23 aprile 2014

Biancoenero


Le trasformazioni silenziose

La lingua cinese non ha mai detto il “tempo” in maniera unitaria e generale. Ma, da una parte, dice la stagione-momento-occasione (shi) che con la sua variazione ritma la vita delle cose, induce le nostre attività e serve da cornice al rituale: richiamando con la sua grafia i germi di vita contenuti nella terra e che il sole fa schiudere, il termine conserva profondamente radicato in sé il senso qualitativo e circostanziale; e, d’altra parte, dice la “durata” (jiu) che procede dall’alternanza di tali momenti e fa coppia con lo spazio (così nel “Canone moista”). Lo conferma il fatto che i Cinesi hanno dovuto tradurre “tempo” in cinese alla fine del XIX secolo, quando hanno incontrato il pensiero occidentale, con “fra-momenti” (shi-jian in cinese, ji-kan in giapponese). Fino ad allora, hanno pensato la variazione stagionale e insieme la durata che ne deriva, ma non hanno mai isolato un tempo omogeneo-astratto dalla durata dei processi.

François Jullien, Le trasformazioni silenziose, Raffaello Cortina editore

Lo scatto quotidiano


Buongiorno del 23 aprile 2014

Dignità vuol dire essere se stessi. Ma quando succede che si cambia idea? S’indaghi bene, e si vedrà che non si cambia idea, ma che sotto sotto si aveva già presentito il pensiero nuovo.

Cesare Pavese - Un taccuino del ‘43

22 aprile 2014

Buonanotte del 22 aprile 2014

Ad un bambino bisogna insegnare a essere un rivoluzionario, nel senso di cercare sempre il bene maggiore da donare agli altri per migliorarne l’esistenza. Lo scopo della vita non può essere accumulare denaro, ma creare rapporti d’amore.

Giovanni Bollea

Maurice Sapiro


Sunset - United States

La vita agra

Ma per intanto il coito si è ridotto, per la stragrande maggioranza degli utenti, a pura rappresentazione mimica, a ripetizione pedissequa e meccanica di positure, gesti, atti, trabalzamenti, in vista dell’evacuazione seminale, unico fine ormai riconoscibile e legalmente esigibile. Il resto non conta, il resto è puro simbolo che serve a spingerti all’attivismo vacuo. Questo vuole la classe dirigente, questo vogliono sindaco, vescovo e padrone, questurino, sociologo e onorevole, vogliono non già una vita sessuale vissuta, ma il continuo stimolo del simbolo sessuale che induca a muoversi all’infinito.

Luciano Bianciardi

Biancoenero


Memorie della mia vita

Il più lontano ricordo che io abbia della mia vita è il ricordo di una camera grande e alta di soffitto. Era di sera, in quella camera buia e triste; le lampade a petrolio stavano accese e coperte dal paralume. Ricordo mia madre seduta in una poltrona; in un’altra parte stava seduta una mia sorellina, che morì poco tempo dopo; era una ragazzina di sei o sette anni; di quattro anni circa maggiore di me. Io stavo tenendo in mano due piccolissimi dischetti di metallo dorato, forati nel centro e che erano caduti da una specie di fazzoletto orientale che mia madre portava in testa e che era ornato tutt’intorno con quei dischettini lucenti. Guardando i due minuscoli dischi credo che pensassi ai timpani, ai piatti, a qualcosa che avrebbe dovuto dare un suono, a qualcosa con cui si gioca suonando o si gioca suonando; ma la gioia che provavo a tenerli tra le mie piccole dita inesperte, come le dita dei pittori primitivi, e quelle dei pittori moderni, era legata certamente a quel profondo sentimento di perfezione che mi ha sempre guidato nel mio lavoro di artista. Quei dischetti perfettamente uguali, perfettamente combacianti e lucenti, con quel foro perfetto nel centro, mi apparivano allora come qualcosa di miracoloso, come più tardi miracoloso mi apparve l’Ermes di Prassitele nel museo di Olimpia e più tardi ancora il Ratto delle figlie di Lisippo, di Rubens, alla pinacoteca di Monaco ed alcuni anni or sono il famoso quadro di Vermeer di Delft, La padrona e la domestica, al Metropolitan Museum di Nuova York.

