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FramMenti

Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte che ho dato. Wislawa Szymborska

Wisława Szymborska

Un appunto La vita - è il solo modo per coprirsi di foglie, prendere fiato sulla sabbia, sollevarsi sulle ali; essere un cane, o carezzarlo sul suo pelo caldo; distinguere il dolore da tutto ciò che dolore non è; stare dentro gli eventi, dileguarsi nelle vedute, cercare il più piccolo errore. Un'occasione eccezionale per ricordare per un attimo di che si è parlato a luce spenta; e almeno per una volta inciampare in una pietra, bagnarsi in qualche pioggia, perdere le chiavi tra l'erba; e seguire con gli occhi una scintilla nel vento; e persistere nel non sapere qualcosa d'importante.

FramMenti

"La vita – è il solo modo per coprirsi di foglie, prendere fiato sulla sabbia, sollevarsi sulle ali; essere un cane, o carezzarlo sul suo pelo caldo; distinguere il dolore da tutto ciò che dolore non è; stare dentro gli eventi, dileguarsi nelle vedute, cercare il più piccolo errore. Un’occasione eccezionale per ricordare per un attimo di che si è parlato a luce spenta; e almeno per una volta inciampare in una pietra, bagnarsi in qualche pioggia, perdere le chiavi tra l’erba; e seguire con gli occhi una scintilla nel vento; e persistere nel non sapere qualcosa d’importante."   (Wisława Szymborska)

Sotto una piccola stella

Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità. Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio. Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia. Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria. Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante. Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo. Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa. Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito. Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto. Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino. Perdonami, speranza braccata, se a volte rido. Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d'acqua. E tu, falcone, da anni lo stesso, nella stessa gabbia, immobile con lo sguardo fisso sempre nello stesso punto, assolvimi, anche se tu fossi un uccello impagliato. Chiedo scusa all'albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo. Chiedo scusa alle...

Accanto a un bicchier di vino

Con uno sguardo mi ha resa più bella, e io questa bellezza l'ho fatta mia Felice, ho inghiottito una stella. Ho lasciato che mi immaginasse a somiglianza del mio riflesso nei suoi occhi. Io ballo, io ballo nel battito di ali improvvise. Il tavolo è tavolo, il vino è vino nel bicchiere che è un bicchiere e sta lì dritto sul tavolo. Io invece sono immaginaria, incredibilmente immaginaria, immaginaria fino al midollo. Gli parlo di tutto ciò che vuole: delle formiche morenti d'amore sotto la costellazione del soffione. Gli giuro che una rosa bianca, se viene spruzzata di vino, canta. Mi metto a ridere, inclino il capo con prudenza, come per controllare un'invenzione. E ballo, ballo nella pelle stupita, nell'abbraccio che mi crea. Eva dalla costola, Venere dall'onda, Minerva dalla testa di Giove erano più reali. Quando lui non mi guarda, cerco la mia immagine sul muro. E vedo solo un chiodo, senza il quadro. Wisława Szymborska

Un amore felice

Un amore felice. È normale? è serio? è utile? Che se ne fa il mondo di due esseri che non vedono il mondo? Innalzati l’uno verso l’altro senza alcun merito, i primi venuti fra un milione, ma convinti che doveva andare così – in premio di che? di nulla; la luce giunge da nessun luogo – perché proprio su questi, e non su altri? Ciò offende la giustizia? Sì. Ciò infrange i principi accumulati con cura? Butta giù la morale dal piedistallo? Sì, infrange e butta giù. Guardate i due felici: se almeno dissimulassero un po’, si fingessero depressi, confortando così gli amici! Sentite come ridono – è un insulto. In che lingua parlano – comprensibile all’apparenza. E tutte quelle loro cerimonie, smancerie, quei bizzarri doveri reciproci che s’inventano - sembra un complotto alle spalle dell’umanità! È difficile immaginare dove si finirebbe se il loro esempio fosse imitabile: Su cosa potrebbero contare religioni, poesie, di che ci si ricorderebbe, a che si rinuncerebbe, ...

