24 maggio 2018

Buonanotte del 24 maggio 2018

Datemi il denaro che è stato speso nelle guerre e vestirò ogni uomo, donna, e bambino con un abbigliamento dei quali re e regine saranno orgogliosi. Costruirò una scuola in ogni valle sull’intera terra. Incoronerò ogni pendio con un posto di adorazione consacrato alla pace.
— 
Charles Summer

Gerhard Richter


Il Pollaio

C’è un serpente che viene a fare visita alle mie belle galline quasi ogni giorno, non vuole fare male a nessuno, pretende soltanto il suo uovo. Da queste parti lo chiamiamo Cervone. E’ molto lungo e di bella presenza nella sua livrea gialla prevalente segnata da gocce di nero scendenti lungo i lati del corpo, il sottopancia bianco come un agnello, la testa imponente e ben strutturata lo fa assomigliare ad un piccolo boa. Un magnifico serpente di terreno sassoso, innocuo, che adora cibarsi di uova. Quando arriva per cena, le mie adorate pollastre si agitano molto e lanciano penne da tutte le parti, ma lui, indifferente e quasi indolente, s’infila nel buco della rete che può parare una faina, una volpe, ma che non ho mai sistemato a contenere serpenti. Credo che i galli, con innaturale coraggio, talvolta abbiano accennato con le nervose zampette appuntite a calpestare l’intruso, ma è stato inutile, quello si è sempre voltato di scatto con una bocca spalancata al punto da poterci infilare la mano di un bambino.

Ed è qui che i galli, corpulenti generali in battaglia o manager nani in commedia, ripiegano lesti dietro le femmine galline pronti a suggerire diverse mosse migliori, ma, miseri maschi in potere, finiranno soltanto per ritrovarsi inermi ai piedi sapienti di esperte segretarie oppure appesi ai seni scontenti di mogli rigorose e severe.

Attraversando il breve tratto che separa la rete dalle uova, il tipo strisciante non sembra nemmeno badare a tutti quei polli piazzati adesso, come sono, su un pezzo qualsiasi di legno purché sollevato da terra. Disciplinati e domi osservano l’animale sinuoso infilarsi tra le uova migliori come stesse esibendo uno slalom speciale.

Con lingua tagliente le sfiora avvolgendole poi delicatamente, badando bene a non procurare alcun danno peggiore fin quando, convinto, non punta deciso sulla prescelta che, in pochi secondi, riempirà per intero la sua bocca e dopo poco il suo stomaco. Per me, che non sono né pollo né gallo, sarebbe fin troppo facile a quel punto spaccare l’uovo tra le sue fauci ed insieme il suo cranio privo di sacca velenifera e forse anche con poco cervello, ma così zeppo di istinto primario da farmene invidia parecchio. Però non riuscirei a finire così quella vita, anzi, mi impalla guardarlo mentre compie il suo gesto da pirata arrogante per finire, ripieno e soddisfatto, ad osservare le galline sui trespoli e queste, dai trespoli, ad osservare me, rilassato ed appeso alla rete con entrambe le mani e con la fronte appoggiata alle mani, fermo ad osservare il serpente mangione, in un’aria sospesa ed immobile nella sua evidenza che serve soltanto saper osservare senza nulla da dire, senza nulla da fare.

Accade tutto da così tanto tempo che ormai non abbiamo più nulla da temere gli uni dagli altri. Così il Cervone si rimette con il muso al proprio destino e comincia ad ancheggiare prima verso l’uscita poi, dopo che pare fermarsi un momento a guardarmi per un saluto d’intesa, scivola via, verso l’erba più alta che lo difende dai falchi.

Le amate galline intanto ritornano a beccare curiose la terra da poco violata da quel serpente elegante senza nemmeno curarsi di andare a contare le uova rimaste.

I galli rialzano fieri la cresta contenti di aver saputo risolvere l’intera faccenda nel modo da loro ben indicato, mentre io faccio finta di sistemare alla meglio il buco nella rete. Mi accorgo però, mentre lo faccio, di avere irrimediabilmente perduto la mia parte di istinto bestiale in cambio di un’effimera dose di ragione e coscienza, finisco così per scoprire tristemente che, tra tutti gli interpreti in scena, sono l’unico inadeguato che mente.

Giorgio Gasperini

23 maggio 2018

Buonanotte del 23 maggio 2018

Ciò che neghi, ti sottomette. Ciò che accetti, ti trasforma.