Giorgio de Chirico

Lo scatto quotidiano


Buongiorno del 22 aprile 2014

Di tanto in tanto, è salutare mettere un punto di domanda a questioni che da tempo si danno per scontate.

Bertrand Russell

21 aprile 2014

Buonanotte del 21 aprile 2014

L’uomo che pensa con la propria testa e conserva il suo cuore incorrotto è libero. L’uomo che lotta per ciò che ritiene giusto è libero. Per contro si può vivere nel paese più democratico della terra, ma se si è interiormente pigri, ottusi, servili, non si è liberi; malgrado l’assenza di ogni coercizione violenta si è schiavi. Questo è il male, non bisogna implorare la propria libertà dagli altri. La libertà bisogna prendersela, ognuno la porzione che può.

Ignazio Silone

Mark Rothko


Lolita a Teheran

Ormai mi sono convinta che la vera democrazia non può esistere senza la libertà di immaginazione e il diritto di usufruire liberamente delle opere di fantasia. Per vivere una vita vera, completa, bisogna avere la possibilità di dar forma ed espressione ai propri mondi privati, ai propri sogni, pensieri e desideri; bisogna che il tuo mondo privato possa sempre comunicare col mondo di tutti.
Altrimenti, come facciamo a sapere che siamo esistiti?

Azar Nafisi, da Leggere Lolita a Teheran.

