31 luglio 2014

Gustave Buchet


Hafenstadt, 1955. Swiss (1888 - 1963)

Vita autentica

Noi siamo tanto bravi nel "fare"; ma quest'efficienza e questa corsa ci stanno portando a una nevrosi collettiva. Dobbiamo allora accettare di fare meno cose per vivere più vita: "più" in senso qualitativo, nel senso della "qualità della vita" di cui tanto si parla. Io accetto questo "meno" che è un "più" e non voglio rimpiangere il non fatto, ma accontentarmi del vissuto che è già tanto denso, profondo e spesso. Perché è vero che abbiamo tanto da fare ma è vero che dobbiamo, prima di tutto vivere. Dare la precedenza alla vita. Non importa quello che faccio: importa come vivo: importa attraverso il lavoro che mi trovo al momento tra le mani, vivere la vita, in tutta la sua densità. Allora si toccano quei momenti di pienezza, in cui pensare al "dopo", al lavoro non fatto, a quello che resta da fare, non ha senso. Si avverte di aver fatto tutto perché si tocca una dimensione di assoluto. E' il senso felice dell'arrivo che non si oppone al senso del cammino perché ogni arrivo è una tappa di un ulteriore progressione, ma anche ogni tappa è un arrivo nel già raggiunto infinito. Allora il protendersi non è più insofferenza - fuga da - ma speranza: corsa verso. E l'indugiare non è un perditempo, una pigrizia, una pantofola calda: è il riposare nel nido di Dio...
Si dice che è più importante essere che avere... ma preferisco, più dinamicamente, dire "è più importante vivere che fare". E questa preminenza del vivere sul fare - che è poi la preminenza del vivere sulle modalità concrete della vita, le sue espressioni episodiche, operative e in fondo accidentali - pacifica le sempre incombenti frustrazioni che si appiattano all'angolo delle possibilità perdute. E la vita è una collana di possibilità perdute; e tanto più si fa densa, ricca di curiosità, di interessi, di spazi, tanto più le possibilità, le occasioni, le esistenze perdute aumentano. Ma esse non sono che modi del tutto secondari rispetto a qualche cosa che ci cresce e ci matura dentro; e che è appunto la vita.

Adriana Zarri, Un eremo non è un guscio di lumaca (Einaudi), Torino 2011

Buongiorno del 31 luglio 2014

La vita è breve.
Rompi le regole, perdona velocemente, bacia lentamente, ama profondamente, ridi incontrollabilmente e non rimpiangere mai qualcosa che ti ha fatto sorridere.
Tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto.
Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete con le vostre vele i venti. Esplorate. Sognate. Scoprite.

Mark Twain

30 luglio 2014

Buonanotte del 30 luglio 2014

Sostenere un argomento non significa necessariamente essere sordi a tutti gli altri.

Robert Louis Stevenson

Otto Morach


Tightrope walker. Swiss (1887 - 1973)

Non arrendersi

Una stanza interrata sotto il Kavalìr (la cosiddetta casa dei vecchi prigionieri ndr) che puzza del fetore delle latrine, una luce fioca, la sporcizia del corpo e dell'anima.L'unica preoccupazione è mangiare abbastanza, dormire e...? Cos'altro? Una vita spirituale? e' possibile che in questi tuguri sotterranei possa esistere qualcosa di più del semplice desiderio animale di soddisfare i bisogni corporali? Certo che è possibile! Il seme del pensiero creativo non perisce nel fango e nella melma. Anche lì germoglia ed espone i suoi petali come una stella che splende nell'oscurità...
Ci hanno ingiustamente strappato dal terreno fertile del lavoro, della gioia e della cultura, di cui doveva essere nutrita la nostra giovinezza. Facendo ciò perseguono un unico obiettivo: distruggerci, non fisicamente ma psicologicamente e moralmente. Ci riusciranno? Mai! Privati delle fonti culturali ne creeremo di nuove. Separati dalle sorgenti della nostra felicità, ci creeremo una nuova vita che esulterà di gioia!