- Carl Gustav Jung

Jaime Rozen


La musa in collera

Ichna

Perché scrivo canti d’amore
così raramente?
Questa domanda già prima
me la potevi fare,
ma tu, come si comporta
ogni uomo indulgente,
aspettavi la scintilla
che in strofa s’accende.

E’ vero, taccio – ma taccio
solo per timore
che il mio canto in futuro
mi dia solore,
che verrà giorno e d’un tratta
smentirà le parole,
resteranno ritmi e rime,
se ne andrà l’amore,
e sarà inafferrabile
come l’ombra di un ramo.
Oh, sì, un normale timore
mi lega la mano.

Questo mio silenzio
so però spiegare.
Come incidere su una pietra
parole audaci,
se neppure oso toccare
petalo di rosa?
Timore arciprudente,
tu mi fai paurosa…

Quando misi mano al foglio,
c’era un altro fra noi.
Non attese, corse fuori
sbattendo la porta.
Se era il vento che entrava
- poco importa, ma se
era la musa, la Musa
dei canti d’amore?

So che la mia prodezza
indignerà i vicini.
Ma dica pure la gente
ciò che le pare.
Correrò giù e griderò
ai quattro venti:
Erato, torna! Aspeta!
Erato, mi senti?

Wisława Szymborska

22 maggio 2018

Buonanotte del 22 maggio 2018

Se una società basata sul mito della produttività (e sulla realtà del profitto) ha bisogno di uomini a metà - fedeli esecutori, diligenti riproduttori, docili strumenti senza volontà - vuol dire che è fatta male e che bisogna cambiarla. Per cambiarla, occorrono uomini creativi, che sappiano usare la loro immaginazione.
— 
Gianni Rodari, Grammatica della fantasia

Wendy McWilliams


C'è Bill in cucina

“Amore, cucciolino, svegliati che c’è Bill in cucina!”
“Mhmmmm...”
Ecco, questa frase di mia madre e il grugnito di mio padre sono i primi suoni che sento la mattina presto, quando devo alzarmi per andare a scuola.
Buongiorno, mi chiamo Noemi, sono un’adolescente e ho una passione sfrenata per i Tokio Hotel. Adoro in modo particolare il loro cantante, Bill Kaulitz (anche se pure suo fratello gemello Tom non è affatto male!), e i miei ne sono fin troppo consapevoli... “C’è Bill in cucina!” è una scusa ignobile, usata al solo scopo di tirarmi giù dal letto alla svelta. Lo so bene che non ci sarà mai Bill nella mia cucina a fare colazione con il latte e i cereali insieme a me.
Mi stiracchio ancora un po’, sposto Duchessa, la mia batuffolosa gattina, che durante la notte mi dorme schiacciata sulla testa, e, stropicciandomi gli occhi, cerco lo sguardo intenso del mio tesoro.
“Buongiorno amore!” sospiro con un filo di voce al poster di Bill sopra il mio letto. Quello in cui tiene le mani ai lati della bocca come per urlare e mostra la sua dentatura bianchissima.
Mamma mi ha fatto notare che Bill ha i denti come i miei, cioè ha l’arcata superiore spostata più in avanti rispetto a quella inferiore forse perché, come me, ha ciucciato per molto tempo il dito pollice. Non nascondo che ancora oggi qualche volta, davanti al televisore o per rilassarmi prima di dormire, quel dito cerca un rifugio caldo nel mio palato.
Il volto di Bill è l’ultima immagine della vita reale, prima di addormentarmi, ed è la prima che ritrovo al mattino, appena apro gli occhi. Questo fa sì che nella mia mente ci sia sempre lui, anche durante la notte, nei miei sogni, in quelli stupendi in cui lo incontro e lo bacio fino a farlo soffocare e in quelli tristi dove lui si trova sul palco e canta per tutte le fan, senza immaginare minimamente che io esisto e che lo adoro.
