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FramMenti

Del resto la letteratura è una gran presa per il culo. Uno ti racconta cose che non esistono e tu ci credi. Lo sai che non esistono, però hai una gran voglia di crederci. Svariate idee d’amore e d’ingiustizia

Polvere di neve

Non tenere le mani in tasca quando cammini potresti cadere fa attenzione così mi parlavano al tempo delle elementari allora diligentemente ho obbedito nei giorni in cui dalle profonde smagliature del cielo il nevischio comincia a volteggiare posandosi come briciole di dolci sulla sciarpa e il cappotto io facendomi accompagnare dal ticchettio delle scarpe cammino tenendo le mani in tasca ormai ho dimenticato da chi provenivano questi avvertimenti ma stringendo fra le dita i saggi consigli che un probabile maestro mi dava quando ero piccola cammino con le mani in tasca 1990 Yòko Isaka (da Gendaishi bunko 189 zoku Isaka Yōko shishū, 2008, in Poeti giapponesi, Einaudi, 2020 - Traduzione di Maria Teresa Orsi)

FramMenti

Credo che sia esistita una grande età, una grande epoca in cui l'uomo non faceva la guerra. D. H. lawrence

Diario di ordinaria tristezza

 «Vent'anni dopo la resa di molte città arabe, le idee che stavo esponendo in ebraico a un mio amico non sono piaciute a un uomo seduto al ristorante. Ha preso subito le difese dell'oppressione israeliana con una giustificazione che riteneva inconfutabile: sosteneva che non conoscessi gli arabi, altrimenti non avrei parlato di giustizia con quel tono. L'ho pregato di spiegarsi meglio, allora corrugando la fronte mi ha chiesto se avessi già sentito parlare di un paese chiamato Birwa. 'No, dov'è?' ho risposto. 'È scomparso dalla faccia della terra, perché l'abbiamo raso al suolo, abbiamo ripulito il terreno dai sassi, l'abbiamo arato e ci abbiamo piantato sopra degli alberi per nasconderlo'.'Per nascondere il vostro crimine?' Ha protestato rettificando: 'Al contrario, per nascondere il crimine di quel paese maledetto'. 'E qual era il suo crimine?' ho domandato. 'L'averci resistito, l'averci combattuto. Ci ha prov

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Se insisti a combattere per proteggere me o il "nostro" paese, sia ben chiaro che tu combatti per appagare un istinto primordiale che non condivido, per ottenere benefici che mai ho condiviso ne condividerò. Virginia Woolf

LA FIABA È IL LUOGO DELLA NOSTRA NASCITA

Se un bambino potesse rinvenire il suo più antico passato, non farebbe nulla. Un bambino che gioca è già un piccolo uomo: adotta una concreta operosità quando costruisce bastioni di sabbia contro il mare o quando cerca di recuperare il suo pallone, incastrato su un albero. Quando era molto più piccolo e lo portavano in braccio, non faceva nulla, non poteva fare nulla e di conseguenza nulla capiva. Col tempo, la sua posizione è cambiata. Accucciato nella culla, sospesa su un abitacolo dove ha visto apparire la spiaggia, il mare, le barche, si è meravigliato quando, a un movimento della madre o della balia, all’improvviso il cofano della macchina gli ha nascosto tutto. I beni e gli spettacoli del mondo dipendevano da alcune persone amate e potenti, i cui capricci gli apparivano inspiegabili. Una persiana serrata gli ha soppresso la vista sul giardino. Ma il bambino sa che cos’è una persiana? Niente affatto, finché non la chiuderà o la aprirà egli stesso. Inoltre, non appena riusciva a co

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Non c'è nulla di più facile che tagliare teste, e nulla di più difficile che diffondere un pensiero. Fedor Dostoevskij

