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FramMenti

Si crede che, quando una cosa finisce, un’altra ricomincia immediatamente. No. Tra le due cose, c’è lo scompiglio.  — Marguerite Duras 

L’amante

La storia della mia vita non esiste. Proprio non esiste. Non c’è mai un centro, non c’è un percorso, una linea. Ci sono vaste zone dove sembra che ci fosse qualcuno, ma non è vero, non c’era nessuno. La storia di una piccola parte della mia giovinezza l’ho già più o meno scritta, insomma l’ho lasciata intravedere, intendo la parte di cui parlo, quella dell’attraversamento del fiume. Ora faccio qualcosa di diverso e di uguale. Prima ho parlato dei periodi limpidi, chiari. Ora parlo dei periodi nascosti di questa stessa giovinezza, di fatti, sentimenti, eventi che avevo dissimulato. Ho cominciato a scrivere in un ambiente in cui dovevo farlo con pudore. Scrivere, allora, era ancora un impegno morale. Adesso scrivere sembra che spesso non sia più niente. Talvolta me ne rendo conto: scrivere, o è mescolare tutto in un viaggio che ha per destinazione la vanità e il vento, o non è niente; o si mescola tutti in un’unità per sua natura indefinibile, o si fa soltanto della pubblicità. Ma molto...

Buonanotte del 16 aprile 2018

Che cosa vuol dire, davvero, essere fedeli a se stessi? Troppa fedeltà non significa forse chiudersi rigidamente al mondo, al nuovo, alla possibilità di evoluzione e cambiamento? Come diceva Hanif Kureishi, in un libro che non riesco a dimenticare, “Se non si lasciasse niente o nessuno, non ci sarebbe spazio per il nuovo. Forse ogni giorno dovrebbe prevedere almeno un’infedeltà essenziale o un tradimento necessario”. Forse. Marguerite Duras, “L’amante”

Occhi blu capelli neri

E’ sdraiato accanto a lei. Lei sta sotto la seta nera con gli occhi chiusi, accarezza gli occhi, la cavità degli occhi, la bocca, la linea del volto, la fronte. Cerca alla cieca un altro volto, attraverso la pelle, le ossa. Parla. Dice che quell’amore è terribile a viversi quanto l’immensità indiana. E grida. Toglie le mani dal volto dell’uomo della camera come se scottasse, si allontana da lui, va a gettarsi contro il muro del mare. E grida. Singhiozza. Scopre in quell’istante di essere davanti alla perdita di ogni ragione di vita. La cosa accade all’improvviso, con la subitaneità della morte. Lei chiama qualcuno con voce molto bassa, soffocata, lo chiama come fosse lì, come farebbe con un morto, al di là dei mari, dei continenti, col nome di tutti lei chiama un uomo solo con quella sonorità centrale della vocale-singulto d’Oriente, quella scaturita da sotto i tetti dell’Hotel des Roches alla fine di quella giornata d’estate. Piange lontano da lui, lontano dall’uomo che è lì, i...

Parole

Ho dimenticato le parole per dirtelo. Le sapevo e le ho dimenticate, e ora ti parlo nell’oblio di quelle parole. Contrariamente a tutte le apparenze non sono una donna che si abbandona corpo e anima all’amore di un solo essere, fosse pure colui che le è più caro al mondo. Sono una persona infedele. Vorrei tanto ricordare le parole che avevo messo da parte per dirti questo. Ma ecco che qualcuna mi torna in mente. Volevo dirti quello che penso, e cioè che bisogna sempre conservare per se stessi, ecco che ritrovo le parole, un posto, una sorta di luogo personale, sì, per esservi soli e per amare. Per amare non si sa cosa, né chi, né come, né per quanto tempo. Per amare, ecco che all’improvviso tutte le parole mi ritornano in mente, per conservare dentro di sé lo spazio di un’attesa, non si sa mai, l’attesa di un amore, di un amore forse ancora senza oggetto, ma di questo e solo di questo, dell’amore. Volevo dirti che eri questa attesa. Sei diventato, tu solo, l’aspetto esteriore della mi...

Buonanotte del 6 febbraio 2012

La storia della mia vita non esiste. Proprio non esiste. Non c’è mai un centro, un percorso, una linea. Ci sono vaste zone dove sembra che ci fosse qualcuno, ma non è vero. Non c’era nessuno. Marguerite Duras

L’amante

Potrei illudermi, credere di esser bella, di appartenere alla categoria delle donne belle e ammirate, perché davvero tutti mi guardano. Ma io so che non si tratta di bellezza, ma di qualcos’altro, si qualcosa di diverso, che appartiene forse allo spirito. Sono come voglio apparire, anche bella se gli altri lo vogliono, o carina, carina diciamo per i familiari, per loro e basta, insomma posso diventare come gli altri vogliono che sia. E crederci. Anche credere che sono affascinante. Dal momento che lo credo, so anche farlo diventare vero agli occhi di chi mi vede e desidera che io sia di suo gusto. Marguerite Duras

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