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19 GENNAIO 1954

Quel 19 gennaio del 1954 era un giorno di scuola come tanti altri a Bussi sul Tirino, vicino Pescara. Lola Di Stefano era una maestra trentaquattrenne e in quel momento stava facendo lezione con circa 60 studenti di quarta e quinta elementare. Lei e i suoi alunni ignoravano che a pochi chilometri di distanza stava per consumarsi una tragedia. Una cisterna del vicino stabilimento Montedison, infatti, iniziò a perdere una quantità smodata di cloro che durò intere ore, circa tre. La nube tossica travolse prima lo stabilimento e si avvicinò progressivamente al centro abitato e dunque alla scuola. Erano le 9.30 del mattino quando si scatenò il panico: il suono delle sirene e l’odore di gas non lasciavano molti dubbi riguardo a quanto stesse accadendo. Lola non ci penso un attimo: iniziò ad evacuare i bambini a coppie, aiutandoli a coprirsi la bocca per non inalare i fumi tossici e accompagnandoli tutti a Capestrano, un luogo indicato come sicuro dalle autorità in quanto situato in altura (i...

Alberto Paolini

 La storia di Alberto Paolini è una storia triste di un'istituzione della quale parliamo spesso, ovvero il sistema degli istituti psichiatrici italiani. Alberto nacque nel 1933 e perse il padre a 5 anni e la madre a 11. Si ritrovò quindi solo e, dopo un periodo in un orfanotrofio, venne adottato da una facoltosa famiglia romana. Ma i suoi genitori adottivi non gradivano il carattere introverso del ragazzino, e chiesero consulto ad un medico. La cura proposta dal dottore era molto semplice: fatelo uscire, fatelo giocare, fategli vedere delle cose nuove. Ma loro trovarono più naturale mandare il ragazzo in un istituto di cura psichiatrica. Era il 1948. Ne uscirà solo 42 anni dopo, nel 1990. E nessuno, mai, gli diagnosticò una malattia mentale. All'inizio doveva rimanere lì solo per 15 giorni come periodo di osservazione. Col passare del tempo capì che non ne sarebbe uscito presto. Alberto non fu soltanto privato della sua giovinezza e della libertà. Gli toccò essere sottoposto al...

31 ottobre 1926

SPUTI, BOTTE, QUATTORDICI PUGNALATE ED UN COLPO DI PISTOLA: COSÌ MORIVA ANTEO ZAMBONI, IL RAGAZZINO QUINDICENNE CHE PROVÒ AD UCCIDERE MUSSOLINI Che ci fa un ragazzino con una pistola? La guarda, la osserva, se la passa tra le mani. È pesante una pistola, più di quello che si possa immaginare, specie per un ragazzino magrolino come Anteo. La apre, carica i proiettili, la osserva di nuovo. Col piombo dentro è ancora più pesante. Fa quasi fatica a maneggiarla. Con il colpo in canna quell'oggetto ora può uccidere o far male. Ma a chi, o a cosa? Cosa ci fa un ragazzino con una pistola? "Con quest'arma ammazzo il duce". Anteo Zamboni era nato a Bologna in una famiglia di anarchici, di professione tipografi. Pare che il padre, per ragioni economiche, si fosse "convertito" al fascismo dopo la salita al potere di Mussolini. Del resto si sa molto poco della sua vita, eccetto per quanto accadde quel 31 ottobre del 1926.  Mussolini si era recato a Bologna per inaugurare...

24 ottobre Caporetto

IL 24 OTTOBRE 1917 COMINCIAVA LA SCONFITTA DI CAPORETTO: I VERTICI MILITARI ACCUSARONO I SOLDATI SEMPLICI DI DISFATTISMO PER COPRIRE LA PROPRIA INETTITUDINE   Dal 24 ottobre al 12 novembre del 1917 si combatté la battaglia di Caporetto. Si concluse con la sconfitta dell'esercito italiano e si trasformò in una rotta senza precedenti.  10.000 soldati italiani furono uccisi, 30.000 feriti e 265.000 furono fatti prigionieri. Inoltre circa 3.000 fucili, 3.000 mitragliatrici e 2000 mortai vennero catturati, assieme a una quantità incalcolabile di scorte e attrezzature.  La rotta del regio esercito fu principalmente figlia degli errori strategici del comando italiano che, dopo le undici battaglie sull’Isonzo, non aveva previsto che gli Imperi Centrali fossero in grado di muovere un’offensiva su larga scala, sfruttando le truppe dislocate dal fronte orientale.  Dopo i primi giorni nei quali i bollettini militari emanati dai vertici militari cercavano di minimizzare quel...

