Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta James Purdy

La versione di Geremia

Nel frattempo, un cambiamento strano stava intervenendo in me, poiché, avendo conosciuto lo zio Matt, cominciai, in una sorta di mondo di sogno, a pianificare la mia vita intorno a lui e alla vecchia dimora, e, mentre continuavo a sognare a occhi aperti, ero certo che le mie fantasticherie fossero pazzesche e senza fondamento, certo che non sarebbero approdate a niente, ma non c’era proprio nessuno nella mia vita tranne Della, la quale non vedeva l’ora che io fossi grande abbastanza per andarmene, e l’incontro con Matt mi aveva mostrato a un tratto, come alla luce di un lampo estivo, quanto vuota e insignificante fosse stata la mia sorte quotidiana. Se anche Matt fosse stato descritto ancor peggio di come lo dipingevano, credo che mi sarei sentito egualmente disposto a correre il rischio di «andare» con lui. E del resto, non mi aveva forse fornito un pretesto valido per aspettarmi qualcosa? il pretesto di «riordinare la sue carte», che a prima vista sarebbe sembrato idiota a chiunque,...

Rose e cenere

Così, quasi ogni sera, con la pioggia o il bel tempo, la nebbia o l’aria fina, Amos scarpinettava a passi lenti davanti al club fermandosi ogni tanto a guardar dentro. Quando alla fine localizzava Daniel Haws impalato là dentro e trasformato completamente dal farfallino, il cuore prendeva a battergli così rapidamente che doveva reggersi al pilastrino d’un cancelletto, mentre gli occhi gli si riempivano di lacrime. Sapeva che entro un cinque ore un sonnambulo con la faccia e il corpo di Daniel, ma con un’anima diversa, sarebbe andato a trovarlo nella sua celletta, gli avrebbe lisciati i capelli, avrebbe farfugliato parole di cieco affetto e, terminata la visita, se ne sarebbe tornato a cauti strascichii nella sua stanza, a completare il suo sonno. In quel momento invece, l’uno di fronte all’altro, separati dal buio, nella frizzante aria novembrina, solo Amos vedeva e capiva; Daniel guardava fuori nel buio e vedeva soltanto un lampione, così come, più tardi, nel suo sonnambulare avrebbe...

Rose e cenere

Quanto all’appetito di Eustace Chisholm per la corrispondenza degli altri, può darsi che avesse la sua genesi nella frequenza con la quale lui batteva le strade della città. A differenza delle piccole città, le grandi metropoli accolgono gente di passaggio senza fissa dimora che si porta dietro con noncuranza le sue lettere o le perde o le butta via. Per lo più i passanti non si prendono la briga di chinarsi a raccogliere tali lettere perché pensano che non debbano contener nulla che possa interessarli ma solo far perdere tempo. Per Eustace non era così. Lui studiava scrupolosamente le lettere trovate e non destinate a lui. Ai suoi occhi esse rappresentavano tesori di perfetta eloquenza. Per lui il paradiso sarebbe potuto consistere nella lettura dell’epistolario amoroso d’ogni scrittore, non importava se inconseguente o persino illetterato, che avesse scritto una vera lettera d’amore. Ciò che rendeva eccitante la ricerca era la possibilità di incappare in quella rara cosa: la voce au...

Rose e cenere

Continuò e continuò ancora in quella lettura, finché fu giunto all’ultima riga dell’ultima lettera. Se Amos fosse entrato nella sua stanza mentre stava leggendo quelle lettere, sapeva, sentiva più o meno che si sarebbe finalmente arreso al ragazzo e sarebbe rimasto con lui, sarebbe impazzito, impazzito di felicità. Ma Amos non varcò quella porta e entro breve Daniel se ne sarebbe andato via per sempre. Ciò nonostante, rimase in quella posizione, lì a terra, ancora per un po’, immobile, con tutt’intorno le lettere sparse. Immaginò, vide, la Cugina Ida alzarsi alle cinque per fare le sue abluzioni, muoversi pesantemente tra i convolvoli e i girasoli, ascoltare il canto del tordo, cacciar via tutte le ghiandaie che le hanno sporcate le lenzuola appena lavate e, ogni sera, in tempo per l’ultimo treno per Chicago, scrivere una letterina a Amos… James Purdy

Etichette

Mostra di più