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Interno

Dal portiere non c’era nessuno. C’era la luce sui poveri letti disfatti. E sopra un tavolaccio dormiva un ragazzaccio bellissimo. Uscì dalle sue braccia annuvolate, esitando, un gattino.  Sandro Penna 

FramMenti

 “Sul molo il vento soffia forte. Gli occhi Hanno un calmo spettacolo di luce. Va una vela piegata, e nel silenzio La guida un uomo quasi orizzontale. Silenzioso vola dalla testa Di un ragazzo un berretto, e tocca il mare Come un pallone il cielo. Fiamma resta Entro il freddo spettacolo di luce La sua testa arruffata.” — Sandro Penna, da Tutte le poesie

FramMenti

“Sul molo il vento soffia forte. Gli occhi Hanno un calmo spettacolo di luce. Va una vela piegata, e nel silenzio La guida un uomo quasi orizzontale. Silenzioso vola dalla testa Di un ragazzo un berretto, e tocca il mare Come un pallone il cielo. Fiamma resta Entro il freddo spettacolo di luce La sua testa arruffata.”  — Sandro Penna, da Tutte le poesie

Sandro Penna

Il 12 giugno del 1906, nasce a Perugia, Sandro Penna A te che chiaro hai il volto il mio nascondo. All'ombra di un grande albero che appena mi copre, appena copre il mio tumulto. Felicità o dolore, o forse solo l'ombra di un cane o di un fanciullo ancora che restare non vogliono animali. (Stranezze, Premio Bagutta 1977)

Sandro Penna

Il 12 giugno del 1906, nasce a Perugia, Sandro Penna La veneta piazzetta antica e mesta, accoglie odor di mare. E voli di colombi. Ma resta nella memoria - e incanta di sé la luce - il volo del giovane ciclista vòlto all'amico: un soffio melodico: "Vai solo?" (La veneta piazzetta)

Buongiorno del 17 luglio 2014

Felice chi è diverso essendo egli diverso. Ma guai a chi è diverso essendo egli comune. Sandro Penna, Felice chi è diverso

Un po’ di febbre

Capisco l’angoscia della notte. Il giorno: amore della folla. La sera ho quasi paura d’esser solo. E sento che è sempre amore. Ma cambia la persona. (Faccio una poesia quasi religiosa, ma sempre partendo dalla contemplazione di un’«umana figura».) Ma ieri sera nel dormiveglia una cosa importante: rientro nella sensazione di quando arrivai a Roma da Milano, l’estate di un anno e mezzo fa. Sento con lucidità l’amore della città come persona, la città per la sua luce estiva, i suoi ragazzi che sento come compatti, cellule di un solo organismo, ed io estraneo, innamorato che si meraviglia che la persona amata sta rivivendo all’infuori di lui! Ma bello amare. Non soltanto la persona. Eppure è una persona: una città, con la sua luce, i suoi ragazzi. Dunque: altra forma di amore. Religioso? Umano. Ma forte. E ricordare il sogno più di questi cattivi appunti. Non sogno: lucido quello che avevo sentito confuso, niente di più. Sandro Penna

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