L'età dei muri

 A Gaza la scrittura della Storia inizia a essere possibile attraverso un "archivio della distruzione". Un archivio che, in seguito all'operazione "Piombo fuso", il ministero dei Lavori Pubblici e dell'Edilizia ha intitolato "Verifica della distruzione di edifici provocata dagli attacchi israeliani durante l'occupazione". Gaza, la roccaforte di Hamas evacuata unilateralmente dagli israeliani nel 2005, è da tempo interamente circondata da una barriera, come Varsavia [durante l'occupazione nazista] ma con il triplo degli abitanti, stritolati in una gabbia nella quale — come rivela un documento militare intitolato Linee Rosse —, tra le altre cose, i militari israeliani calcolano lo "spazio di respiro", cioè il tempo che rimane prima che le persone inizino a morire di fame. Tutto questo mentre imprese come la Elbit Systems fanno affari d'oro: nel 2014, ad esempio, in un solo mese di attacco a Gaza i suoi profitti sono aumentati de

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L'individuo io canto, una semplice singola persona, eppur pronuncio la parola Democrazia... Walt Whitman

La pace è finita

I neocons si formano nella “Nuova Gerusalemme” della diaspora ebraica a New York City, la Lower East Side di Manhattan. Dallo shtetl alla Jewtown, dallo yiddish all’inglese, in un contesto bianco-anglosassone-protestante (Wasp) carico di veleni antisemiti, il passo è lungo. Fra i giovani figli o nipoti di immigrati si forma una esigua quanto ipercombattiva élite intellettuale marxista e filobolscevica che si batte per affermare il socialismo in America e nel mondo. Di quella New York si diceva fosse la città più interessante dell’Unione Sovietica*. Nel City College della metropoli gli squattrinati giovani destinati a formare la spina dorsale del neoconservatorismo a venire frequentano l’odorosa caffetteria studentesca occupandone l’Alcove 1, fortilizio dell’avanguardia trozkista in dissidio con la maggioranza stalinista, che governa l’Alcove 2. Durante la Guerra fredda, le origini ebraiche e comuniste di molti neocons li renderanno sospetti agli occhi di paleoconservatori e repubblican

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Le armi antiuomo sono armi antibambino. Victoria Glendinning

Dino Buzzati 8. UNA COSA CHE COMINCIA PER ELLE

Arrivato al paese di Sisto e sceso alla solita locanda, dove soleva capitare due tre volte all'anno, Cristoforo Schroder, mercante in legnami, andò subito a letto, perché non si sentiva bene. Mandò poi a chiamare il medico dottor Lugosi, ch'egli conosceva da anni. Il medico venne e sembrò rimanere perplesso. Escluse che ci fossero cose gravi, si fece dare una bottiglietta di orina per esaminarla e promise di tornare il giorno stesso. Il mattino dopo lo Schroder si sentiva molto meglio, tanto che volle alzarsi senza aspettare il dottore. In maniche di camicia stava facendosi la barba quando fu bussato all'uscio. Era il medico. Lo Schroder disse di entrare. " Sto benone stamattina" disse il mercante senza neppure voltarsi, continuando a radersi dinanzi allo specchio. " Grazie di essere venuto, ma adesso potete andare." "Che furia, che furia!" disse il medico, e poi fece un colpettino di tosse a esprimere un certo imbarazzo. " Sono qui con un

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Come nel mare non sconvolto dalla tempesta la superficie dell'acqua si presenta priva di increspature, così nella società non turbata dalla ricerca di ingiusti privilegi gli uomini sono tutti uguali e in pace gli uni con gli altri. Proverbio cinese

Rosso Istanbul

 Amore. Che cos’ho imparato sull’amore? Quello che ho imparato sull’amore è che l’amore esiste. O forse, più semplicemente, quello che ho imparato e imparo sull’amore è quello che racconto nei miei film, in tutti i miei film. E cioè che non dimentichiamo mai le persone che abbiamo amato, perché rimangono sempre con noi; qualcosa le lega a noi in modo indissolubile, anche se non ci sono più. Ho imparato che ci sono amori impossibili, amori incompiuti, amori che potevano essere e non sono stati. Ho imparato che è meglio una scia bruciante, anche se lascia una cicatrice: meglio l’incendio che un cuore d’inverno. Ho imparato, e in questo ha ragione mia madre, che è possibile amare due persone contemporaneamente. A volte succede: ed è inutile resistere, negare, o combattere. Ho imparato che l’amore non è solo sesso: è molto, molto di più. Ho imparato che l’amore non sa né leggere né scrivere. Che nei sentimenti siamo guidati da leggi misteriose, forse il destino o forse un miraggio, comunqu

