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Visualizzazione dei post con l'etichetta Roberto Dragone

Chi essere o chi non essere

Non siamo un corpo ma bensì abbiamo un corpo. Il nostro io non esiste fisicamente; anzi molto spesso la nostra personalità si scontra con il corpo che abbiamo. Da qualche parte nella nostra testa c’è quell’energia che contiene il nostro sapere, cioè tutto ciò che abbiamo visto, sentito, provato, amato e assaporato, quella stessa energia che siamo noi. La somma di ogni paura siamo noi, un elenco interminabile di conseguenze scatenate da azioni che abbiamo vissuto. Se ciò che sappiamo, cioè ciò che siamo nella nostra testa, si scontra con il mondo vuol dire che noi ci scontriamo con quello che siamo per il mondo, perché il nostro corpo è parte del mondo e noi ne abbiamo solo il controllo delle azioni, cioè nulla. Il nostro io è un crepaccio profondo rispetto alla limitata consistenza del nostro corpo. C’è uno scontro perché tra ciò che pensiamo, e cioè tra ciò che siamo, e ciò che gli altri vedono di noi, cioè le poche azioni che riusciamo a fare per trasmettere la nostra personalità, c...

Italy in a day

Immagine
È sempre piacevole provare emozioni guardando un film. Questo perché in cuor mio ho sempre la paura che crescendo e vedendo sempre più film io mi possa distaccare da quello che ritengo essere il cuore del cinema: i brividi sulla pelle, la scossa nello stomaco, il calore sul viso, gli occhi lucidi, il sorriso paralizzato e incredulo. Dopo aver finito di vedere Italy in a day mi sentivo completamente svuotato. Da tempo non mi accadeva di lasciarmi andare durante la visione di un film e di provare una serie di emozioni che per carattere tendo a negarmi. Ma non solo: questo film ha annullato ogni mio senso critico cinematografico. Per poco più di un’ora sono stato semplicemente qualcuno che osservava, senza troppe pretese, delle immagini. Non mi ponevo domande sulla tecnica documentaristica, oppure sulla struttura del film. Osservavo e mi sentivo coinvolto e ne ero felice. Italy in a day è il cinema messo a disposizione degli spettatori e utilizzato come mezzo del racconto più limpi...

Le scimmie

La guerra non è mai giustificata, quelle moderne, però, hanno un non so che di stupido che ai miei occhi le rende peggiori di quelle che le hanno preceduto. I motivi per le guerre attualmente in atto sono per lo più religiosi, poi ce ne sono altre che mietono decine di migliaia di vittime solo per un colore di pelle (quelle che probabilmente non finiranno mai), e altre ancora che grandi politici hanno iniziato solo per avidità. In nessuna di queste vittime ci sono eroi, ma come disse Chaplin, ci sono solo degli uomini, e non macchine, che si lasciano schiavizzare da questi bruti. Io mi chiedo se il fine giustifica i mezzi, o a voler essere ancora più banale, se il gioco vale la candela. Anzi non me lo chiedo, la risposta è no. Un secco no. La guerra in Afghanistan è per controllare il petrolio sul territorio, non prendiamoci in giro, allora a grandi linee potrei dire che quei bambini ora sono orfani per far sì che io possa guidare la mia macchina per andare al cinema, o che quella donn...

Pensieri sciocchi

- Ehi, ehi, questo è il mio spazio! – disse Tristezza quando Voglia di Sorriso le schiacciò il piede che, a quelle parole, con il piccolo Sport, girò il capo. – Te lo sei comprato? – le chiese Voglia di Sorriso, e Sport sghignazzò. Quest’ultimo era proprio un tipo strano. In pratica, era un nano, ma aveva due spalle larghe così. Se ciò non bastasse per farlo sembrare uno scherzo della mente umana, egli aveva anche una brutta faccia da schiaffi, che quando rideva lo faceva nel modo in cui ridono anche i conigli. A guardarlo, a Sfogarsi gli venne da vomitare e si sentì male, tanto che per l’ennesima volta Sincerità gli chiese di lasciarsi andare e liberarsi dei propri pesi. A parlare di pesi, il nano Sport mostrò i suoi muscoli, dicendo che non bisogna liberarsi dei pesi. Antipatia, come sempre, lo mandò a cacare, e il nano disse: – Ah, non avevo capito di che pesi si parlasse, pardon. - Pardon?? – sbraitò Educazione, – Capisco che sia un modo di dire, ma bisogna che ammettiate che è un ...

