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Jacek Kurdula

In effetti fu questo per te l’Italia: sette in un capanno sperduto tra i terreni di Cerignola, tu e altri sei tunisini, o chissà da dove cazzo venivano. Alle cinque passava il capo col camion, vi scaricava in campagna a tirare pomodori in un cassone, fino alle nove di sera, fino a quando il maledetto sole la smetteva di frustarti la schiena. Le ossa, quel che ne restava a tenerti ancora in piedi, te le raddrizzavi su un materasso lercio buttato per terra tra i piedi di Habib, la testa di Mohammed e chissà cosa di Mircea. E poi di nuovo, le cinque di mattina, buio, il capo a caricarvi sul camion, tra donne che tornavano dalla strada e altre che prendevano il loro posto. Voi, tu, tutti insieme, come quarti di bue. Il motore dell’economia, la massa da spremere, il carburante del made in Italy. Era passata anche quell’estate, e avevi deciso di ritornare in Polonia dalla tua famiglia. Erano lì ad aspettarti: quando torni Jacek? Una volta a casa, ti guardasti intorno. Quel p...

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