18 agosto 2017

Buonanotte del 18 agosto 2017

La tempesta è capace di disperdere i fiori ma non è in grado di danneggiare i semi.

(K. Gibran)

Tim Goulding


Old City No. 14

Il lavoro del poeta

La mia arte consiste nel trattare il male, poiché sono poeta, e non c’è quindi da stupirsi se mi occupo di queste cose, dei conflitti che caratterizzano la più patetica delle epoche. Il poeta si occupa del male. Sta a lui vedere la bellezza che vi si trova, estrarla (o mettervi quella che lui desidera, per orgoglio?) e utilizzarla. L’errore interessa il poeta, poiché solo l’errore insegna la verità. Ripeto che il poeta è asociale (apparentemente), canta gli errori e poi li incanta perché servano – o siano – la bellezza di domani. La definizione abituale del male mi fa pensare che esso sia solo un avanzo di Dio. La poesia o l’arte di utilizzare gli avanzi. Di utilizzare la merda e farvela mangiare. Per male intendo qui il peccato contro le leggi sociali o religiose (della religione di Stato) mentre il Male esiste realmente solo nel dare la morte, o nell’impedire la vita. Non cercate di basarvi su questa rapida definizione per condannare gli omicidi. Spesso uccidere è dare la vita. Uccidere può essere un bene. Lo si capisce dall’esaltazione gioiosa dell’omicida. È la gioia del selvaggio che uccide per la propria tribù. Riton uccide per uccidere, ma non importa. Non è questo il peccato. Uccide per vivere poiché quegli omicidi sono il pretesto e il mezzo per una vita più alta. Il solo delitto sarebbe distruggere se stessi, poiché la conseguenza è uccidere l’unica vita che conta, quella del proprio spirito. Conosco male i teologi, ma sospetto che siano profondamente del mio parere su questo punto.

Jean Genet

Elsa Morante

agenda letteraria
Il 18 agosto del 1912, nasce a Roma Elsa Morante


Dalle altre femmine, uno può salvarsi, può scoraggiare il loro
amore; ma dalla madre chi ti salva?

(L'isola di Arturo)

17 agosto 2017

Buonanotte del 17 agosto 2017

Se vuoi trovare l’arcobaleno… devi sopportare la pioggia.

(D. Parton)

Michael Finn


Michael Finn (1921–2002)

La solitudine del satiro

“Grosse contraddizioni nella mia vita non ce ne sono, direi che le ho mancate tutte per difetto di immaginazione. Così, non sono mai caduto sulle vie di Damasco, ma nel corso di una sola giornata posso contraddirmi, come il savio, settanta volte. Le contraddizioni, in un indeciso della mia specie (assai comune), sono un po’ di moto e quindi l’equilibrio. Cambio di umore e di idee seguendo il corso del sole. La mattina odio la società, la sera la amo. Al mattino, leggendo i giornali, tutto mi è di peso: la commozione delle classi medie, l’insolenza degli estremisti, la beatitudine dei governanti. Col trascorrere delle ore mi sento più portato a comprendere gli altri punti di vista, persino a tollerare e a sorridere. Scende infine la sera: ma sì, tutto va meglio, l’italia è il mio paese, gli italiani sono simpatici con tutti i loro difetti, la rivoluzione può essere rinviata.”

Ennio Flaiano

16 agosto 2017

Buonanotte del 16 agosto 2017

La vita è così, più o meno una vita vale l’altra, dopo un po’ ci si abitua a tutto, eh.
Il mondo perde di fascino, ed è naturale ritrovarsi a guardarlo con un certo distacco. Anche i più entusiasti, come me, a una certa età finiscono col non stupirsi più di nulla.

— L’abitudine

Bengt Hakanen


“Cold” - acrylic - 2017

* * *

Ichna

Il nulla si è rivoltato anche per me.
Si è davvero rovesciato all’incontrario.
Dove mai sono finita –
dalla testa ai piedi tra i pianeti,
neppure ricordando come fosse il non esserci.

