Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta Walter Bonatti

Walter Bonatti - K2 La verità. 1954 - 2004

28 luglio mattino, settimo campo, quota 7345. Come un estraneo assisto alla partenza dei miei compagni che stanno per iniziare l'ultima fase d'attacco al K2. Sono Erich Abram, Achille Compagnoni, Pino Gallotti, Lino Lacedelli, Ubaldo Rey. Tre giorni fa, quando raggiungemmo per la prima volta questa quota e vi fissammo il settimo campo, anch'io, come tutti del resto, ero duramente provato ma pieno di volontà e di speranza. Poi per l'ennesima volta si guastò il tempo e per due giorni e tre notti rimanemmo prigionieri nelle tende. La prima sera mangiai qualcosa che non digerii, penso sia stata una scatoletta di sardine sott'olio, e da allora non riuscii a sorseggiare che poca limonata. da K2 La verità. 1954 - 2004 ‐ Incipit

Buonanotte del 25 novembre 2020

C’è chi si accontenta di vivere il tran-tran quotidiano e chi no. Io sono fra quelli che non si realizzerebbero mai in un gruppo, nella monotonia di tutti i giorni; ho bisogno di evadere, di incontrare la solitudine... Si crede che solitudine significhi angoscia, per me non è così: è un momento positivo, prezioso, un’occasione per guardarmi dentro, giudicarmi, capirmi o almeno di tentare di farlo. La solitudine acutizza la sensibilità ed amplifica le emozioni. L’angoscia si prova quando si è immersi in un mare di gente e non si riesce a dialogare. Walter Bonatti

L’avventura

Proprio oggi, che il culto dell’avventura è tale da indurre la gente a comprarsela preconfezionata, è ancora più curioso constatare come si possa arrivare a considerare l’avventura, ma quella autentica, come un tabù da abbattere, e contemporaneamente a elevare al grado di vicenda singolare e inaspettata una serie di atti sterili e scontati che proprio non potrebbero mai essere avventurosi. Ma l’avventura, in quanto tale, non risiede forse là dove c’è l’ignoto, la sorpresa? Là dove si possono manifestare peculiarità come l’incertezza, l’esaltazione, la precarietà, il coraggio, la solitudine, l’isolamento, il senso della ricerca e della scoperta, dell’impossibile, il gusto dell’improvvisazione, del mettersi alla prova con i propri mezzi, e via dicendo e che sono poi tutte cose ormai pressoché cancellate nel quotidiano? Là infine dove l’impegno coinvolge tutto l’essere e sa cavar fuori dagli impoveriti recessi ciò che di meglio, e di umano, è rimasto ancora in noi? — Walter Bonatti (...

Etichette

Mostra di più