Do la solita rassegna di baci a tutti i miei poster e mi soffermo a contemplare quello in cui Bill è seduto su uno scalino e ha i capelli che con la frangia coprono l’occhio destro. Già, quegli occhi da cerbiatto, gli stessi che me lo hanno fatto notare. Da quel momento è scattato in me un solo desiderio: conoscerlo!
Prima di lui c’è stato Zac Efron, ma non era un amore così grande come questo per Bill, lui ha suscitato in me delle emozioni fino a ora sconosciute, anche se solo attraverso i giornali e la televisione.
Forse gli adulti, che si vantano di sapere tutto della vita, hanno ragione di dire che non è possibile innamorarsi di un poster o di un video, ma io credo che alla mia età questo amore platonico sia più bello e puro di tante altre schifezze che ci sono nel mondo.
Mamma mi racconta sempre che quando era ragazzina ha vissuto le stesse emozioni nei confronti di John Taylor, il chitarrista dei Duran Duran.
Anche lei e sua sorella Antonella, che era innamorata del tastierista, Nick Rhodes, avevano la camera stracolma di poster e spendevano quanto il budget pubblicitario della Tim in dischi e fotografie dei Duran Duran. L’unica differenza era che i loro genitori non le appoggiavano, anzi dicevano che Simon Le Bon e Nick erano gay perché uno portava l’orecchino e l’altro si truccava.
I miei genitori non sono così. Loro mi capiscono e sono i miei più grandi complici e alleati. A dire la verità, alle volte ho la sensazione che Bill piaccia anche a mia madre perché quando lo vede dice: “Eh! Avere vent’anni di meno!”.
Anche papà è sempre dalla mia parte, soprattutto quando mi innervosisco nel sentire gli anti-Tokio Hotel dire che Bill è gay perché si trucca. Allora, lui mi racconta che negli anni ’70 e ’80 c’erano dei grandi artisti come David Bowie, i Cure, Bryan Ferry, Adam and the Ants, i Kiss, e tanti altri, che si truccavano per contraddistinguersi, per essere anticonformisti e per fare scena. È proprio grande il mio “tattino”!!
Tutti si stupiscono quando sentono che mi rivolgo a mio padre chiamandolo così e non “papà”.
Ciò è dovuto al fatto che i miei genitori si sono sempre chiamati con dei nomignoli, così anche io, fin da quando ero molto piccola, mi sono abituata a chiamare papy in questo buffo modo.
Il mio tattino è un papà davvero unico... praticamente è una seconda mamma!
Il senso è che anche con lui posso dire e fare quelle cose che alcune ragazze riservano in esclusiva alla madre.
Anche papà quando era molto giovane portava i capelli lunghi e anche a lui i soliti bigotti che guardano solo l’aspetto esteriore delle persone dicevano che era un ragazzaccio e che sembrava addirittura un drogato!
Però è veramente penoso vedere che anche se il tempo passa, cambiano i millenni e il progresso apre la mente della gente, esistono ancora tante persone giovani che sono rimaste radicate alla mentalità che avevano i miei nonni. Che pena gli anti- Tokio Hotel... Open your minds!