O mio qui incontrato, o mio qui amato,
posso solo intuire, la mano sulla sua spalla,
quanto vuoto ci spetta da quell’altra parte,
quanto silenzio là per un grillo qui,
quanta assenza di prato là per un filo d’erba qui,
e il sole dopo il buio come risarcimento
in una goccia di rugiada – per quali arsure là!

Ciò che è stellare a casaccio! Il di qui alla rovescia!
Disteso su curvature, pesi, ruvidità e moti!
Intervallo nell’infinito per il cielo sconfinato!
Conforto dal non-spazio in forma di betulla!

Ora o mai il vento scuote una nuvola,
perché il vento è proprio ciò che là non soffia.
E lo scarabeo s’avvia per il sentiero in abito scuro da testimone
dell’evento d’una lunga attesa d’una vita breve.

E a me è capitato di esserti accanto.
E davvero non vedo in questo nulla
di ordinario.

Wisława Szymborska

Grazia Deledda

agenda letteraria
Il 16 agosto del 1936, muore a Roma Grazia Deledda, Nobel per la Letteratura 1926


Forze occulte, fatali, 
spingono l'uomo al bene o al male;
 la natura stessa,
che sembra perfetta, 
è sconvolta dalle violenze 
di una sorte ineluttabile.

(Cosima)

15 agosto 2017

Buonanotte del 15 agosto 2017

È bello scrivere perché riunisce le due gioie: parlare da solo e parlare a una folla.

— Cesare Pavese, 4 maggio 1946

Mario Schifano


Mario Schifano_Grigio 402_1961

Nel territorio del diavolo

... Tutti credono di sapere cos'è un racconto. Ma provate a chiedere a uno studente del primo anno di scriverne uno, ne caverete di tutto o quasi: reminiscenze, episodi, opinioni, aneddoti, di tutto, insomma, tranne che un racconto. Il racconto è un'azione drammatica compiuta, e in quelli più riusciti i personaggi si svelano mediante l' azione, e l' azione è a sua volta condotta mediante i personaggi: il significato che se ne trae deriva dall'esperienza nel suo complesso. Per quanto mi riguarda, preferisco definire il racconto un evento drammatico che coinvolge una persona in quanto persona, e persona particolare, partecipe cioè sia dell'umana condizione sia di una specifica situazione umana. Un racconto implica sempre, in forma drammatica, il mistero della personalità. Ne ho prestati alcuni a una signora di campagna che abita in fondo alla mia strada, e lei me li ha restituiti dicendo: "Be', 'sti racconti ti fanno proprio vedere come si comporta certa gente", e io ho pensato che avesse ragione; quando si scrivono racconti, bisogna accontentarsi di cominciare proprio da lì: facendo vedere come si comporta davvero certa gente, come si comporta a dispetto di tutto. Si tratta, certo, di un livello molto umile da cui partire, e infatti molti tra quelli convinti di voler scrivere racconti non sono disposti a cominciare da lì. Vogliono parlare di problemi, e non di persone, di questioni astratte, non di situazioni concrete. Hanno un 'idea, un sentimento, un io strabocchevole, o vogliono essere scrittori, oppure elargire saggezza in forme abbastanza semplici perché il mondo sia in grado di assorbirle. In ogni caso, non hanno una storia in testa, e se anche l'avessero non sarebbero disposti a scriverla; in assenza di storia, partono alla scoperta di una teoria, di una formula o di una tecnica.

Flannery O'Connor - da "Nel territorio del diavolo" - Ed. Minimum Fax, 2002

Carlo M. Cipolla

agenda letteraria
Il 15 agosto 1922, nasce a Pavia lo storico ed economista Carlo M. Cipolla


Lei si chiamava Placida, lui Gisulfo.
Le loro origini erano decisamente diverse:
lei discendeva da un'antica famiglia
aristocratica romana, lui era di origini
germaniche, proveniva da una famiglia
longobarda. Gisulfo apprezzava
la romanità, ma era e rimaneva
essenzialmente germanico.

