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La ragazza dell’addio

Il silenzio di lei dopo questa frase era attento, e dolcemente intenso. La conosceva bene, ed era come se sentisse i suoi pensieri: speranza e incertezza. Provò impulsivo il desiderio di farle una carezza sul capo, poteva essere per i tre bitter, ma forse no. Quando era vicino a Milla si trovava bene, non si accorgeva che non era una bella ragazza, e non gli sembrava poi di provare tanta indifferenza per lei. Anche l'ultima volta che era stato lì, e l'aveva baciata, si era sentito trasportato verso di lei, poi non si era fatto più vedere per un mese perché non voleva cedere. Non gli piaceva essere costretto, spinto dalla vita a fare una cosa: avrebbe voluto decidere da sé. Ma la vita spinge tutti, pensò, forse non decidiamo mai nulla da noi. «Ma hai la mano tutta graffiata», lei disse guardandogli il palmo della destra. «Che cosa hai fatto?». «Le rose», egli disse. Rise. «Le rose hanno sempre le spine». Giorgio Scerbanenco

FramMenti

Avevo già passato i trent’anni e avrei dovuto imparare qualche cosa da quello che mi era successo. Ma solo più tardi imparai che non s’impara quasi mai niente. Noi rimaniamo sempre gli stessi. Le esperienze della vita, gli insegnamenti delle persone più sagge, ci impolverano un poco, come quando camminiamo per una vecchia strada di campagna, ma basta soffiare su quel po’ di polvere perché noi ritorniamo tali e quali come eravamo prima di ogni insegnamento. Così continuai a commettere gli stessi errori. Giorgio Scerbanenco

Buonanotte del 26 ottobre 2013

Ma nessuno può dire che cosa sia saggio o no, nessuno lo sa, se non molto dopo, troppo dopo, quando riesce a capire se quello che ha fatto dieci anni prima era saggio oppure non lo era, quando ormai non gli serve più a niente capire. Giorgio Scerbanenco

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