Chava Pressburger, Il diario di Peter Ginz (Frassinelli), Milano 2006

Buongiorno del 30 luglio 2014

Chi ha giuste intuizioni in mezzo a cervelli confusi si trova come uno che abbia un orologio che funziona in una città dove tutti i campanili hanno orologi che vanno male. Lui solo conosce l’ora esatta, ma a che gli giova? Tutti si regolano secondo gli orologi della città che indicano l’ora sbagliata.

Arthur Schopenhauer

29 luglio 2014

Buonanotte del 29 luglio 2014

Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.

Giuseppe Moscati

Konstantin Korovin


A basket of flowers. Russian (1861 - 1939)

Donne e uomini vuoti

Ho meditato a lungo sulla necessità di accettare l'esistenza di quello che avevo studiato sotto la categoria di male morale. Accettare davvero la capacità dell'uomo di distruggere l'uomo, senza rendersi conto di cosa comporta. Un deficit di empatia, più che una ferita ferina o diabolica: la famosa banalità del male. Mi fa paura questo cuore buio del mondo, dove si produce eternamente la possibilità che la crudeltà, la violenza, l'omicidio, ritornino...
Ho picchiato la testa contro il muro per anni finché non sono riuscita a far scendere dal cervello al cuore e alla pancia le parole insistenti della mia analista: la necessità di accettare che esistono persone prive della capacità di intendere davvero la sofferenza inflitta all'altro e di curarsene. Ho capito l'assurdità della domanda. Nella mia vita è un percorso sterile che non porta a nulla...
Esistono gli "uomini vuoti", ma il mondo non per questo si svuota di senso, diventando un deserto senza speranza. Appassisce un'illusione infantile che cede il passo alla consapevolezza che il senso va costruito, con fatica...
L'intuizione dell'umanità impoverita, di chi non sa darsi conto e cura delle sofferenze altrui mi ha portato a desistere, colmandomi di un sentimento di pena, mista a distacco. Senza rabbia né rassegnazione. Solo, la determinazione a fare altrimenti. Nel mondo il male esiste, dentro all'uomo, mescolato alla vita. E' necessario saperlo, e fare ogni cosa possibile per agire in positivo. Pensare di più, e altrimenti, scrive Paul Ricoeur la filosofia morale è pratica e dialettica, il problema del male va affrontato attraverso le azioni complementari del pensare, dell'agire e del sentire. L'ho letto a vent'anni ma ho cominciato a sentirlo scorrere nelle vene dieci anni dopo.

Benedetta Tobagi, Come mi batte forte il tuo cuore (Einaudi), Torino 2009

Buongiorno del 29 luglio 2014

C’è sempre un domani e la vita di solito ci offre la possibilità di rifare ogni cosa per bene, ma se mi sbagliassi e l’oggi fosse tutto quanto ci rimane, mi piacerebbe dirti questo, che ti amo, e che non mi riuscirà di dimenticarti.

Gabriele García Marquez

28 luglio 2014

Buonanotte del 28 luglio 2014

«Pannichide» spiegò, paterno, «solo l’ignoranza del futuro ci rende sopportabile il presente. Mi ha sempre stupito moltissimo questa fissazione degli uomini di voler conoscere l’avvenire. Sembrano preferire l’infelicità alla felicità. (…)»

Friederich Dürrenmatt, La morte della Pizia da Racconti

George Weatherill


(British, 1810 - 1890) | Sunset Shoreline

La pipa

La prossima poesia che scriverò avrà della legna
proprio al centro, legna da ardere così intrisa
di resina che il mio amico mi lascerà
i suoi guanti e mi dirà: “Infilati questi prima
di maneggiarla”. La prossima poesia
parlerà anche della notte e di tutte le stelle
dell’emisfero occidentale; e di un’immensa distesa
d’acqua che brilla per miglia sotto la luna nuova.
La prossima poesia avrà una camera da letto
e un salotto tutto per sè, lucernari,
un divano, un tavolo e le sedie vicino alla finestra,
un vaso di violette raccolte appena un’ora prima di pranzo.
Ci sarà una lampada accesa nella prossima poesia
e un caminetto dove pezzi di abete impregnati
di resina andranno in fiamme consumandosi a vicenda.
Oh, la prossima poesia farà scintille!
Ma non ci saranno sigarette in quella poesia.
Comincerò a fumare la pipa.