Biancoenero


La bustina di Minerva

… a proposito degli articoli senza firma di questi giorni su La Repubblica: SE UN GIORNALE DIVENTA MUTO
Come tutti si saranno accorti, per vari giorni alcuni dei nostri principali quotidiani sono usciti senza firma degli autori - almeno nella misura in cui costoro non erano collaboratori stranieri od occasionali ma “pubblicisti” organici alla testata.
La decisione era dovuta a un’agitazione dei giornalisti professionisti a cui per solidarietà si sono uniti anche i. pubblicisti.
Sono stato in viaggio quasi tutto il mese e non ho capito se la regola valesse anche per i settimanali (per ragioni misteriosissime si trovano quotidiani italiani la mattina stessa anche a Timbuctu, ma a Parigi o a Zurigo i settimanali arrivano con almeno sette giorni di ritardo, quando va bene).
Se la regola vale anche per “L’Espresso”, sono pronto ad anonimizzarmi per solidarietà, anche se mi pare faccia un poco ridere una rubrica senza nome ma col ritratto - a meno che si sostituisca il ritratto con una pecetta nera.
Ma il problema non è personale. Sto riflettendo piuttosto alle mie sensazioni di lettore che si è trovato di fronte ad articoli per così dire acefali, dove qualcuno mi parlava e non sapevo chi fosse.
Qualcuno potrebbe obiettare: … «Ma scusa, un giornale dà le notizie e si spera che le dia in modo veritiero; se dunque la notizia che ti dà è importante e tu assumi che sia vera, che cosa t’importa chi l’abbia data?».
Obiezione ferrea se i giornali fossero tutti come quei fogli che si distribuiscono gratis alle stazioni, dove appunto ci si dice se c’è stato un nuovo attentato a Baghdad, che è caduta la neve a Lampedusa e sono cresciute delle banane a Stoccolma (casi ormai sempre più probabili) o che Berlusconi ha avuto un malore durante un comizio.
Ma ormai i quotidiani sono sempre meno così.Sono passati i tempi in cui si discuteva se la stampa fosse obiettiva e se o come si potessero separare i fatti dalle opinioni.
Mi ricordo furibonde seppur cordialissime discussioni con Piero Ottone, nel corso delle quali lui sosteneva un giornalismo che allora si chiamava “all’inglese”, in cui si separavano i fatti dalle opinioni (credo che Ottone si sia rassegnato, visto che ormai pubblica solo una colonna di opinioni), mentre io con altri sostenevamo che, anche là dove questa differenza sia formalmente rispettata (esempio principe il “New York Times”, dove le opinioni, firmate, sono solo nelle ultime pagine insieme alle lettere dai lettori, e il resto dovrebbero essere fatti), tuttavia anche mettere due fatti nella stessa pagina (per esempio due notizie che riguardano una rapina fatta da calabresi) diventa già il suggerimento di un’opinione, e che molti reportages anglosassoni in cui si citano tra virgolette due signori di opinioni opposte (sullo stesso fatto) sono sovente assai ipocriti, perché è il reporter che ha scelto chi citare e quale opinione rappresentare.
Ma il problema non riguarda più quella vecchia diatriba.
Il problema è che un giornale oggi si trova a dover parlare di fatti di cui ha già ampiamente parlato il telegiornale della sera prima (per non dire di chi va a pescare note fresche su Internet non ). E quindi può
 comportarsi come un giornale che (opinioni a parte) dà notizia di fatti, perché altrimenti il lettore non leggerebbe più i giornali. Si veda il “Corriere della sera” che nella pagina finale dà una sorta di sommari dei farti salienti del giorno prima. Ottimo, per chi ha poco tempo e non ha visto i telegiornali (ma se l’evento è notevole, al lettore potenziale è già arrivato un sms dell’amico).
Però, se quella fosse la funzione di un giornale, il “Corriere della sera” potrebbe essere distribuito gratis nelle stazioni in formato biglietto da visita e non credo che i capi della Rcs ne sarebbero molto contenti.
Io cito sempre due episodi. Uno è stato la strage di piazza Fontana. Quando è avvenuta io ero a New York (in effetti io mi diverto a collezionare alibi per tutti i delitti e stragi del secolo) e sono stato informato del fatto molto presto, calcolando che a New York erano sei ore prima. Preoccupato, ho telefonato a Milano e mia moglie, che non aveva ancora visto il telegiornale della sera, non ne sapeva nulla. Dico sempre che ho saputo della strage con sei ore di anticipo: non è vero, ma rende l’idea.
Tanti anni dopo. alle sei di sera un amico giornalista mi ha telefonato che era morto Craxi. Subito dopo mi ha telefonato per altre ragioni la mia segretaria e mi è parso interessante darle la notizia. La sapeva già, qualcuno gliela aveva data per telefonino. Ho telefonato a mia moglie: la sapeva già, gliela avevano telefonata prima che la televisione ne parlasse. Ditemi voi allora a che serve un quotidiano.
Un quotidiano serve ormai a fasciare di opinioni i fatti. È quello che ora gli chiediamo, e se tratta di opinioni sui fatti vogliamo sapere chi esprime quella opinione, se è un autore di cui ci fidiamo, o uno scribacchino che abitualmente disprezziamo. Per questo un giornale che sciopera eliminando le firme diventa muto - il che significa che la protesta sindacale ha qualche rilievo.

Umberto Eco, La bustina di Minerva, L’Espresso 14 dicembre 2006

Lo scatto quotidiano


Buongiorno del 21 aprile 2014

L’uomo deve poter scegliere tra bene e male, anche se sceglie il male. Se gli viene tolta questa scelta non é più un uomo, ma un’arancia meccanica.

S. Kubrick - Arancia Meccanica

20 aprile 2014

Buonanotte del 20 aprile 2014

Quando si smette di amare, in genere non si ha la pazienza di aspettare che finisca bene. Si cerca la strada più breve: la rottura, la sofferenza. Invece ci vuole lo stesso impegno e la stessa intensità dell’inizio, bisogna superare gli egoismi, vivere questo momento con la stessa passione, far sentire alla persona lasciata tutto il bene che c’è stato: ci vuole amore per chiudere una storia.

Massimo Troisi

Joaquin Sorolla Bastida


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