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Alla fine noi siamo ‘sta roba qua. Sopravvissuti, imperfetti, pieni di cicatrici che ci siamo fatti tra di noi. Se ci guardi da vicino, ti accorgi che, non si sa come, restiamo attaccati. Siamo tenuti insieme con lo sputo. È così, quando attraversi la vita. Ti usuri. E non puoi più tornare com'eri prima. Ci devi stare. L'importante è che capisci quali sono i pezzi più importanti, quelli di cui non puoi fare a meno, che ti fanno essere quello che sei. E te li tieni stretti. Pure se si scheggiano. Pure se si frammentano. Te li devi tenere stretti. Fino all'ultimo granello.   (Zerocalcare, Macerie Prime, sei mesi dopo)

Il telefono

Il telefono squilla e il suo corpo nudo trema. La tua amata voce attraversa mari e paesi, distanze e oblii, finché non arriva da me, nella nostra stanza impoverita di ricordi, ravvivando le foglie del giardino, sfiorando le pagine dai tuoi libri d'oro, asciugando la rugiada accumulata sulle finestre e trasformando, per tua grazia, il telefono in un fiore frusciante. Oscar Acosta (da Poesia minore, 1957)

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Adoro i piaceri semplici, sono l’ultimo rifugio delle persone complicate. il ritratto di Dorian Gray - Oscar Wilde

Lettera alla tribù bianca

Il 3 ottobre 1935 le truppe italiane attaccavano l’Etiopia. Più che una guerra di conquista coloniale, fu una guerra di distruzione del popolo etiope. Nonostante la sua fiera resistenza, l’esercito italiano ebbe la meglio, soprattutto perché impiegò ­l’aviazione e le armi chimiche, perfino contro le truppe in ritirata. Le truppe italiane usarono i lanciafiamme nei rastrellamenti. Massacri su massacri contro popolazioni inermi: il 5 maggio 1936 Badoglio entrava ad Addis Abeba. Quel giorno Mussolini da Palazzo Venezia proclamò alla folla “la riappropriazione dell'Impero sui colli fatali di Roma. L’Etiopia è italiana!”. E impose a tutte le colonie il Manifesto della razza del 1938. Tutto questo avveniva con la benedizione delle alte gerarchie ecclesiastiche d’Italia. Il cardinale Schuster di Milano in Duomo aveva detto: “Cooperiamo con Dio in questa missione nazionale e cattolica di bene, soprattutto in questo momento in cui sui campi di Etiopia il vessillo d’Italia reca in trionfo la

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Era (Grenouille) davvero totalmente solo! Era l'unico uomo al mondo! Una gioia immensa proruppe in lui. Come un naufrago, dopo un viaggio di settimane alla deriva, saluta estatico la prima isola abitata da esseri umani, così Grenouille festeggiò il suo arrivo sul monte della solitudine. Emise grida di gioia. Gettò lontano da sé zaino, coperta e bastone e pestò i piedi in terra, levò in alto le braccia, danzò in tondo, urlò il proprio nome ai quattro venti, serrò i pugni e li mostrò con trionfo alla terra che si estendeva vasta sotto di lui e al sole calante, con trionfo, come se lui in persona l'avesse scacciato dal cielo. Si comportò come un insensato fino a notte inoltrata." (Tratto da "Il profumo", Patrick Süskind)