Raymond Carver

Buongiorno del 28 luglio 2014

Bisognerebbe avere sempre un grazie in canna per chi ci fa riflettere e chi ci fa sorridere.

Michelangelo Da Pisa

27 luglio 2014

Buonanotte del 27 luglio 2014

Stasera, ripensandoci, con il cuore e lo stomaco in subbuglio, mi dico che forse, in fondo, la vita è così: molta disperazione, ma anche qualche istante di bellezza dove il tempo non è più lo stesso.
D’ora in poi, per te, andrò alla ricerca dei sempre nel mai.
La bellezza qui, in questo mondo.

Muriel Barbery - L’eleganza del riccio

Trasgressione e conoscenza

La trasgressione fa parte di questo universo mentale, rappresenta l'aspetto dinamico della nostra natura, la passione della conoscenza, l'esplorazione del mistero, la speranza di saper rispondere a tutti i perché.
Ricordate la stagione dei vostri perché e quella dei vostri figli e nipoti?
Arriva di solito tra i sei e i sette anni di età. Tutti i bambini l'hanno sperimentata, segno che corrisponde ad un bisogno della specie. Quei perché si susseguono senza interruzione, un martellamento che lascia l'adulto senza fiato: perché perché perché?
Il bambino, partendo da una qualsiasi curiosità o da un incontro occasionale con la realtà, vuole percorrere la catena delle cause che hanno prodotto il fenomeno che ha sotto gli occhi fino ad arrivare alla causa prima. E non si accontenta e perseguita l'adulto con la sua piccola e adorabile voce e gli occhi fissi dentro ai vostri per strapparvi la verità che voi dovreste conoscere e lui non ancora, spinto dall'urgenza di sapere.
Quell'urgenza è fisiologica per l'infanzia, l'accompagna fino all'inizio dell'adolescenza. Le mappe cerebrali sono ancora semivuote di informazioni e reclamano di esser riempite. Ma poi i perché non saranno più rivolti agli adulti, subentrerà l'orgogliosa autonomia dell'io e comincerà il viaggio dentro noi stessi. Non diminuisce, anzi si accresce il bisogno di conoscenza, ma cambia lo strumento, il modo di usarlo e il destinatario delle domande. Resta inesausto il «perché» e non esauriente la risposta ottenuta.
Quel perché esprime un desiderio di assoluto che plachi l'insicurezza del vivere. Lì è la radice del sentimento religioso, alimentato anch'esso dall'istinto di sopravvivenza che ancora una volta plasma la nostra vita.
Nell'età più adulta il bisogno di informazioni si canalizza su un tema specifico, cessa di coprire l'universalità delle zone inesplorate. Si specializza, cede alle necessità professionali della divisione del lavoro e la mente si accontenta e accantona le domande ultime. Le accantona, ma non le cancella. Esse risorgono tutte le volte che il nostro sguardo si solleva verso il cielo stellato.
Quelli che non si accontentano hanno fatto della conoscenza la passione dominante del proprio vissuto. Sognano di viaggiare sulla nave degli Argonauti, di volare con ali di Icaro verso il Sole, di uccidere la Gorgone e Argo dai cento occhi, di decifrare i misteri della termodinamica, dell'entropia, delle particelle elementari e del Big Bang. Ma riflettono anche su se stessi e si scoprono di volta in volta dottor Jekyll e mister Hyde, Faust e Mefistofele, Edipo figlio e Edipo marito e Amleto, un po' folle e un po' saggio, che dissipa la propria saggezza e rivolge contro se stesso la propria follia.
La conoscenza non è un'opzione ma una necessità che implica la trasgressione. Ci vuole una buona dose di coraggio per trasgredire e ci vuole una grande passione per trovare quel coraggio e per poterselo dare.

Eugenio Scalfari, Scuote l'anima mia Eros (Einaudi), 2011

Buongiorno del 27 luglio 2014

Il denaro può comprare la buccia di molte cose, ma non il seme. Può darvi il cibo ma non l’appetito, la medicina ma non la salute, i conoscenti ma non gli amici, i servitori ma non la fedeltà, giorni di gioia ma non la felicità e la pace.

Henrik Ibsen

26 luglio 2014