Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta Bruce Chatwin

FramMenti

Gli aborigeni, proseguì, si muovevano sulla terra con passo leggero; meno prendevano dalla terra, meno dovevano restituirle. Non avevano mai capito perché i missionari vietassero i loro innocui sacrifici. Loro non sacrificavano vittime, né animali né umane: quando volevano ringraziare la terra dei suoi doni, si incidevano semplicemente una vena dell'avambraccio e lasciavano che il sangue impregnasse il terreno.  Bruce Chatwin, Le vie dei canti, 1987

Anatomia dell’irrequietezza

Tutte le opere d’arte, anche gli artefatti meccanici, riflettono le aspirazioni dei loro autori, e sono testimonianze oculari del passato. L’arte delle civiltà urbane tende alla staticità, alla solidità e alla simmetria. E’ disciplinata dalla rappresentazione del corpo umano e dalle conoscenze matematiche attinenti all’architettura monumentale. L’arte nomade tende, in maggior o minor misura, a essere portatile, asimmetrica, dissonante, irrequieta, incorporea e intuitiva. Bruce Chatwin

Ritorno in Patagonia

A Boston nevicava, quando partii: la Patagonia prometteva un clima diverso, un cambiamento di umore e la possibilità di girovagare in tutta libertà. È lo stato d’animo migliore per iniziare un viaggio. Ero pieno di slancio; solo più tardi, nei viaggi, si capisce che le distanze più grandi ispirano le più grandi illusioni, e che il viaggio solitario è un piacere che spesso si paga. Paul Theroux - Bruce Chatwin 

Che ci faccio qui? (Lamento per l'afghnistan)

Questo è - fra tutti gli anni - l'anno giusto per piangere la perdita di Robert Byron, l'arcinemico di ogni compromesso con Hitler. Quando capì che cosa avevano in mente i nazisti, disse: - Sul mio passaporto faro scrivere "guerrafondaio" -. Fosse vivo oggi, probabilmente penserebbe anche lui che col tempo (in Afghanistan ci vuole tempo per ogni cosa) gli afghani faranno qualcosa di assolutamente terribile ai loro invasori - magari ridesteranno i giganti addormentati dell'Asia centrale. Ma quel giorno non riporterà in vita le cose che abbiamo amato: le immense giornate limpide e le azzurre calotte di ghiaccio sui monti; i filari di pioppi bianchi che tremolavano al vento, e le lunghe e candide bandiere da preghiere; i campi di asfodeli che venivano dopo quelli di tulipani; o le pecore dalla grossa coda che chiazzavano le colline sopra Chakcharan, e l'ariete con una coda tanto grande che bisognava fissarla a un carro. Non ci sdraieremo più davanti al Castell...

Etichette

Mostra di più