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Buonanotte del 19 dicembre 2019

La solitudine si cura in un solo modo, andando verso la gente e «donando» invece di «ricevere». […] Si tratta di un problema morale prima che sociale e bisogna imparare a lavorare, a esistere, non solo per sé ma anche per qualche altro, per gli altri. Finché uno dice «sono solo», sono «estraneo e sconosciuto», «sento il gelo», starà sempre peggio. È solo chi vuole esserlo. Per vivere una vita piena e ricca bisogna andare verso gli altri. E questo è tutto. — Cesare Pavese a Fernanda Pivano

Lezioni

Non stava bene, diceva, fumare la pipa davanti alle signorine. Così quando veniva a darmi lezioni di letteratura comparata, dopo il confino, quando gli avevano tolto i diritti civili e non poteva più insegnare nelle scuole pubbliche, gli facevo trovare le sue sigarette in un cassetto della mia scrivania (perduta insieme alla mia vita), così un giorno ha sbagliato, o ha detto di avere sbagliato cassetto, e ha trovato la mia traduzione di Spoon River. L’avevo fatta senza sapere che esisteva quel mestiere, solo perché mi ero innamorata, poco più che bambina, di quel ragazzo al quale, “baciando Mary con l’anima sulle labbra l’anima era volata via”. D’estate andavamo su una panchina di Corso Moncalieri e mi leggeva, mi spiegava, una poesia di Lavorare stanca, una di Ossi di seppia, una di Quasimodo: una sola, se no non l’avrei ricordata. Avrei passato delle ore ad ascoltarlo parlare, con una voce che avrebbe fatto morire di invidia qualsiasi attore, che, pare incredibile, somigliava vaga...

Fernanda Pivano

Il 18 luglio del 1917, nasce a Genova la scrittrice Fernanda Pivano Pavese voleva che leggessi "Addio alle armi" per farmi capire la differenza tra la letteratura inglese e quella americana. Gli altri libri che mi lasciò quella sera con questa intenzione furono l'"Antologia di Spoon River" di Edgar Lee Master, l'"Autobiografia" di Sherwood Anderson, e i "Fili d'erba" di Walt Whitman. (Amici scrittori)

Diari

Allen Ginsberg aveva voluto che scrivessi una poesia, per l’occasione, e naturalmente io durante il pomeriggio ero riuscita non so come a scriverla. In una scena bizzarra, e di scene bizzarre me ne capitavano di ogni genere con i miei amici, la poesia me l’aveva fatta leggere per giudicare se era degna di essere presentata al reading dei suoi allievi mentre mi dava una lezione veramente impensabile: si era messo in testa di insegnarmi a lavare i piatti, per lui una imprescindibile prerogativa femminile. La lezione mi pareva perfetta: la sua cucina, nell’appartamento che gli era toccato nella Varsity House, aveva un lavello con due vaschette , e Ginsberg mi spiegava inflessibile che in una vaschetta dovevo insaponare i piatti, nell’altra sciacquarli e quando erano sciacquati posarli sul piano del lavello, mentre lui li asciugava. Era così serio nel corso di questa lezione che lo ascoltavo quasi con la stessa intensità con cui ascoltavo le sue lezioni su Shakespeare; caro Allen, per for...

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