27 luglio 2017

Buonanotte del 27 luglio 2017

Un cane stava attraversando un fiume su una passerella, portando fra i denti un pezzo di carne. Vide se stesso riflesso nell’acqua e credette che lì sotto ci fosse un altro cane, intento come lui a portare in bocca un pezzo di carne. Così lasciò andare il suo pezzo e si lanciò di sotto per strappare quello dell’altro cane. Di quella carne, però, non c’era neppure l’ombra, e la sua venne portata via dalle acque.
E il cane restò a bocca asciutta.

— Lev Tolstoj, I quattro libri di lettura, traduzione di Agostino Villa

Alfred Stevens


Moonlit Seascape, 1892

...del nostro esistere

Si percorreva a passo lento una vecchia carrareccia militare che saliva nella foresta di conifere, tra radure erbose ingiallite dall'arsura dell'estate.
Anche su questa montagne la stagione era stata calda e asciutta, le scarse precipitazioni avevano spento la fioritura che in giungo ammantava i prati di splendide varietà di fiori. La giornata era soleggiata, sebbene dietro i contrafforti più lontani del Gran Capelet apparissero con sempre maggior frequenza, bianche nuvole gonfie che stazionavano nel cielo come un gregge di pecore al pascolo.
Si parlava della situazione del paese e benché mi tenessi indietro di qualche metro e preferissi senz'altro ascoltare le marmotte che lanciavano i loro segnali di avvistamento del pericolo con ripetuti fischi e seguire il gorgogliare sommesso del torrente giù in basso, non potevo esimermi dall'ascoltare la conversazione.
Ad un certo punto A. disse:" Sarebbe meglio che nelle scuole dessero ai giovani da studiare i libri di Smith, anziché Dante, Manzoni, Quasimodo, Montale che non servono a niente. Imparerebbero un po' come funziona l'economia di un paese, invece di riempirsi la testa con tutte quelle stupidaggini inutili di cultura letteraria."
Rimasi esterrefatta dall'inattesa dichiarazione.
Da A. non me la sarei aspettata.
Improvvisai una accalorata quanto poco convincente difesa del valore profondamente etico e umano che la cultura umanistica riveste nella formazione dei giovani e che la scienza e la tecnica, per quanto necessarie, non rispondono alla richiesta di senso e finalità della vita.
"Non siamo macchine inserite in un sistema finalizzato alla produzione e al consumo" replicai "Abbiamo bisogno di comprendere le ragioni e gli scopi del nostro esistere".
"Vedrai che tra poco i cinesi ci daranno la sveglia, anzi, lo stanno già facendo." Riprese A. - "Loro non sono infiacchiti di cazzate letterarie e filosofiche. Lavorano il doppio a minor costo e gli scopi del loro esistere sono quelli di conquistare i mercati. Altro che balle."
Ci sarebbe stato sicuramente da ribattere a quest'ultima affermazione e qualcuno più dotato di argomenti e maggiore dialettica di me l'avrebbe fatto.
Riuscii soltanto a mormorare: " Non condivido la tesi che lo scopo dell'uomo sulla terra sia quello di conquistare il mercato a minor costo, io credo che si possa aspirare a qualcosa di più del produrre, comprare e vendere merci.

F.

26 luglio 2017

Buonanotte del 26 luglio 2017

La vita è, di fatto, una lotta. Su questo punto pessimisti e ottimisti si trovano d'accordo. Il male è insolente ed è forte; la bellezza è stupenda, ma è rara; la bontà è spesso soggetta a essere debole, la follia a essere arrogante e la malvagità ad avere la meglio: gli imbecilli ai posti d'onore e i migliori in disparte; e l'umanità, nel suo complesso, infelice.

— Henry James

Aleksandra Ekster


Futuristic composition (Футуристическая композиция), 1918

Domande poste a me stessa

Ichna

Qual è il contenuto del sorriso
e d’una stretta di mano?
Nel dare il benvenuto
non sei mai lontana
come a volte è lontano
l’uomo dall’uomo
quando dà un giudizio ostile
a prima vista?
Ogni umana sorte
apri come un libro
cercando emozione
non nei suoi caratteri,
non nell’edizione?
Con certezza tutto,
afferri della gente?
Risposta evasiva la tua,
insincera,
uno scherzo da niente-
i danni li hai calcolati?
Irrealizzate amicizie,
mondi ghiacciati.
Sai che l’amicizia va
concreata come l’amore?
C’è chi non ha retto il passo
in questa dura fatica.
E negli errori degli amici
non c’era colpa tua?
C’è chi si è lamentato e consigliato.
Quante le lacrime versate
prima che tu portassi aiuto?
Corresponsabile
della felicità di millenni-
forse ti è sfuggito
il singolo minuto
la lacrima, la smorfia sul viso?
Non scansi mai
l’altrui fatica?
Il bicchiere era sul tavolo
e nessuno lo ha notato,
finché non è caduto
per un gesto distratto.