23 aprile 1971

I MILLE VETERANI DEL VIETNAM CHE IL 23 APRILE DEL 1971 LANCIARONO MEDAGLIE, ELMETTI E MONETINE SULLE SCALE DEL CAMPIDOGLIO PER DIRE BASTA ALLA GUERRA Era il 1971, e l’esercito degli Stati Uniti era impegnato nella sua doppia Guerra del Vietnam: nel sud dell’Asia combatteva con elicotteri, fucili e napalm, mentre all’interno dei confini doveva fronteggiare schiere di manifestanti che con quella guerra non erano d’accordo. Le manifestazioni contro la Guerra del Vietnam avevano molte anime: c’era chi la guerra l’aveva sempre rifiutata, chi era pacifista da sempre, chi aveva disertato la chiamata dello stato. E poi c’era chi quella guerra non la voleva perché l’aveva vista con i suoi occhi. Nell’aprile del 1971 l’esercito degli ex soldati intraprese una delle sue battaglie contro il governo che continuava a mandare ragazzi come loro a uccidere e a morire dall’altra parte del mondo. L’esercito della pace attaccò direttamente il quartier generale, il Campidoglio di Washington, con l’appoggio...

Pietro Ferrero

PIETRO FERRERO,  SEGRETARIO DELLA FIOM, FU LEGATO A UN CAMION E TRASCINATO DAI FASCISTI PER IL CORSO DI TORINO. FU UNA DELLE 11 VITTIME DEGLI OMICIDI POLITICI CHE DAL 18 DICEMBRE DEL ‘22 INSANGUINARONO LA CITTÀ. NEL DOPOGUERRA IL FASCISTA PIETRO BRANDIMARTE CHE LI AVEVA RIVENDICATI FU ASSOLTO E RICEVETTE GLI ONORI MILITARI Con la marcia su Roma e Mussolini alla presidenza del Consiglio il fascismo inizia il suo percorso di occupazione delle istituzioni. In questo quadro gli squadristi di tutta la penisola si sentono ancora più legittimati a compiere le azioni punitive che avevano caratterizzato il PNF fin dai suoi esordi. A Torino il 17 dicembre 1922 Francesco Prato, giovane militante comunista, viene atteso in strada da tre fascisti che gli sparano, colpendolo ad una gamba; il ragazzo, seppur ferito, riesce a reagire e a rispondere al fuoco, uccidendo due degli assalitori. Appena la notizia diventa di dominio pubblico Pietro Brandimarte, a capo dello squadrismo torinese, promette ...

Piazza Fontana

IL 15 DICEMBRE 1969 GIUSEPPE PINELLI “VOLAVA” DALLA FINESTRA DELLA QUESTURA DI MILANO: LA MORTE DI UN INNOCENTE NELLE MANI DELLO STATO Il 12 dicembre 1969 una bomba esplode in Piazza Fontana, presso la sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura: 17 morti e 88 feriti. A poche ore dalla strage, il prefetto di Milano, Libero Mazza, telegrafa al presidente del consiglio Mariano Rumor. Il contenuto del messaggio è chiaro: la bomba l'hanno messa gli anarchici. Nei giorni successivi alla strage 150 persone, tutte appartenenti all'area libertaria o al mondo della sinistra extraparlamentare, vengono fermati e interrogati. In particolare le indagini si orientano su un gruppo di anarchici che fanno parte del circolo del Ponte della Ghisolfa. Alla sede del circolo, in via Scaldasole, la polizia arriva presto. Due agenti e il vicecommissario della squadra politica Luigi Calabresi già la sera del 12 dicembre si presentano per portare in caserma gli appartenenti al circolo. Proprio in qu...

Eccidio di Avola

VOLEVANO SOLO POCHE CENTINAIA DI LIRE IN PIÙ I BRACCIANTI CHE SCIOPERAVANO INSIEME ALL’INTERO PAESE, MA LA POLIZIA, Il 2 DICEMBRE DEL 1968, LI PRESE A MITRAGLIATE. STORIA DELL’ECCIDIO DI AVOLA   Correva l’anno 1968, l’anno dei movimenti giovanili, delle occupazioni, delle lotte studentesche, ma anche dell’eccidio di Avola. Il 2 dicembre in questa città siciliana, nota per le mandorle e gli ortaggi, era in corso uno sciopero generale promosso dal movimento bracciantile. Gli obiettivi erano ottenere l’abolizione delle gabbie salariali dentro la stessa provincia ( i lavoratori di Avola erano pagati meno di quelli di altre zone), combattere il caporalato e ottenere 300 lire di aumento. Obiettivi legittimi per chi, con il proprio lavoro, faticava a vivere mentre i latifondisti locali e la criminalità si arricchivano grazie ai prodotti della terra. Gli agrari avevano risposto alle rivendicazioni decidendo di rifiutare anche solo un incontro con le sigle sindacali e così i lavoratori...

