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Il mare dove non si tocca

Quando ero piccolo, passavo le sere con lui e gli altri zii e col nonno Arolando, che era ancora vivo e ritagliava insieme a noi tante lettere da un rotolone di carta giallo, lettere grandi che poi appiccicavamo una dietro l’altra su un panno rosso e diventavano parole, e servivano come striscioni nei cortei del partito comunista. È così che ho imparato a scrivere, mi facevano vedere com’era fatta la A e io ne ritagliavo un sacco, poi la B, la C e avanti così, infatti quando è cominciata la scuola e la maestra ci ha spiegato l’alfabeto io lo sapevo già benissimo. Anche se all’inizio ero confuso, perché secondo me mancavano due lettere. Lei ha detto di no, c’erano tutte dalla A alla Z, e allora ho capito che, anche se gli zii me ne facevano ritagliare tante, la falce e il martello non erano nell’alfabeto. E da lì in poi non ho più avuto problemi con l’italiano. Con la matematica però sì, e tantissimi. Non è solo che non la capisco, è che la matematica mi mette proprio tristezza, mi...

Cadrò sognando di volare

Ho preso in mano, lì sulla riva del mare che mi guardava, l’orologio che adesso Don Basagni aveva regalato a me. E di colpo ho saputo, così chiaro, che non l’avrei rivisto mai più. Ma avevo il suo orologio. Che non funzionava, non scandiva la vita con ingranaggi e meccanismi. Non ti diceva che ora è, quanto tempo è passato, quanto ne manca. Non provava più a misurare i secondi infiniti di quando avvicini la bocca per dare un bacio che bruci dalla voglia di dare, o quelli che ti separano dallo schianto a terra quando sei nel nulla e cadi. Cadi, e non sai quanto male ti farai. Però se sopravvivi, se domani il sole ti troverà di nuovo in piedi a disegnare un po’ di ombra su questo mondo matto, sai che sarai pronto a cadere ancora, ancora e ancora. Per un tempo che è di secondi e insieme anni, è una vita e tante vite tutte insieme, che per caso si incontrano, si intrecciano, si mescolano in una sola. Non sai quanto durerà né dove ti porterà. Sai solo che sarà così, che per mille vol...

Buonanotte del 18 giugno 2019

La solitudine è così, non devi mica essere solo per sentirla, ti prende anche in mezzo alla folla, perché quando ti senti solo davvero non è che ti mancano tante persone, te ne manca una, ma tanto. — Il mare dove non si tocca, Fabio Genovesi

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