Ma è tutto così semplice
nei rapporti fra la gente?

Wisława Szymborska

25 luglio 2017

Buonanotte del 25 luglio 2017

In filosofia hanno importanza non tanto le risposte che vengono date, quanto le domande che vengono poste.

— Bertrand Russell

Marca Chagall


Paesaggio blu

Treno senza meta

L'agorafobia di mio padre rendeva ogni allontanamento da casa un processo bizzarro e ritualistico, governato da misteriosi malumori. Ma, con una dose sufficiente di medicinali, a volte l'intera famiglia poteva partire in vacanza. Quelle stesse medicine che gli rilassavano i nervi consentendogli di affrontare il mondo là fuori, così grande e cattivo, facevano di lui un guidatore inaffidabile che ondeggiava svagato lungo le strade; e qualunque fosse la nostra destinazione - la California, Vancouver - ci sembrava lontanissima. La nostra macchina vecchia e scassata prendeva invariabilmente fuoco sulle salite più ripide (mia sorella aveva il compito di spruzzare acqua fredda non appena vedeva alzarsi il fumo dal tappetino), e con noi sette figli ammassati uno sull'altro c'era sempre qualcuno che soffriva il mal d'auto. Tenevamo quindi a portata di mano una vecchia casseruola, "la sputacchiera", in modo che papà non fosse costretto a fermarsi ogni volta che uno di noi doveva vomitare.
Ecco perché non sono mai stato il classico tipo vacanziero. Da giovane provai con l'Europa, ma eravamo a Parigi da due giorni quando la donna che frequentavo all'epoca mi disse che aveva bisogno di starsene un po' da sola, e se ne andò a Barcellona con un altro. Per tre giorni andai all'Hôtel de Ville per ragioni inconfessabili e lessi l'edizione completa delle opere di Dashiell Hammett. Nessuno mi aveva mai pugnalato alle spalle in quel modo: la mia sofferenza rafforzò in me la sensazione di essere sprovvisto della raffinatezza del vecchio continente, e in un certo senso Parigi morì dentro di me.
In compenso, mi è sempre piaciuto saltare al volo sui treni merci in corsa. Era economico, sporco, rumoroso, pittoresco, illegale, atletico, pericoloso, e soprattutto non sembrava una vacanza. Perché nel viaggiare in quel modo non c'era nulla di vagamente simile al piacere. Si trattava di un duro lavoro. Camminavi per chilometri su un traballante letto di ghiaia in cerca di un carro merci coperto e dormivi su un giaciglio di cartoni, con i piedi rivolti nella direzione di marcia, in modo da non romperti l'osso del collo in un deragliamento. Bevevi l'acqua da vecchie bottiglie di candeggina. Pisciavi fuori dal portello. Gli orari erano indifferenti alle tue esigenze, e le destinazioni prive di qualunque importanza. Forse c'era qualcosa di romanzesco - i cartelli stradali e le insegne rosse al neon, i binari morti e le tavole calde - ma in realtà per me era solo un modo di perdere tempo. Bastavano le capacità atletiche che acquisisci alle superiori: roba da ginnastica alle sbarre, agli anelli e alle scale svedesi. Se sapevi correre e arrampicarti, se ti piaceva saltare e rimbalzare e cadere, allora i treni marci facevano per te.
Nell'attimo in cui mettevi piede in uno scalo ferroviario, la grandiosità dei convogli ti penetrava dentro. Sembrerà esagerato, ma io provavo veri brividi di potere. Carri merci grandi come balene, locomotive tuonanti con l'occhio bianco da ciclope, cisterne straripanti di mais e grano, cassoni pieni di rottami di metallo, pianali carichi di tronchi, vagoni a tre piani stipati di auto d'importazione. Le incredibili dimensioni dei treni acuivano il senso di trasgressione, e il frastuono del deposito ferroviario era in grado di tramortire chiunque.
In tutto il tempo che ho trascorso vagabondando sulle strade ferrate, non ho mai avuto grossi problemi. I tizi che lavorano sui treni sono uno dei rari esempi di persone che amano con passione la loro attività e, di conseguenza, sono contenti di condividerla, quasi fossero custodi di un'antica tradizione e l'anima dell'America fosse racchiusa nel loro lavoro. Con un cenno della mano rivolgevo un saluto collettivo ai frenatori nella cabina e chiacchieravo disinvolto con gli addetti alla pulizia degli scompartimenti, i quali magari tiravano fuori dalla tasca una nota di carico e mi indicavano una tratta decente, un carro o un cassone disponibili sul primo treno in partenza.
I vagoni coperti erano il mezzo di trasporto migliore perché offrivano una visione panoramica e una certa protezione da pioggia, sole e neve. Incastravo un pezzo di legno nel portello in modo che mentre dormivo non si chiudesse di scatto trasformando il vagone in un sepolcro. La maggior parte delle notti però restavo sveglio fino a tardi per via di tutto quel sobbalzare. Amavo il fragore dei passaggi a livello, con le righe bianche e rosse come lecca lecca, le luci lampeggianti, una macchina o due che attendevano nel chiarore rossastro con il motore al minimo.
Nel giro di pochi giorni mi ritrovavo sudicio, con un cerchio nero che mi contornava il viso. Ma la sporcizia non era fastidiosa: anzi, marchiava i miei viaggi come una sorta di timbro sul passaporto. Mi portavo sempre dietro un paio di guanti per mantenere le mani abbastanza pulite quando mi arrampicavo sui ganci, ma in linea di massima preferivo essere sporco e sentirmi straniero e malvisto. Era una sensazione che alimentava in me una piacevole nostalgia e mi faceva scoprire una riserva di fede che ignoravo di possedere. Lo sporco era un conto corrente, una misura di ricchezza, e così, con il passare dei giorni e dei chilometri, avevo l'impressione che stavo diventando qualcuno.

