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Dubita e girovaga

Rebecca camminava nell’altra stanza facendo ticchettare i tacchi. Era un suono che di solito mi faceva salire l’acquolina in bocca. Quella volta dovetti affrettarmi a sbaraccare tutti i fogli che avevo davanti e buttarli nel cassetto alla rinfusa. Afferrai il suo portatile e mi piazzai a un millimetro dallo schermo. Quando entrò, le lanciai solo una veloce occhiata, per poi tornare con la faccia nel computer. Riuscii a vedere soltanto un ammasso di colori, ma capii comunque cosa indossava. Portava le autoreggenti nere che le salivano per tutta la gamba per poi fermarsi a dieci centimetri dall’inguine in un trionfo di intarsi e ghirigori, una gonna sbarazzina e fumosa, morbida, che quando la toccavi saliva su da sola. Poi, indossava la maglietta che le avevo regalato io, quella con lo scollo a V che le lasciava scoperto un accenno di seno, giusto giusto per farmi girare la testa. Si avvicinò ed era incazzata, lo capivo dal rumore dei suoi passi. Si fermò a un metro da me. Mi squadr...

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