EYELESS IN GAZA

Mr. Huxley è l’ultima (e una delle più inaspettate) reclute della letteratura d’amore. È tanto sorprendente quanto incoraggiante incrociare questo puritano altamente intellettualizzato, il cui orrore swiftiano per il sesso non è mai del tutto celato sotto la leggerezza della sua satira, che sembrava ormai giunto – insieme al suo Brave New World – in un vicolo cieco, come nel fondo di una provetta, mentre lasciava affermare al suo più ammirevole personaggio: “Non si può essere razionali con gli esseri umani se prima non si è sentimentali nei loro confronti. Sentimentali nell’accezione buona del termine, ovviamente. Nel senso di prendersi cura di loro. È la prima condizione indispensabile per comprenderli”. Eyeless in Gaza ci offre la rappresentazione del maggiore demistificatore della sua epoca, che fa di tutto per autodistruggersi. L’eroe di Huxley, Anthony Beavis, è un uomo di mezza età che scopre quanto la libertà duramente conquistata – liberandosi da preoccupazioni finanziarie, leg

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La stupidità è infinitamente più affascinante dell'intelligenza. L'intelligenza ha i suoi limiti mentre la stupidità non ne ha. Claude Chabrol

Lapsus

Da un lapsus può nascere una storia, non è una novità. Se, battendo a macchina un articolo, mi capita di scrivere «Lamponia» per «Lapponia», ecco scoperto un nuovo paese profumato e boschereccio: sarebbe un peccato espellerlo dalle mappe del possibile con l'apposita gomma; meglio esplorarlo, da turisti della fantasia. Se un bambino scrive nel suo quaderno «l'ago di Garda», ho la scelta tra correggere l'errore con un segnaccio rosso o blu, o seguirne l'ardito suggerimento e scrivere la storia e la geografia di questo «ago» importantissimo, segnato anche nella carta d'Italia. La Luna si specchierà sulla punta o nella cruna? Si pungerà il naso?… Un magnifico esempio di errore creativo è quello che si trova, secondo il Thompson (“Le fiabe nella tradizione popolare”, Il Saggiatore, Milano 1967, pag. 186), nella “Cenerentola” di Charles Perrault: la scarpina della quale, in origine, sarebbe dovuta essere di «vaire» (una sorta di pelliccia); e solo per una fortunata disgra

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Era meglio non alimentare quel sogno - in cui la vita vera si mescolava alla costruzione mentale - che a poco a poco stava diventando inoffensivo. Crescendo se ne distaccava, come capita ad un libro letto e appassionatamente amato durante l'infanzia. Lo amiamo ancora, ma prima vi credevamo anche. Ora sappiamo che è solo poesia, invenzione, chimere, meno di niente… Ma doveva fare attenzione a non riportare da quella stupida passeggiata davanti a una porta - che per lei sarebbe sempre rimasta chiusa - alcun dettaglio concreto: la forma di un viso, una voce, uno sguardo… Avrebbe rischiato di ricreare d'un tratto il sogno, di dargli lo spessore, l'evidenza, il sapore del reale. I. Némirovsky, "I cani e i lupi"

1984

 Il lavoro pesante, la cura della casa e dei bambini, le futili beghe coi vicini, il cinema, il calcio, la birra e soprattutto le scommesse, limitavano il loro orizzonte. Tenerli sotto controllo non era difficile. [...] Da loro non si richiedeva altro che un po' di patriottismo primitivo al quale poter fare appello tutte le volte in cui era necessario far loro accettare un prolungamento dell'orario di lavoro o diminuire le razioni di qualcosa. Perfino quando in mezzo a loro serpeggia il malcontento ( il che talvolta pure accadeva) questo scontento non aveva sbocchi perché, privi com'erano di una visione generale dei fatti, finivano per convogliare su rivendicazioni assolutamente secondarie. Non riuscivano mai ad avere consapevolezza dei problemi più grandi.   George Orwell, 1984

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Cercatela ora la felicità. Ce l’hanno data a tutti noi, ma era un regalo così bello da averlo nascosto. E molti non si ricordano dove l’hanno messo. Mettete tutto all’aria. C’è la felicità, è lì. E anche se lei si dimentica di noi, noi dobbiamo ricordarci di lei. — Roberto Benigni

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