Nato

La barca su cui, anni fa, lui approdò alla riva. è da lei che si è tirato fuori nel mondo, nella non-eternità. Genitrice dell'uomo con cui salto attraverso il fuoco. è dunque lei, l'unica che non lo scelse pronto, compiuto. Da sola lo tirò dentro la pelle a me nota, lo attaccò alle ossa a me nascoste. Da sola gli cercò gli occhi grigi con cui mi ha guardato. Dunque è lei, la sua Alfa. Perchè mai me l'ha mostrata? Nato. Così è nato anche lui. Nato come tutti. Come me, che morirò. Figlio d' una donna reale. Uno giunto dalle profondità del corpo. In viaggio verso l'Omega. Esposto alla propria assenza da ogni dove, in ogni istante. E la sua testa è una testa contro un muro cedevole per ora. E le sue mosse sono tentativi di eludere il vedetto universale. Ho capito che è già a metà cammino. Ma questo a me non l'ha detto, no. "Questa è mia madre" mi ha detto soltanto. Wisława Szymborska

Amore a prima vista

Sono entrambi convinti che un sentimento improvviso li unì. E' bella una tale certezza ma l'incertezza è più bella. Non conoscendosi, credono che non sia mai successo nulla fra loro. ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi dove da tempo potevano incrociarsi? Vorrei chiedere loro se non ricordano - una volta un faccia a faccia in qualche porta girevole? uno "scusi" nella ressa? un "ha sbagliato numero" nella cornetta? - ma conosco la risposta. No, non ricordano. Li stupirebbe molto sapere che già da parecchio tempo il caso stava giocando con loro. Non ancora del tutto pronto a mutarsi per loro in destino, li avvicinava, li allontanava, gli tagliava la strada e soffocando una risata si scansava con un salto. Vi furono segni, segnali, che importa se indecifrabili. Forse tre anni fa o lo scorso martedì una fogliolina volò via da una spalla a un'altra? Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto. Chissà, era forse la...

Il cielo

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Da qui si doveva cominciare: il cielo Finestra senza davanzale, telaio, vetri. Un'apertura e nulla più, ma spalancata. Non devo attendere una notte serena, nè alzare la testa, per osservare il cielo. L'ho dietro a me, sottomano e sulle palpebre. Il cielo mi avvolge ermeticamente e mi solleva dal basso. Persino le montagne più alte non sono più vicino al cielo delle valli più profonde. In nessun luogo c'è n'è più che in un altro. La nuvola è schiacciata dal cielo inesorabilmente come la tomba. La talpa è al settimo cielo come il gufo che scuote le ali. La cosa che cade in un abisso, cade di cielo a cielo. Friabili, fluenti, rocciosi, infuocati e aerei distese di cielo, briciole di cielo, folate e cumuli di cielo. Il cielo è onnipresente perfino nel buio sotto pelle. Mangio cielo, evacuo cielo. Sono una trappola in trappola, un abitante abitato, un abbraccio abbracciato, una domanda in risposta a una domanda. Dividendo il Cielo dal...

Nulla è in regalo

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Nulla è in regalo, tutto è in prestito. Sono indebitata fino al collo. Sarò costretta a pagare per me con me stessa, a rendere la vita in cambio della vita. È così che è stabilito, il cuore va reso e il fegato va reso e ogni singolo dito. È troppo tardi per impugnare il contratto. Quanto devo Mi sarà tolto con la pelle. Me ne vado per il mondo tra una folla di altri debitori. Su alcuni grava l'obbligo di pagare le ali. Altri dovranno, per amore o per forza, rendere conto delle foglie. Nella colonna Dare ogni tessuto che è in noi. Non un ciglio, non un peduncolo da conservare per sempre. L'inventario è preciso, e a quanto pare ci toccherà restare con niente. Non riesco a ricordare dove, quando e perchè ho permesso che aprissero questo conto a mio nome. La protesta contro di esso la chiamiamo anima. E questa è l'unica voce che manca nell'inventario. Wisława Szymborska

Divorzio

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Per i bambini è la prima fine del mondo. Per il gattino un nuovo padrone. Per la cagnolina una nuova padrona. E per i mobili: scale, fracasso, prendere o lasciare. E per le pareti i segni dei quadri. Per i vicini chiacchiere e noia interrotta. Per l'auto: meglio se fossero state due. Per i romanzi e le poesie: ok, vedi tu. Va peggio con l'enciclopedia e gli aparecchi video e poi forse con quella guida alla scrittura corretta, dove forse ci sono consigli in merito si due nomi - , se ancora unirli con la congiunzione "e" o se ormai separarli con un punto. Wisława Szymborska