Noemi Fogliano

21 maggio 2018

Buonanotte del 21 maggio 2018

È una gran cosa quando realizzi di avere ancora l'abilità di sorprenderti. Ti fa chiedere cos'altro puoi fare che ti sei dimenticato.
— 
American Beauty

Patricia Bellocchi


La fortuna di abitare al centro di Roma. Deliri di una notte di fine estate

Dice: “abiti al centro di Roma? che culo che c’hai!”

Si…certo…

Sto al primo piano, fa un caldo infernale e bevo bevo, bevo…acqua, birra, Cola Cola, succhi di frutta, tutto quello che mi capita a tiro lo bevo…
..di dormire non se ne parla, la stanchezza c’è ma devo resistere almeno fino a mezzanotte meno un quarto…
..sono davanti al pc ma non riesco nemmeno più a capire cosa guardo…in pratica sto dormendo in piedi, come i cammelli!! (mi pare che siano i cammelli almeno…boh..)…
ora mi alzo, manca poco..vado a sciacquarmi il viso e il collo con l’acqua fredda…
e finalmente ci siamo, mezzanotte meno un quarto..in lontananza sento il suo inconfondibile “ruggito”, la belva sta arrivando!
Intanto altri pachidermi lambiscono i marciapiedi vicini, ma questo passerà proprio sotto le mie finestre del primo piano, si fermerà e ruggirà per alcuni minuti.
Eccolo, scosto le tendine della finestra della cucina che nel frattempo ho chiuso e lo vedo, anzi no, prima ancora vedo i riflessi della sua luce intermittente..
Corro anche in camera mia e chiudo la finestra frettolosamente, devo sbrigarmi! Corro anche in bagno e STRATANG! Chiudo anche quella! Appena in tempo..finalmente mi rilasso un momento…ma già il caldo sta diventando ancora più insopportabile di prima, ora che tutte le finestre sono chiuse…
Comincio a sudare anche se tento di calmarmi, di respirare lentamente, espiro ed inspiro, espiro ed inspiro, dai forza passa vattene!!! Vai via!!! Lo sento, è lì fuori che ruggisce rabbiosamente, proprio sotto la finestra della mia camera da letto…vai via ti prego, sto morendo di caldo, sono in un lago di sudore, ho bisogno di aprire le finestre e lenire quest’afa con l’aria pulita della notte!
Mi riaffaccio da dietro la finestra scostando la tendina: lo guardo mentre sballottola senza garbo i secchioni verdi, li alza in aria e li svuota nel suo fetido ventre..tutto intorno e soprattutto in alto sopra di lui, una nuvola di immondizia in forma polverizzata, si vede benissimo in controluce, sembra un vulcano che fuma…avessi avuto le finestre aperte il puzzo sarebbe stato insopportabile, mi sarei ritrovato avvolto da milioni di piccole particelle di immondizia polverizzata, che poi sarebbe penetrata in casa poggiandosi ovunque, sulle lenzuola, sui vestiti, sui mobili, sui piatti in cucina, ovunque…
Finalmente il bestione se ne va, lasciando dietro di se una scia odorosa ancora per svariati secondi…il sudore mi ha inzuppato, resisto qualche attimo ancora e poi apro, finalmente! Apro tutte le finestre di casa, riprendo fiato e mi appoggio stremato al corrimano della finestra aperta…respiro a pieni polmoni…
Ma non posso mettermi a letto in questi condizioni, mi butto al volo sotto la doccia fredda…il sonno nonostante la stanchezza a quel punto va a farsi benedire…l’indomani dovrò svegliarmi alle 6,30 per andare a lavorare, è quasi mezzanotte e mezzo e io ancora ho gli occhi sbarrati, mi agito sdraiato nel letto ben sapendo che l’indomani sarò uno zombie che cammina…
Ricomincio a sudare, no no no NO! calmati respira lentamente, respira lentamente, respira lentamente…respira lentamente……respi..ra….lentam…ent…e…, resssspirr…a…………..
MI ADDORMENTO….
finalmente, il mio corpo si rilassa, dormo….
le finestre di casa sono tutte aperte….
l’aria fresca della notte mi da un pò di tregua…
ma poi…arrivano le 4 del mattino…stavolta io sono nel regno di Morfeo…
in lontananza si sente il suo “ruggito”…un altro pachiderma sta arrivando…
un altro bestione fetido si fermerà sotto la mia finesrtra cogliendomi nel sonno..profondo…
mi agito, forse sto facendo un incubo…ma la stanchezza è troppa e non mi sveglio…

Il fetido bestione passa, si ferma e si dimena nuovamente sotto le mie finestre del primo piano..e stavolta le finestre sono tutte aperte….

La mattina mi sveglio che ho le ossa rotte, mi pare di non aver riposato per niente, addosso ho un puzzo disgustoso, mi faccio un’altra doccia…
esco di casa in ritardo, un’altra giornata che comincia in pieno affanno..

Ed è a questo punto che incontro il tizio che conosco: mi vede uscire dal civico 76 della centralissima via degli Scipioni e mi fa: “Oh Massimilià, ma te abiti qua? in pieno centro di Roma? ammazza che culo che c’hai!!”…

Massimiliano Russo

20 maggio 2018

Buonanotte del 20 maggio 2018

Io penso che  scandalizzare  sia un diritto, essere  scandalizzati  un piacere e chi rifiuta il piacere di essere  scandalizzato  è un moralista.
— 
Pier Paolo Pasolini

Graceann Warn


Metro, 2013

Paradiso e inferno – onirico – (a dream of mine made a few nights ago)

Era una via stretta. Lunghissima.

Impossibile vedere dove finisse.

Era una via. Su cui camminare.

Una via. Ed era piena di pasta.

Pasta di grano duro. Il cui colore si soffermò per parecchi istanti, uno attaccato all’altro, nello sguardo di loro due che la stavano osservando per la prima volta.

Osservavano quella distesa di mare immobile.

Si erano completamente perduti.

Affogati d’un tratto dentro quegli istanti frutto di una somma reale di una visione moltiplicata con un respiro non respirato. Perché il respiro non c’era più.

Però era rimasto lo sguardo. E lo sguardo era andato avanti dentro la leggerezza che li dominava.

Il loro sguardo all’improvviso si era precipitato correndo avanti, veloce e sotto quella spinta sottile di una visione che si allargava si stavano accorgendo che la via aveva cominciato ad innalzarsi.