Lui e lei

Lui e Lei erano una coppia destinata a stare insieme. Quando erano sconosciuti e incrociarono gli sguardi per caso, Lui e Lei si riconobbero e insieme sorrisero come se qualcuno avesse fatto loro una sorpresa. Dopo parlarono dei loro errori; cose banali, come zuccherare la pasta al posto di salarla, oppure cose più complicate, come salare il tiramisu al posto di zuccherarlo. Lei si innamorò delle sue mani ancora prima di alzare lo sguardo e trovargli gli occhi, Lui si innamorò dei suoi capelli senza sapere cosa ci fosse sotto, intorno, o dietro l’angolo. Lui e Lei erano nati lo stesso giorno ma in anni diversi, in orari diversi, nello stesso ospedale. Lei gli chiese se in culla avesse trovato il suo biglietto, quello che Lei gli aveva scritto come messaggio di benvenuto nel mondo, ma Lui non capì, così Lei sperò che Lui avesse il senso dell’umorismo, poi Lui capì e Lei si impose di smetterla di essere la prima nemica di se stessa. Lui le chiese se amasse il cinema, e a Lei piaceva ma n...

Spalle

La fregatura siede nelle cose che non capisci, ma con cui convivi. A volte guardi gli altri recitare la loro recita quotidiana e ti rannicchi di più in te stesso, e ti chiedi perché hanno avuto tutti il dono del saper vivere e invece a te è toccata l’incapacità di iniziare. Perché la realtà vuota ti pesa così tanto? Di cosa sono fatti quei pesi invisibili che trasporti? Perché non li getti nel fiume e li guardi affondare? Se ti guardi intorno e ti senti sfortunato, pensa che la sfortuna, come ogni parola che indica una situazione che parole non dovrebbe avere, è sopravvalutata e inesistente; ciò che tu chiami sfortuna è in realtà l’incapacità di nascondersi: certo, nascondersi, tu che diventi una tartaruga appena qualcuno ti parla, tu che arrossisci anche se a farti un’affermazione inopportuna sia il tuo stesso pensiero. Sei incapace di nasconderti a quei pensieri che ti picchiettano la spalla per farsi pensare. La tristezza è una donna dall’ego infinito, è come ogni donna talvolta è u...

Consumapensieri

L’essere umano è una strana creatura, egli infatti dimentica tutto. La sua memoria sembra fatta di cera, e i pensieri sono come fiamme che vagano nell’aria, nelle parole, nella musica, nelle immagini, che quando toccano una persona la illuminano di senso, di forza, creatività, talvolta intelligenza, o felicità, o ancora lo illuminano di tristezza, ma non importa; la luce infatti si affievolisce con il passare del tempo, e quello che ai nostri occhi sembrava un bellissimo lampo di felicità che ci ha aveva sorridere senza motivo, in realtà è sintomo che abbiamo una memoria a breve termine, e una candela davvero tanto corta. Quando invece restiamo illuminati di una pensiero per anni, o addirittura per due vite, non vuol dire che quel pensiero era una fiamma enorme, ma piuttosto che la nostra candela di memoria è lunga e coerente. Che è un pregio, mica un difetto. Fatto è che l’uomo dimentica tutto e, anche se lentamente, lascia che ogni pensiero che ha si consumi. Idee e ideali, amore e ...

Tutto troppo grande

In questo mondo è tutto troppo grande per un solo uomo, e io questo sono, nient’altro che un solo uomo. Ogni cosa non fa altro che ricordarmi della sua grandezza, e in continuazione sento la minaccia di quella forza che se il mondo usasse contro di me io rimarrei schiacciato in un attimo, e di me dopo non rimarrebbe nient’altro che carne cruda e un ricordo sfocato di una voce nasale. La mia Madre è la Natura, slanciata, imponente, tanto grande che a pensarci mi gira la testa e mi viene da vomitare; Lei anche non fa altro che ricordarmi della mia piccina vanità, mostrandomi continuamente quella che sembra essere una sconfinata bellezza, che non ha altri difetti se non il fatto che non mi appartiene. Ma quando il vento soffia e le foglie più deboli cadono, con un brivido freddo in me entra quel pensiero che ogni idea è più grande di me; io non sono che una di quelle foglie, che cade al primo soffiar di nuvola, e ogni cosa, anche la Madre, mi dice che a trattenermi al mio albero non c’è c...

L’ aeroplano

Quando entri in un nuovo pensiero hai paura, Rob. Ti dici, ecco un altro pensiero che mi consumerà, che non potrò dire a nessuno. E questa cosa lo farà pesare di più, presto avrò un altro macigno da portare con me. Maledetta sensibilità, pensi, beata l’ignoranza. Non voglio capire, voglio solo essere lasciato in pace. Ogni volta è come cadere in un pozzo, e pensiero dopo pensiero il pozzo è diventato più profondo. E una volta di queste non sarò in grado di uscirne arrampicandomi verso l’uscita. Una volta di queste sarò stanco per la caduta e morirò in quel pensiero lì, nel fondo di quel pozzo. E ti dicono, non pensarci. Ti dicono di goderti le cose belle, come se in quel pozzo di merda mi ci buttassi io. C’erano tempi in cui mi chiedeva cosa avessi, lei, e io le dicevo che erano pensieri miei, cattivi, e che non glieli volevo dire per non farla stare male. E lei non mi diceva di godermi la vita, di non pensarci. Sapeva che non c’entravo un cazzo, che nel pozzo ci cadevo e basta. Allora...

