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La luna

Sul carro era stato caricato tutto quello che ci poteva stare, anche la macchina da cucire e la bicicletta, anche la damigiana piccola piena di vino. Quindi la porta di casa era stata chiusa. L’aveva chiusa la madre con molta cura, e prima di legare la chiave alla cintura del suo vestito essa si era più volte assicurata che fosse chiusa bene. E poi erano rimasti vicino al carro, di fronte alla porta chiusa. Erano rimasti là fermi un poco, senza far niente perché non c’era più niente da fare, ma pareva loro di dover aspettare chi sa che cosa. E infine il vecchio aveva detto: «Avanti!» con voce solenne, come se fosse risorto in lui l’antico spirito dei capi che guidavano le tribù nelle trasmigrazioni dei popoli. E il figlio Nino aveva incitato i buoi più volte, portando il carro dietro la casa e poi sulla carrareccia che conduceva alla strada grande. E allora la madre aveva camminato in fretta per raggiungere il suo uomo che stava in testa, e insieme e vicini andarono avanti verso la str...

Il male oscuro

E così neanche una settimana dopo mi arrivarono le fotografie all’indirizzo dell’albergo che avevo dato fuggendomene piuttosto sbrigativamente dalla casa della vedova, e mi portai la grossa busta nell’appartamentino ammobiliato che frattanto avevo preso in affitto nel quartiere Parioli scelto non per darmi arie ma per la circostanza che la vedova abitava a Monteverde Nuovo e i Parioli sono uno dei quartieri che maggiormente distano da Monteverde Nuovo, e con questo non voglio negare che ci fosse in me magari nascosto anche un fondamentale desiderio di cambiare vita, ossia renderla meno triste con la visione di ragazze carine e benvestite che ai Parioli capita d’avere davanti agli occhi con maggior frequenza che non altrove […]. Giuseppe Berto

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