27 ottobre

Il 27 ottobre 2006 Riccardo Rasman fu ucciso da alcuni agenti della polizia.   Non era la prima volta che il ragazzo aveva dovuto subire le violenze di uomini in divisa.  Classe 1972, Riccardo nel 1990 durante il servizio militare è vittima di efferate pratiche di nonnismo che oltre a segnarlo nel corpo ne intaccano anche la mente.   Viene congedato e quando torna a casa gli diagnosticano una sindrome da schizofrenia paranoide. Il ragazzo sviluppa, più che comprensibilmente, una paura terribile per le divise che nel 1999 si rafforza quando sporge denuncia per le violenze subite all’interno della sua dimora da parte di due poliziotti, chiamati da un vicino a causa dell’alto volume della musica ascoltata dal ragazzo.   Nell’ottobre del 2006 Riccardo, che è in cura da tempo presso il centro di salute di Domio (fatto noto alle forze dell'ordine), trova lavoro come netturbino. Per festeggiare l’imminente inizio del lavoro il 27, probabilmente in preda ad un...

14 ottobre

Il 14 ottobre, si spegneva nel carcere di Perugia Aldo Bianzino. Ancora una volta, nel nostro piccolo, rilanciamo l’appello affinché si riaprano le indagini sulla vicenda e si riaccendano i riflettori sulla sua morte. Aldo viveva a Pietralunga, un piccolo paese arroccato sui monti ai margini della provincia di Perugia. Per chi come noi c’è stato tante volte, per chi conosce le persone del luogo, per chi insomma è umbro, di nascita o di adozione, questa vicenda è ancora più dura da raccontare. Era una brava persona Aldo, una persona semplice che, come spesso dice Rudra, suo figlio, non aveva mai fatto male a nessuno. Anzi si era sempre speso e prodigato per chi ne aveva bisogno e il suo modo di essere ed il suo carattere emergono dai racconti di tutti quelli che lo hanno conosciuto. Aveva appena 44 anni quando, il 12 ottobre 2007, alcuni agenti durante una perquisizione nella sua dimora trovano poche piante di marijuana. Piante ad uso strettamente personale. Lo portano via insieme alla ...

4 ottobre

IL 4 OTTOBRE DEL 1936 I FASCISTI PROVARONO A MARCIARE A LONDRA PROTETTI DALLA POLIZIA, MA VENNERO CACCIATI DALLA FURIA POPOLARE: STORIA DELLA BATTAGLIA DI CABLE STREET L'East End è da sempre una delle aree più cosmopolite di Londra e forse del mondo. Una caratteristica rimasta immutata nonostante siano cambiate le nazionalità che popolano i diversi quartieri. Non stupisce quindi che fu proprio l'East End a sconfiggere il fascismo britannico diversi anni prima della Seconda guerra mondiale. E lo fece con quella che divenne nota come la battaglia di Cable Street. Sir Oswald Mosley, aristocratico e veterano della Grande guerra, fondò nel 1932 la British Union of Fascists, un movimento ispirato dal fascismo italiano ancor più che dal nascente nazismo tedesco. Il partito riuscì ad avere un certo seguito grazie alla crisi sociale ed economica seguita alla Grande Depressione, additando gli immigrati come i principali responsabili dei problemi dei lavoratori inglesi ed assumendo toni s...

3 ottobre

IL 3 OTTOBRE 2013 PERSERO LA VITA 368 MIGRANTI NELLA STRAGE DI LAMPEDUSA. SCAPPAVANO DA GUERRA, FAME E POVERTÁ Venivano quasi tutti dal Corno D’Africa i circa 500 migranti che il 2 ottobre del 2013 vennero fatti confluire su una spiaggia libica per essere caricati con alcuni gommoni su un vecchio peschereccio che doveva portarli verso le coste italiane. Avevano pagato diverse centinaia di dollari, tutto quello che possedevano nella maggior parte dei casi, per fuggire dai propri paesi. Il rischio di essere uccisi, il lungo viaggio nel deserto, la sete, la morte e le violenze dei trafficanti di uomini e alla fine quel viaggio su una carretta del mare. Si sarebbero risparmiati tutto questo se avessero potuto uscire liberamente dal proprio stato di origine, ottenere un visto regolare ed entrare in Europa. Ma tutto questo non era e non è possibile. La grande maggioranza di quei disperati, tra cui molte donne e bambini, veniva dall’Eritrea. Un Paese sconvolto dalla guerra con la vicina Etiop...