Charles D'Ambrosio

Elias Canetti

agenda letteraria
Il 25 luglio del 1905, nasce a Ruse, Elias Canetti, Nobel per la Letteratura 1981


I romanzi sono dei cunei che un autore
con la penna in mano insinua nella chiusa
personalità dei suoi lettori. Quanto più
egli saprà calcolare la forza di
penetrazione del cuneo e la resistenza
che gli verrà opposta, tanto più ampia
sarà la spaccatura che rimarrà nella
personalità del lettore. I romanzi
dovrebbero essere proibiti dalla legge.

(Auto da fé)

24 luglio 2017

Buonanotte del 24 luglio 2017

Seppi che il viaggio attraverso il dolore finiva in un vuoto assoluto. Sciogliendomi ebbi la rivelazione che quel vuoto è pieno di tutto ciò che contiene l'universo. È nulla e tutto nello stesso tempo. Luce sacramentale e oscurità insondabile. Sono il vuoto, sono tutto ciò che esiste, sono in ogni foglia del bosco, in ogni goccia di rugiada, in ogni particella di cenere che l'acqua trascina via, sono Paula e sono anche me stessa, sono nulla e tutto il resto in questa vita e in altre vite, immortale.

— Isabel Allende

Pablo Picasso


Les Demoiselles d’Avignon

Diario di scuola

Nella mia famiglia avevo soprattutto guardato gli altri leggere: mio padre che fumava la pipa nella sua poltrona, sotto il cono di luce di una lampada, passandosi distrattamente l’anulare nella riga impeccabile dei capelli, con un libro aperto sulle ginocchia accavallate; Bernard, in camera nostra, steso sul fianco, ginocchia piegate, la mano destra a reggergli la testa… C’era del benessere, in quelle posture. In fondo, è stata la fisiologia del lettore a spingermi a leggere. Forse all’inizio ho letto solo per poter riprodurre quelle pose ed esplorarne altre. Leggendo, mi sono fisicamente collocato in una felicità che dura ancora.

Daniel Pennac

23 luglio 2017

Buonanotte del 23 luglio 2017

L'esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque.

— Enzo Jannacci

Kandinsky


Music

La morte non è niente

Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.

Henry Scott Holland

22 luglio 2017

Buonanotte del 22 luglio 2017

Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri (..) Cosicché essere colto, essere filosofo lo può chiunque voglia.

~ Antonio Gramsci

Paul Klee


The Saint of Inner Light, 1921

Alfonso Gatto

il sabato poesia

Arietta settembrina

Ritornerà sul mare
la dolcezza dei venti
a schiuder le acque chiare
nel verde delle correnti.

AI porto, sul veliero
di carrubbe l’estate
imbruna, resta nero
il cane delle sassate.

S'addorme la campagna
di limoni e d'arena
nel canto che si lagna
monotono di pena.

Così prossima al mondo
dei gracili segni,
tu riposi nel fondo
della dolcezza che spegnilini.



21 luglio 2017

Buonanotte del 21 luglio 2017

La montagna non verrà da te. Non avrà la capacità soprannaturale di piegare le sue cime rocciose fino al tuo livello e portarti con sé quando tornerà in posizione eretta. E allora che cosa devi fare? Lamentarti e piangere di frustrazione? Ti prego di non farlo. Prova invece a smettere di sperare che la montagna faccia l’impossibile. Parti per un viaggio verso una remota, maestosa vetta con un fiero canto nel tuo cuore determinato. Impara l’arte della lenta e progressiva magia.

 Rob Brezny