. Mia madre sapeva scrivere solo il suo nome e cognome. Mio padre, poco di più. Nel paese dove sono nato, i contadini analfabeti firmavano con una croce. Quando ricevevano una lettera dal Municipio, dall’esercito, dai carabinieri (nessun altro scriveva ai contadini), si spaventavano e andavano a farsi spiegare la lettera dal prete. Li ho visti passare molte volte, ero un ragazzo. Da allora ho sentito la scrittura come uno «strumento del potere», e ho sempre sognato di passare dall’altra parte, impossessarmi della scrittura, ma per usarla in favore di coloro che non la conoscevano: per realizzare le loro vendette. Ferdinando Camon

Ferdinando Camon

Il 14 novembre del 1935, nasce a Montagnana Ferdinando Camon Si dice che la morte rovini la vita: al contrario, la salva. La vita ha un errore, tranne quella dei santi: comincia con una nascita, e vive mell'illusione che la nascita si ripeta infinitamente. Poi viene la morte, tutto risulta sbagliato, ma non c'è più tempo per correggere niente. (Un altare per la madre)

Tenebre su tenebre

La punizione che noi diamo agli infedeli è nulla in confronto alla punizione che loro stessi s'infliggono, non adorando il nostro Dio. La cosa più importante , nella vita e nella storia, è che "Dio sia con noi". "Dio è con noi" è un dato non un merito: se è con te tutto è risolto, non devi temere più nulla. Per dare ai soldati una forza incrollabile, la fiducia nella vittoria finale, la Wehrmacht incideva quel motto sulla borchia (tonda o rettangolare) della loro cintura. Ogni mattina, alzandosi e vestendosi, il soldato della Wehrmacht, stringendo la cintura, vedeva il motto: "Gott mit Uns, Dio è con noi". Da quel momento, tutto quello che faceva era fatto sotto la garanzia di quel motto. Ferdinando Camon

Tenebre su tenebre

Chi vive, vive la propria vita. Chi legge, vive anche le vite altrui. Ma poiché una vita esiste in relazione con le altre vite, chi non legge non entra in questa relazione, e dunque non vive nemmeno la propria vita, la perde. La scrittura registra il lavoro del mondo. Chi legge libri e articoli, eredita questo lavoro, ne viene trasformato, alla fine di ogni libro o di ogni giornale è diverso da com’era all’inizio. Se qualcuno non legge libri né giornali, ignora quel lavoro, è come se il mondo lavorasse per tutti ma non per lui, l’umanità corre ma lui è fermo. La lettura permette di conoscere le civiltà altrui. Ma poiché la propria civiltà si conosce solo in relazione con le altre civiltà, chi non legge non conosce nemmeno la civiltà in cui è nato: egli è estraneo al suo tempo e alla sua gente. Ferdinando Camon

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