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Noi ci preoccupiamo

Noi ci preoccupiamo per un gatto dalla zampa spezzata o per un cane abbandonato ma poi facciamo finta di non sapere come vengono uccisi i vitelli per rifornirci di bistecche: in fila di prima mattina al mattatoio, uno dietro l’altro, aspettando il turno per sottoporsi al crudele chiodo pneumatico che spacca loro il cranio in un secondo. E la cosa più atroce è che mentre fanno la fila, vedono morire i figli, i fratelli, le madri, i padri. E quando li trasportano da un paese all’altro, da una città all’altra, li spingono dentro dei vagoni sprangati in cui sono costretti a stare in piedi per giorni interi, facendosi i bisogni l’uno addosso all’altro, senza mangiare e senza bere (tanto vanno a morire e chi se ne frega!), proprio come facevano i nazisti con le loro vittime. (Dacia Maraini)

Carne da macello

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Noi ci preoccupiamo per un gatto dalla zampa spezzata o per un cane abbandonato ma poi facciamo finta di non sapere come vengono uccisi i vitelli per rifornirci di bistecche: in fila di prima mattina al mattatoio, uno dietro l’altro, aspettando il turno per sottoporsi al crudele chiodo pneumatico che spacca loro il cranio in un secondo. E la cosa più atroce è che mentre fanno la fila, vedono morire i figli, i fratelli, le madri, i padri. E quando li trasportano da un paese all’altro, da una città all’altra, li spingono dentro dei vagoni sprangati in cui sono costretti a stare in piedi per giorni interi, facendosi i bisogni l’uno addosso all’altro, senza mangiare e senza bere (tanto vanno a morire e chi se ne frega!), proprio come facevano i nazisti con le loro vittime. (Dacia Maraini)

Buonanotte del 13 agosto 2018

Il silenzio, quando non è scelto, è pieno di echi sinistri, tracce di richiami falliti, di grida soffocate, di segnali di fumo che il vento ha disperso. — Dacia Maraini

Dacia Maraini

Il 13 novembre del 1936, nasce a Fiesole Dacia Maraini Come dimenticare Alicetta: la sua faccia di ranocchia, le sue larghe risate senza senso, il suo naso camuso, i suoi occhi sporgenti e distanti. Nove anni, due gambe lunghe e veloci, le spallucce strette e scivolate, un collo sparuto e rugoso... (Buio)

Desiderio maschile di paternità

Di recente ho riletto un libro considerato solo per bambini: Pinocchio. Un libro che invece dovrebbero leggere soprattutto i grandi... la straordinaria originalità del romanzo sta nell'aver preso di mira e approfondito con garbo e intelligenza un desiderio intensissimo e spesso represso: il desiderio maschile di paternità. Geppetto però è solo, è vecchio, è povero. L'unico modo per aver vicino un figlio è quello di costruirlo. E lo fa, intagliando un ciocco di legno. Ma lo fa così bene che appena gli aggiusta i piedi, la marionetta si alza, e comincia a correre. E lui dietro. Con la costanza, la pazienza, l'allegria, l'amore, la dedizione di un padre verso un figlio desiderato e amato. E sarà l'amore alla fine a trasformare la marionetta in bambino. L'amore del padre, più che il ravvedimento del figlio. Un amore così tenero e generoso da superare le incompatibilità fra oggetti animati e oggetti inanimati... Quello che preme a Collodi in quel momento è il sent...

Se...

Corre il cuore senza amore brucia la pancia senza fuoco piangono gli occhi senza lagrime camminano le scarpe senza piedi mi lego una bella cintura alla vita mangio ciliegie stesa su una stuoia una fila di mattonelle bianche e le impronte di un gatto se ti amassi ancora non correrei se avessi mal di pancia non brucerei se piangessi non lagrimerei se camminassi non starei ferma mangio ciliegie seduta su un gradino e penso a te che non pensi a me. Dacia Maraini

Ti ho ucciso venti volte

A che pensi le ciglia spiegazzate il sorriso di creta agli angoli della bocca togliti le scarpe mettiti a sedere sul letto domani ci saluteremo abbiamo fatto un giro sui tetti allegramente bevendo Pernod in quelle calde mattinate tropicali ma perché i sentimenti muoiono e la carne diventa flaccida ti ho ucciso venti volte dentro il letto di notte senza scalfire i tuoi sogni laboriosi il tuo russare quieto mi dava pace ora leggiamo il giornale c'è un terremoto in Romania dei deputati si ficcano le dita negli occhi per una corruzione che li lega mani e piedi vecchie volgarità di santi bardati a festa occhi mafiosi lingue nere serafiche l'ostia scintilla sopra le giacche a doppiopetto non hai più tenerezza ma la tenerezza è delle donne mi dici la maternità la pace il latte la terra luoghi comuni che ci portiamo in spalle come bisacce cariche di buonsenso contadino prestami sorella i fiori della tua gonna lasciati toccare i capelli di fuoco sei così bion...

L'arte di amare

Giovani romani, soldati, servi, padroni, come conquistare le donne, nei teatri, ai mercati, sotto i portici, al mare, in città. Li esortava a essere tenaci, furtivi, avidi, rapaci di furbizia e di galanteria. “Sono le piccole cose a conquistare le teste leggere delle donne”, diceva. E poi ancora, invitando a fare buon uso del vino: “sovente ai giovani rapì la donna il cuore e fu nei vini come fiamma Amore dentro la fiamma. Ma non ti fidare troppo di un lume incerto di lucerna, la notte e il vino nuocciono al giudizio. Chiedi alla luce se una gemma è pura, se ben tinta di porpora è una lana, chiedi al giorno se una donna vale. Ma al buoi, sappilo, tutte le donne sono belle uguali. Ora io voglio rovesciare le tue parole. Ovidio Nasone, poeta gentile e nemico. La tua voce festosa io la faccio mia e dico: se tra voi, donne mie giocate, c’è qualcuna che non conosce l’arte dell’amore legga questi versi, sciolti nell’acqua dell’orgoglio, e fatta esperta, imponga il suo furore. La mano di un...

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