Esempio

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Una bufera di notte ha strappato tutte le foglie dell'albero tranne una fogliolina, lasciata a dondolarsi in un a solo sul ramo nudo. Con questo esempio la Violenza dimostra che certo - a volte le piace scherzare un po'. Wisława Szymborska

Monologo per Cassandra

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Sono io, Cassandra. E questa è la mia città sotto le ceneri. E questi i miei nastri e la verga di profeta. E questa è la mia testa piena di dubbi. E' vero, sto trionfando. I miei giusti presagi hanno acceso il cielo. Solamente i profeti inascoltati godono di simili viste. Solo quelli partiti con il piede sbagliato, e tutto poté compiersi tanto in fretta come se mai fossero esistiti. Ora rammento con chiarezza: la gente al vedermi si fermava a metà. Le risate morivano. Le mani si scioglievano. I bambini correvano dalle madri. Non conoscevo neppure i loro effimeri nomi. E quella canzoncina sulla foglia verde - nessuno la finiva in mia presenza. Li amavo. Ma dall'alto. Da sopra la vita. Dal futuro. Dove è sempre vuoto e nulla è più facile che vedere la morte. Mi spiace che la mia voce fosse dura. Guardatevi dall'alto delle stelle - gridavo - guardatevi dall'alto delle stelle. Sentivano e abbassavano gli occhi. Vivevano nella vita. Perme...

Utopia

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Isola dove tutto si chiarisce. Qui ci si può fondare su prove. L'unica strada è quella d'accesso. Gli arbusti fin si piegano sotto le risposte. Qui cresce l'albero della Giusta Ipotesi con rami districati da sempre. Di abbagliante linearità è l'albero del Senno presso la fonte detta Ah Dunque E' Così. Più ti addentri nel bosco, più si allarga la Valle dell'Evidenza. Se sorge un dubbio, il vento lo disperde. L'Eco prende la parola senza che la si desti e chiarisce volenterosa i misteri dei mondi. A destra una grotta in cui giace il Senso. A sinistra il lago della Profonda Convinzione. Dal fondo si stacca la Verità e viene lieve a galla. Domina sulla valle la Certezza Incrollabile. Dalla sua cima si spazia sull'Essenza delle Cose. Malgrado le sue attrattive l'isola è deserta, e le tenui orme visibili sulle rive sono tutte dirette verso il mare. Come se da qui si andasse solo via, immergendosi irrevocabilmente nell...

Addio a una vista

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Non ce l’ho con la primavera perché è tornata. Non la incolpo perché adempie come ogni anno ai suoi doveri. Capisco che la mia tristezza non fermerà il verde. Il filo d’erba, se oscilla, è solo al vento. Non mi fa soffrire che gli isolotti di ontani sulle acque abbiano di nuovo con che stormire. Prendo atto che la riva di un certo lago è rimasta - come se tu vivessi ancora - bella com'era. Non ho rancore contro la vista per la vista sulla baia abbacinata dal sole. Riesco perfino ad immaginare che degli altri, non noi siedano in questo momento sul tronco rovesciato d’una betulla. Rispetto il loro diritto a sussurrare, a ridere e a tacere felici. Suppongo perfino che li unisca l’amore e che lui la stringa con il suo braccio vivo. Qualche giovane ala fruscia nei giuncheti. Auguro loro sinceramente di sentirla. Non pretendo alcun cambiamento dalle onde vicine alla riva, ora leste, ora pigre e non a me obbedienti. Non pretendo nulla d...

Scrivere un curriculum

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Che cos'è necessario? E' necessario scrivere una domanda, e alla domanda allegare il curriculum. A prescindere da quanto si è vissuto il curriculum dovrebbe essere breve. E' d'obbligo concisione e selezione dei fatti. Cambiare paesaggi in indirizzi e malcerti ricordi in date fisse. Di tutti gli amori basta quello coniugale, e dei bambini solo quelli nati. Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu. I viaggi solo se all'estero. L'appartenenza a un che, ma senza perché. Onorificenze senza motivazione. Scrivi come se non parlassi mai con te stesso e ti evitassi. Sorvola su cani, gatti e uccelli, cianfrusaglie del passato, amici e sogni. Meglio il prezzo che il valore e il titolo che il contenuto. Meglio il numero di scarpa, che non dove va colui per cui ti scambiano. Aggiungi una foto con l'orecchio in vista. E' la sua forma che conta, non cio' che sente. Cosa si sente? Il fragore delle macchine che tritano la car...