(Il linguaggio degli occhi)

14 agosto 2017

Buonanotte del 14 agosto 2017

Oh, come alle volte, dalla mediocrità autoesaltatrice, dall'incessante vaniloquio degli uomini si vorrebbe fuggire nell'apparente silenzio della natura, nel muto carcere di un lungo tenace lavoro, nell'ineffabilità d'un sonno profondo, d'una vera musica, d'un tacito contatto dei sentimenti, col cuore ammutolito dalla sua pienezza!

— Boris Pasternak, Il dottor Živago

Eugene Brouillard


Trees along a path

Cose che sto imparando

Ho imparato che tutto passa, che rimangono si le cicatrici, ma poi si va sempre e comunque avanti. Che un cuore ferito, continua pur sempre a battere. Anche se poi quelle ferite ogni tanto si riaprono e ti mettono sempre più sul ” chi va là” perchè poi ci si ricasca ogni volta, ma ogni volta c’è un pizzico di paura in più. Perchè a quello stupido idiota del mio cuoricino comunque voglio bene, e mi spiace quando si fa male, e non basta disinfettarlo, ripulirlo e comprargli i cerotti con i disegnini per farlo sorridere tra le lacrime. Il mio cuoricino vorrei lasciarlo in pace per un pò, perchè credo se lo meriti.
Ho imparato che posso essere una fenice, e rinascere dal nulla. L’ho già fatto e più volte. Quando quasi due anni fa mi sono ritrovata col nulla attorno, avendo per di più perso quello che pensavo fosse l’amore di una vita, ho pianto un mese, poi mi sono risollevata di forza e ho ripreso in mano la mia vita. Ho iniziato una terapia, ho ripreso il teatro, ho iniziato a fare cose che la mia timidezza m’aveva da sempre impedito. Mi sono quasi violentata ma ce l’ho fatta. E mi son ritirata su meglio di come fossi prima. Più forte, più bella, quasi alla laurea ( si spera) e con un sacco di persone che mi vogliono bene. Ho almeno 5 amiche su cui contare ad occhi chiusi.. 5 amiche che so ci saranno sempre e comunque, 5 amiche che ci sono state.. e questo non è per nulla poco, anzi!
Ho imparato che non devo più dare il potere a nessuno di buttarmi giù. Che sono bella quando rido, anche se a volte le lacrime sono terapeutiche e mi servono per depurarmi dallo schifo di certa gente.
Ho imparato, che se una cosa non va, non va. Che uno può battersi un pochino all’inizio, ma le battaglie contro i mulini a vento non fanno per me. Se ti piaccio, se mi vuoi benissimo. Altrimenti amici come prima e arrivederci.
Ho imparato che non smetterò mai di aver fiducia, di mostrare i miei sentimenti, che quella che se la tira non la so e non la voglio fare. Se me la tiro è perchè non mi interessi e punto. E prima o poi arriverà qualcuno che apprezzerà tutto questo. Che non devo cambiare io, ma solamente aver fiducia e aspettare.
Ho imparato che voglio ancora credere alle favole, nonostante tutto e tutti. E che non permetterò a nessuno di rovinare i miei sogni. Che voglio il mio lieto fine.. e che come dice quel film ” forse, per ora, il mio lieto fine è continuare nonostante tutto a credere nel lieto fine”.
E si, cazzo, io ci credo ancora.
abc

13 agosto 2017

12 agosto 2017

Buonanotte del 12 agosto 2017

Non voglio affatto far di me stesso un essere in qualche maniera speciale, non ho alcuna intenzione di creare cose grandiose; quel che voglio è soltanto vivere, sognare, sperare, essere presente ovunque.

— Anton Čechov, I racconti della maturità