La vita come il cactus

La pratica dice che per scrivere bene bisogna vivere, ma la teoria dice che appena vissuta una situazione è consigliabile lasciarla raffreddare prima di scriverci su. Un po’ come i pensieri scomodi, quando avremo un tormento tenderemo sempre a pensare ad altro, ed è così che funziona la scrittura: se io volessi parlare di una cosa, parlo d’altro. Di cazzate, se ci riesco. In fondo è una vittoria più grande rendere delle cazzate belle solo grazie al tuo stile, piuttosto che trasmettere qualcosa con un argomento che di per sé è emozionante. Tuttavia, questo metodo, per quanto sia consigliabile per quanto riguarda la scrittura, nuoce la salute se applicato ai propri pensieri. Ti ritrovi, infatti, migliaia di pensieri che non vorrai pensare perché immagini che possano farti del male. Quei migliaia però non sono nient’altro che un centinaio, e quel centinaio sono due pensieri che probabilmente sopravvaluti. E quindi alla tecnica che tutti consigliano, io aggiungo che è più sensato fare dell...

Quella volta che capii

Se io sono onesto, e ti dico che per me ti puzzano i piedi, è una cosa che a te non va giù quindi per te la mia onestà diventa antipatia. Per te sono antipatico? Ma fottiti. Se non ci fossero gli altri non avremmo difetti, perché non ci sarebbero termini di paragone per misurarli. Non saresti tirchio ma prudente. Non saresti scontroso ma difensivo. Non saresti brutale ma deciso. Ogni difetto ha una controparte buona, perché i difetti non esistono. Roberto Dragone

Quando non capivo niente

Quando ero piccolo e non capivo niente, me lo ricordo. Quando mio nonno morì picchiai le gambe di mio zio, dandogli la colpa, perché quando il nonno era vivo gli urlava sempre che doveva fare qualcosa per la sua vita. Pensai che il nonno fosse morto di stanchezza, perché mio zio non faceva nulla per la vita. Mi picchiarono, dicendo di smettere di piangere. E non capivo niente. Quando mia zia si comprò uno stereo enorme e ascoltava a tutto volume canzoni orrende degli anni suoi, i settanta, e si metteva a ballare come se non fossero mai passati. A me piacevano le voci dei cantanti, e decisi che da grande avrei voluto cantare. Un giorno poi ruppi lo stereo di mia zia per liberare e conoscere il suo cantante preferito, pensando che fosse nascosto lì dentro. Un bambino-per-sempre che aveva deciso di fare il cantante come avevo deciso io, e ora era rinchiuso in quello stereo gigante. Be’, mia zia mi picchiò perché lo stereo nuovo non funzionava più. E non capivo niente. Non mi spiegarono ch...

La fragilità dell’amore

La fragilità della mente umana mi spaventa. I pensieri che vengono costruiti in anni ma distrutti in pochi attimi, a volte senza neanche il beneficio del dubbio o una possibilità di replica, sono a volte un’ingiustizia con cui è difficile convivere – sapere che l’ingiusto è dietro l’angolo spaventa; entrare nella consapevolezza che non ci siano moderatori superiori che fanno sì che la nostra sia una vita tranquilla. Secondo me, la fine di qualcosa è quasi sempre un capriccio dettato dalla testardaggine umana. Si ha tutta la fiducia di una persona, e a un certo punto non basta più. Quando capita, a te tutto sembra superfluo, perché tu diventi superfluo. L’uomo che sogna l’amore per non essere solo, ma in realtà non sembra saper fare altro tanto bene. Qui c’è la conferma dell’incoerenza umana – caratteristica tanto snobbata ma che invece io penso sia più umana e naturale di quanto pensiamo; sì, perché la prima cosa a cui pensiamo per migliorare la nostra vita è fare nuove conoscenze, cer...

Il pazzo del sistema

Salgo sul bus con l’ombrello che versa acqua per terra. Anche io sono zuppo. Provo ad agitare il trench per far gocciolare un po’ d’acqua e non bagnarmi i vestiti, ma è tardi: è invernale, fatto di lana o chissà che tipo di stoffa, e ha assorbito tutta l’acqua. Sono una spugna gigante. Una signora seduta ai primi posti sorride mentre mi fissa. Ha una cappotto marrone, enorme e pieno di pellicce qui e lì. Mi chiede “Fuori piove?”. Signora, che cazzo, non lo vede? Siamo in un bus, non in un bunker senza finestre. “Eggià”. No, ti prego, non voglio parlare del tempo. Piove, marzo è pazzo, non vedo l’ora che arrivi l’estate eccetera. Il primo che si lamenterà per il caldo lo picchierò a sangue con una lastra di ghiaccio, ricordandogli quando si lamentava del freddo. Fa freddo, l’argomento è chiuso, finito. Esaurito. La signora sorride, “Ti sei bagnato”. Nooo, è che sono influenzato e ho fatto uno starnuto prima di salire sul bus. La signora è snob. Ha dalla sua parte il diavolo, tant’è che ...