Vista con granello di sabbia

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Lo chiamano granello di sabbia. Ma lui non chiama se stesso né granello né sabbia. Fa a meno di un nome generale, individuale, permanente, temporaneo, scorretto o corretto. Del nostro sguardo e tocco non gli importa. Non si sente guardato e toccato. E che sia caduto sul davanzale è solo un'avventura nostra, non sua. Per lui è come cadere su una cosa qualunque, senza la certezza di essere già caduto o di cadere ancora. Dalla finestra c'è una vista sul lago, ma quella vista, lei, non si vede. Senza colore e senza forma, senza voce, senza odore e senza dolore è il suo stare in questo mondo. Senza fondo è lo stare del fondo del lago, e senza sponde quello delle sponde. Né bagnato né asciutto quello della sua acqua. Né al singolare né al plurale quello delle onde, che mormorano sorde al proprio mormorio intorno a pietre non piccole, non grandi. E tutto ciò sotto un cielo per natura senza cielo. Ove il sole tramonta senza tramontare affatto e si nasc...

Il terrorista, lui guarda

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La bomba esploderà nel bar alle tredici e venti. Adesso sono appena le tredici e sedici. Alcuni faranno in tempo a entrare, alcuni a uscire. Il terrorista ha già attraversato la strada. Questa distanza lo protegge da ogni male, e poi la vista è come al cinema: Una donna con il giaccone giallo, lei entra. Un uomo con gli occhiali scuri, lui esce. Ragazzi in jeans, loro parlano. Le tredici e diciassette e quattro secondi. Quello più basso è fortunato e sale sulla vespa, quello più alto invece entra. Le tredici e diciassette e quaranta secondi. La ragazza, lei cammina con un nastro verde nei capelli. Ma quell'autobus d'improvviso la nasconde. Le tredici e diciotto. La ragazza non c'è più. Se è stata così stupida da entrare, oppure no, si vedrà quanto li porteranno fuori. Le tredici e diciannove. Più nessuno che entri, pare. Invece esce un grassone calvo. sembra che si frughi nelle tasche e alle tredici e venti meno dieci secondi rientra a cerc...

La stazione

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Il mio non arrivo nella città di N. è avvenuto puntualmente. Sei stato avvertito con una lettera non spedita. Hai fatto in tempo a non venire all'ora prevista. Il treno è arrivato sul terzo binario. E' scesa molta gente. La mia persona, assente, si avviava verso l'uscita tra la folla. Alcune donne mi hanno sostituito frettolosamente in quella fretta. A una è corso incontro qualcuno che non conoscevo, ma lei lo ha riconosciuto immediatamente. Si sono scambiati un bacio non nostro, intanto si è perduta una valigia non mia. La stazione della città di N. ha superato bene la prova di esistenza oggettiva. L'insieme restava al suo posto. I particolari si muovevano sui binari designati. E' avvenuto perfino l'incontro fissato. Fuori dalla portata della nostra presenza. Nel paradiso perduto della probabilità. Altrove. Altrove. Come risuona questa parolina. Wisława Szymborska

Torture

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Nulla è cambiato. Il corpo prova dolore, deve mangiare respirare e dormire, ha la pelle sottile, e subito sotto - sangue, ha una buona scorta di denti e di unghie, le ossa fragili, le giunture stirabili. Nelle torture, di tutto ciò si tiene conto. Nulla è cambiato. Il corpo trema, come tremava prima e dopo la fondazione di Roma e dopo, nel ventesimo secolo prima e dopo Cristo, le torture c'erano e ci sono, solo la Terra è più piccola e qualunque cosa accade, è come dietro la porta. Nulla è cambiato. C'è soltanto più gente, alle vecchie colpe se ne sono aggiunte di nuove, reali, fittizie, temporanee e inesistenti, ma il grido con cui il corpo ne risponde era, è e sarà un grido di innocenza, secondo un registro e una scala eterni. Nulla è cambiato. Tranne forse i modi, le cerimonie, le danze. Il gesto delle mani che proteggono il capo è rimasto lo stesso. Il corpo si torce, si dimena e si divincola, fiaccato cade, raggomitola le ginocchia, illivid...

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