18 settembre

UN RICORDO DI JULIUS FRANCIS E DI TUTTE LE ALTRE VITTIME DELLA STRAGE DI CASTEL VOLTURNO, DOVE IL 18 SETTEMBRE 2008 LA CAMORRA MASSACRÒ 7 MIGRANTI  Ricordi, Julius, quella sera del 2002  Avevi 25 anni.  In quel momento hai deciso di partire, di lasciare il tuo Ghana per tentare fortuna altrove. Hai attraversato Burkina Faso e Niger e poi, in Libia, hai lavorato per poterti pagare il viaggio. La meta era l'Europa. Magari il Regno Unito, così da avere meno problemi con la lingua. Poi sei sbarcato in Italia. Hai trascorso un po' di tempo a Crotone in attesa dei documenti. Ricordi quei chilometri che separavano il campo dalla città? Li percorrevi a piedi, schivando i colpi di clacson delle auto che percorrevano la SS 106 a tutta velocità e gli sguardi sospettosi degli abitanti.  Una volta ottenuti i documenti ti sei spostato in Campania, a Castel Volturno. Alla fine l'Italia ti piaceva. Il clima era buono, avevi imparato la lingua e, soprattutto, riuscivi a lavorare. Eri...

11 settembre 1926

11 SETTEMBRE 1926. BOMBA A MANO E RIVOLTELLA: GINO LUCETTI, L’ANARCHICO AL QUALE SOLO IL DESTINO IMPEDÌ DI UCCIDERE MUSSOLINI  Sputi, schiaffi e pugni. Così finivano gli incontri per strada tra Lucetti e i fascisti. Ex soldato nella Grande guerra, il ventenne carrarese aveva scelto di aderire nel primo dopoguerra agli Arditi del Popolo, la formazione che univa sotto la stessa bandiera quella parte dell’arditismo ostile al nuovo corso mussoliniano. Gino, come molti suoi conterranei, era visceralmente anarchico e di spirito bollente, per questo i suoi incontri con gli uomini del duce precipitavano in vere e proprie risse. Zuffe che gli costarono le attenzioni del nascente regime e che lo costrinsero a due fughe in Francia. La seconda, nel settembre del '25, avvenne dopo il ferimento a pistolettate di un fascista. Insomma la rivoltella, così come le bombe a mano, non erano estranee a Lucetti, visto anche il suo passato nell’esercito. Per questo decise di utilizzarle per infligger...

8 settembre 1943

NAVE PRONTA PER SCAPPARE E UNA DOZZINA DI UOVA PER LA REGINA. QUESTE LE PREOCCUPAZIONI DI VITTORIO EMANUELE III FUGGITO A BRINDISI DOPO L’ARMISTIZIO DELL’8 SETTEMBRE 1943  «[Vittorio Emanuele III] ci fece notare che in quel preciso momento c’era in porto una nave italiana, con le macchine sotto pressione, pronta a portarlo via se i tedeschi avessero riconquistato Brindisi. Cercammo di tranquillizzarlo. Murphy gli chiese se potevamo fare qualcosa per lui. Aveva bisogno di qualcosa? Dopo una pausa esitante disse: ”la regina non è riuscita a trovare uova fresche. È possibile avere in qualche modo una dozzina di uova?" Non ci domandò altro. Così con una dozzina di uova suggellammo il nostro accordo con la millenaria casa Savoia.» Così Harold McMillan e Robert Murphy, inviati diplomatici degli angloamericani in Italia, raccontano il primo incontro con il re a Brindisi. L’aneddoto, più volte riportato in vari testi e nelle memorie dei due, rende bene l’idea di quali fossero le priorità...

La triste storia di Justin Fashanu

LA TRISTE STORIA DI JUSTIN FASHANU, IL PRIMO CALCIATORE AD AVERE IL CORAGGIO DI DICHIARASI OMOSESSUALE Madre guyanese, padre nigeriano, Justin Fashanu nasce a Londra il 19 febbraio 1961. Quando i suoi si separano finisce col fratello John prima in un orfanotrofio e poi dai coniugi Jackson, a Norfolk. I due bambini, di sei e cinque anni e vanno pazzi per il calcio; Justin è un talento di quelli veri. A diciassette anni firma il primo contratto da professionista, l'anno dopo si conquista il posto da titolare nel Norwich City. Segnerà 39 gol in 103 presenze con i Canaries. Dopo tre anni il Nottingham Forest lo porta via sborsando la cifra record - per un giocatore di colore - di un milione di sterline. Fashanu ha appena vent'anni e sembra che la sua scalata verso la gloria non possa più terminare. E invece è l'inizio della fine. Si perché Justin ha un segreto. Un segreto che nel mondo del calcio ti costa un marchio indelebile e un trattamento da appestato: Justin è om...