Nel mondo dei fogli di carta

La fabbrica produce migliaia di fogli di carta ogni giorno. Fogli di carta di tutte le misure, ma tutti bianchi, pronti per essere usati per qualsiasi cosa il consumatore avrà in mente. Sulla pelle di alcuni fogli verranno scritte poesie, su altri qualcuno disegnerà dei scarabocchi mentre parla al telefono. Ci saranno alcuni fogli di carta che non faranno funzionare penne su loro, per rimanere se stessi, e altri che invece si faranno posizionare in fondo alle confezioni, in modo da essere usati per ultimi. Altri diverranno proiettili in guerre di palline di carta. Altri opuscoli, inutili opuscoli che un panino gigante distribuirà agli angoli delle strade. Non sappiamo quale sia il destino di ognuno di quei fogli bianchi, ma sappiamo che nascono tutti uguali, e che solo crescendo prenderanno strade diverse. Alcune strade saranno belle, e i fogli avranno stampate in petto foto magnifiche; altre strade saranno brutte, e chi ci scriverà sopra sbaglierà e appallottolerà il foglio di carta, ...

Io, re e dio del mondo mio

I sogni che vediamo la notte sono solo nostri, e la vita che viviamo è di tutti, perché siamo solo un insieme di leggi, di divieti, di transenne. Tu sei la mia transenna alla felicità, io l’invito alla tua. Nella vita reale io mi sentivo spesso la comparsa di un film in cui avrei dovuto essere il protagonista e interprete di tutti i personaggi. Nei sogni invece sono io il re del mondo, e decido tutto io. I sogni sono la patria degli anarchici re dell’Io, baronetto delle terre d’ego personale. Ognuno di noi è un anarchico dittatore della parola Io. Io ho dei sogni, io voglio questo, io voglio. Non pensiamo al Noi, e non ne sapremmo l’esistenza se a scuola non avessero perso tempo a insegnarcelo. Neanche il Tu esiste. Tu non esisti. Sento puzza di merda che mi entra nelle narici, ma mi sento comodo. Il paradiso. Dio. Il paradiso. Non esiste nulla. E’ una favola, e io preferisco Cappuccetto Rosso. L’Io è l’idea di partenza del fascismo. Il fascismo è una chiara richiesta d’egocentris...

Carta di maturità

C’è la carta d’identità a quindici anni, la patente a diciotto, e a me è venuta un’idea per una terza cartuccella, e cioè la carta di maturità. Questa carta si potrà ricevere solo superati alcuni esami che hanno tra le materie argomenti di vita, come per esempio l’educazione, il buon senso, domande sull’attualità, e bisogna dimostrare che si conoscono certi film, e certi libri. Senza la carta di maturità non puoi prendere la patente, né ti puoi sposare, e non ti assumono al lavoro, perché saresti un emerito coglione ignorante. Sì be’, capisco che sarebbe un cambio radicale rispetto alla situazione italiana attuale, ma più ci penso, e più sono convinto che a rovinarci è la memoria, è l’avidità, è l’ignoranza. Tutto risolto in una generazione, con la carta di maturità. Roberto Dragone

Due bambini

Due bambini se voglio abbracciarsi si abbracciano. Un bambino guarda l’altro, ne studia le guance paffute e gli tocca i riccioli biondi. Sono ipnotizzanti. Si chiede cosa sia quell’essere. A casa sua ci sono due grandi che lo guardano dall’alto e provvedono a lui. A casa sua c’è anche un cane, un cosino peloso che abbaia in continuazione. Ma quell’esserino cos’è? Il bambino se vuole da un bacio all’altro bambino perché gli vuole bene. Non lo conosce, non sa neanche cosa sia, ma gli vuole bene perché non ha motivi per odiarlo. Se lo odiasse, d’altronde non avrebbe problemi a urlagli contro, a tirargli i riccioli, a dargli uno schiaffo sulle guance. Ma non lo fa, non ne ha motivo. E se capitasse? Be’, dopo compagni come prima. Si danno la mano, e insieme dondolano sull’altalena, oppure costruiscono un castello di sabbia. Dopo un litigio fanno sempre qualcosa insieme, perché non bloccano i loro istinti, perché non portano rancore, perché non li trasformano in qualcosa che l’altro sicurame...

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