La strada che avevano percorso inizialmente era scomparsa. In terra non c’erano più le pietre dal color grigio-scuro.

Quella che potevano ora vedere era una via di pasta di grano duro. Una via che prendeva una direzione che andava verso l’alto.

Era fatta di pasta di grano duro, di piccolo formato. Un mosaico perfetto di tante rotelline di pasta di grano duro e questa via nuova che era apparsa era di colore oro.

L’oro della pasta.

L’oro del grano.

L’oro.

La luminosità dominava.

Era sparito d’un tratto quel grigio scurissimo tipico di una via notturna o di un sogno (troppo) lucido.

Oro.

Ma non era un colore indefinito. Non era neppure una sensazione.

Quel colore aveva la stessa forma della pasta di grano duro dalla forma di piccole rotelle.

Rotelline di pasta dorata.

Era una via. E non produceva fatica camminare su quella via. Soprattutto dopo che la strada grigio-scuro era scomparsa.

Lei, però, si era accorta che se si voltava indietro, poteva ancora vederla. E allora il “senso dorato” spariva e tornava il colore grigio-scuro. L’anteprima del nero.

Era come guardare da lontano l’immagine di un vicolo di notte. Senza illuminazione. Senza possibilità di fuga. Senza nulla. Tranne che quella possibilità di entrare. In un vicolo. Nulla. Tranne che quel vicolo. Tranne che quella possibilità di avvicinarsi.

Non le faceva paura.

Era solo un’altra percezione.

Era solo un altro modo.

Di vedere.

Chi non voleva vedere la via di pasta di grano duro dal colore/senso dorato che saliva in alto stranamente, però, poteva vedere la stessa, identica via. Era sempre una via fatta di pasta. Solo che questa volta la pasta sembrava essere stata dipinta di una qualche sfumatura accentuata di grigio molto scuro.

Ma era un’oscurità scolpita. Modellata dai lineamenti che definivano quella rotella.

Era la stessa, piccola rotella di pasta che faceva parte dello stesso mare di rotelle che andavano verso l’alto.

Era la differente percezione. Solo questo.

Lei lo aveva capito.

Non era sbagliato. Non era neppure giusto.

Era la “libera scelta”.

Libera.

Scelta.

E si accorse che invece lui non voleva vedere oltre in quella situazione nuova in cui si trovavano.

Prima lo percepì.

Ebbe un respiro non respirato.

E lo percepì.

Poi lo vide.

(Perché il senso della visione era tutto quello che aveva.)

Lo vide rimanere sulla sua posizione.

Ecco.

Fu così.

Lei avrebbe visto il mare di via di grano duro dorato. Lui, invece, si era lasciato assorbire in quello grigio-scuro. Ma tutto intorno a quella via potevano (comunque) vedere il cielo. Un cielo. Semplicemente un cielo.

Roberta Sirignano

19 maggio 2018

Buonanotte del 19 maggio 2018

Io sono una selva e una notte di alberi scuri, ma chi non ha paura delle mie tenebre troverà anche pendii di rose sotto i miei cipressi.
— 
Friedrich Nietzsche: Così parlò Zarathustra

Caroline Murtagh


Shades of the West of Ireland

Youssef Amraoui

il sabato poesia

La vita è piena di nodi
spesso sei solo, non sai dove andare
per liberarti ci sono mille modi
il più efficace è senza dubbio amare.
Inutile tormentarsi, e curare gli affanni con gli affanni
non scappare nascondendoti dietro un finto velo,
i saggi lo sanno da migliaia di anni
è solo l’amore che può innalzarti in cielo.
La felicità è dono, non fartela scappare
stringimi la mano in questa via dritta e tortuosa
stammi vicino e permettimi d’amare
donami il tuo cuore e saremo un’unica cosa.
Costruiamo il futuro rendendo la vita più spessa
proteggiamo il sentimento prima che il mondo lo schiacci
portandoti in braccio come una splendida principessa
stammi vicino e respirami mentre mi baci.

18 maggio 2018

Buonanotte del 18 maggio 2018

Amo le persone che leggono. Penso che siano molto umili. Quando qualcuno legge, sta essenzialmente ammettendo che vuole di più, che il mondo non è abbastanza per lui. Vuole più conoscenza, più esperienza. Di qualsiasi cosa sia la vita, la persona che legge vuole di più.
— 
Nicholas Browne

Pauline Ziegen



Clouds Whisper