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Valerio Magrelli

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Raccoglimento Mia debolezza, debolezza mia, ma che devo fare con te? Ho cinquant’anni e tremo quando tuona, e sbaglio ancora posto come quando sbagliai banco all’asilo. Ho un corpo trapunto da graffe, il sonno come un campo di macerie, la forza che si sbriciola, la memoria in frantumi, e in questo Grande Sfascio l’unica intatta resti tu, mia ferita, mio Graal, codice a barre di un estraneo che è leso, che è fallato, che è costretto a essere me. Mia debolezza, talpa del nemico, creaturina indifesa che mi rendi indifeso, il solo, vero premio della morte sarà saperti morta insieme a me, mio motore, mio orrore, mia consustanziale sconfitta.

Nature e venature

Amo i gesti imprecisi, uno che inciampa, l’altro che fa urtare il bicchiere, quello che non ricorda, chi è distratto, la sentinella che non sa arrestare il battito breve delle palpebre, mi stanno a cuore perché vedo in loro il tremore, il tintinnio familiare del meccanismo rotto. L’oggetto intatto tace, non ha voce ma solo movimento. Qui invece ha ceduto il congegno, il gioco delle parti, un pezzo si separa, si annuncia. Dentro qualcosa balla. Valerio Magrelli (Roma, 1957), da Nature e venature (Mondadori, 1987)

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