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Poesia dell'amore inevitabile

Tu arrivasti alla mia anima quando era dimenticata: le porte divelte, le sedie nel canale, le tende cadute, il letto sradicato, la tristezza curata come un vaso di fiori. Con le tue piccole mani di donna laboriosa ponesti tutte le cose in fila: lo sguardo al suo posto, al suo posto la rosa, al suo posto la vita, al suo posto la stuoia. Lavasti le pareti con uno straccio bagnato nella tua chiara allegria, nella tua fresca dolcezza, collocasti la radio nel luogo appropriato e pulisti la stanza di sangue e spazzatura. Ordinasti tutti i libri dispersi e stendesti il letto nel tuo enorme sguardo, accendesti le povere lampade spente e lucidasti i pavimenti di legno consumato. Fosti d’un tratto enorme, ampia, potente, forte: sudasti grandi fatiche lavando arnesi vecchi. Apprendesti che nella mia anima d’avanzo era la morte e la tirasti all’orto con pezzi di specchio. Jorge Debravo 

Jorge Debravo

Resurrezione In questa notte assetata ho chiesto chi sei e chi sei. Perché la tua carne è triste come un legno opaco e perché hai la bocca piena di spilli. E lentamente, stanotte ti ho separata come un albero d'amore, dalle altre donne, e facendo del mio sangue acqua, ho battezzato i tuoi dolori e i tuoi piaceri. E ho detto alla morte che non può uccidermi! E ho detto alla vita che non mi può sconfiggere! E ho detto alla terra che se riesce a seppellirmi, dove mi seppellirà verrai a prendermi! E ho detto al nulla che se riesce a spegnermi, tu, con i tuoi grandi baci, tornerai ad accendermi!

Jorge Debravo

Un inno per l'occhio Io dico che se l’anima ha un posto, quel posto è l’occhio. L’occhio che alimenta il nostro amore e la nostra gioia. L’uomo stesso, l’uomo tutto fuoco e sorpresa, non potrebbe essere uomo senza l’occhio. La vita, il mare, il cielo, tutto era una vaga maceria, fino a che un giorno l’occhio riunì tutto ciò ch’era vivo e lo avvicinò ai volti. Tutta l’eternità venne giustificata il giorno che tutte le cose più vive della vita si fecero pozzo di sorpresa nell’occhio.

Jorge Debravo

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Tu arrivasti alla mia anima quando era dimenticata: le porte divelte, le sedie nel canale, le tende cadute, il letto sradicato, la tristezza curata come un vaso di fiori. Con le tue piccole mani di donna laboriosa ponesti tutte le cose in fila: lo sguardo al suo posto, al suo posto la rosa, al suo posto la vita, al suo posto la stuoia. Lavasti le pareti con uno straccio bagnato nella tua chiara allegria, nella tua fresca dolcezza, collocasti la radio nel luogo appropriato e pulisti la stanza di sangue e spazzatura. Ordinasti tutti i libri dispersi e stendesti il letto nel tuo enorme sguardo, accendesti le povere lampade spente e lucidasti i pavimenti di legno consumato. Fosti d’un tratto enorme, ampia, potente, forte: sudasti grandi fatiche lavando arnesi vecchi. Apprendesti che nella mia anima d’avanzo era la morte e la tirasti all’orto con pezzi di specchio.

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