2 agosto del 1980

ANGELA E MARIA: LA VITTIMA PIÙ GIOVANE DELLA STRAGE DI BOLOGNA E LA SUA MAMMA LETTERALMENTE DISINTEGRATA DALL’ESPLOSIONE   Il 2 agosto del 1980 nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna ci sono tante persone. Tra chi va e chi viene ci sono tre donne. Sono amiche, e hanno deciso di andare a passare insieme alcuni giorni sul Lago di Garda. Una di loro si chiama Maria Fresu, e porta con sé sua figlia Angela, di appena tre anni.  È un’operaia, lavora in una ditta di confezioni e può riprendere fiato dopo un anno di fatiche solo nelle prime due settimane di agosto. Maria ha sempre gli occhi puntati sulla sua piccolina. Una bambina dai capelli spettinati e dal temperamento vivace, che è stanca di starsene seduta e che scalpita per muoversi, divertirsi, giocare.  Ma in quella sala d’aspetto non c’è solo gente comune, gente che è stanca del caldo, che vuole andare in ferie, che pensa già al mare e alla montagna, alla famiglia da riabbracciare dopo tant...

L'assedio di Sarajevo

Uscire di casa. Andare a fare la spesa. Accendere il riscaldamento. Sono tutte azioni quotidiane che facciamo senza neanche pensarci troppo su. Viene difficile immaginare come, solo poco più di 20 anni fa, in un luogo non tanto lontano dall'Italia, tali azioni potessero costare immani sofferenze, o persino la vita, nella Sarajevo assediata dalle forze serbe. Per ben quattro anni la città rimase circondata, bersagliata di continuo dall'artiglieria. I cecchini erano ovunque, ed il grido 'Pazite, Snajper!', ovvero "Attenzione, cecchino" divenne la norma. Il celeberrimo viale del Drago di Bosnia divenne noto come 'Viale dei cecchini'. Attraversarlo significava rischiare la vita. Donne, bambini, personale ONU: tutti erano un possibile bersaglio per i cecchini serbi, e quasi 300 persone persero la vita solo in questa strada. Ma la fame ed il freddo uccisero più delle pallottole. Vennero tagliati i rifornimenti di gas, elettricità, ed acqua, e ben presto il f...

Baratto delle colpe

Visto il governo in carica il giorno del ricordo se possibile verrà oggi celebrato, se possibile, con ancora maggior retorica nazionalista e minore aderenza ai fatti.  Nel tentativo ormai riuscito di piegare a squallidi interessi di partito la ricostruzione dei tragici eventi che coinvolsero il confine orientale prima, dopo e durante la Seconda guerra mondiale, non c’è più spazio per un confronto serio che parta dai numeri e dai fatti. Questo sciatto revisionismo di stato prima di tutto è una violenza nei confronti delle cosiddette "vittime delle foibe”. Cioè di quella parte di innocenti che nell’ambito delle due ondate - a ridosso dell’armistizio del ‘43 e alla fine della guerra - furono infoibate nel corso di episodi di giustizia sommaria e rese dei conti. Come già stabilito in sede di ricerca da ogni storico di ogni orientamento politico, il fenomeno riguardò un numero di persone comprese tra le 3.000 alle 8.000; tra questi si annoveravano soldati, funzionari del regime, collab...

Truganini

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La donna nella foto, Truganini, è stata l’ultima abitante della Tasmania.  Per millenni l'isola situata a sud dell’Australia fu la patria dei Palawa. Con l'arrivo degli europei tra il 17esimo ed il 18esimo secolo, la storia della Tasmania cambiò radicalmente.  Già dal 1808 i coloni iniziarono i primi scontri per il controllo delle risorse alimentari dell’isola. In seguito gli scontri iniziarono a riguardare anche il "possesso" delle donne Palawa di ogni età. Ben presto iniziò la cosiddetta "Black War", con l'immunità giuridica per chi avesse ucciso un Palawa. Nel 1830 il numero dei Palawa presenti in Tasmania scese da 1500 a poche centinaia.  Nel 1829 un missionario inglese, George Robinson, incontrò una giovane Palawa, Truganini, figlia di un capo locale. La sua famiglia era stata massacrata dai coloni. Il missionario prese a cuore gli interessi dei - pochi - Palawa rimasti e propose di spostarli insieme nell'isola di Flinders, a nordest della Tasma...

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