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La parola guerra viene dal germanico werra, e significa ‘mischia’. La guerra è prima di tutto un incontro tra corpi umani, ed è una delle attività che amiamo di più, che ci dà più piacere. La guerra è, per chi sa amare, un sottoinsieme dell’amore. È la capacità di riconoscere l’assurdità dell’essere umani, dell’essere tanto staccati quanto legati alla vita. Per chi non sa amare, è invece la guerra a contenere l’amore, e tutto diventa un atto di guerra. L’amore per i propri compagni di guerra, spiegava ad esempio Kipling, “sorpassa l’amore per le donne”. ‘Kameradschaft’ è il termine con cui i tedeschi chiamano la relazione intimissima che nasce tra commilitoni. Riportava James Hillman che un soldato francese disse di aver vissuto in trincea «l’esperienza umana più tenera» della sua vita. E da millenni leggiamo le catastrofi naturali come dichiarazioni di guerra della natura contro di noi, ma questo è tanto arrogante quanto dannoso. Andrea Colamedici 

Vocazione

La vocazione ha a che fare con il sentirsi chiamati a fare qualcosa, con il senso di destino, con l’intuizione che ci sia un senso nella vita, un compito da svolgere. Nella vocazione sei libero di tradire anche il talento. La vocazione ha a che fare con la strada che ha un cuore, come diceva Castaneda. Ma la strada che ha un cuore non ti porta chissà dove perché tutte le strade portano nello stesso posto, cioè da nessuna parte. Seguire la strada che ha un cuore significa seguire una via in cui sei leggero libero dagli affanni della vita. Una volta ascoltata la tua vocazione serve un progetto. L’azione porta a terra qualcosa che avevi solo immaginato Seguire la strada che ha un cuore ha a che fare con quello che in filosofia si chiama fioritura personale. Andrea Colamedici & Maura Gancitano

Buonanotte del 2 giugno 2020

Nessuna conquista è per sempre, nessuna dittatura è per sempre, nonostante l'entusiasmo o la disperazione possano far sembrare vero il contrario. Bisogna continuare a difendere la libertà anche quando tutto sembra perduto e agire di conseguenza. Perché ci si abitua a tutto: ma quando abituarsi significa rinunciare alla libertà bisogna agire e riprendersela, a ogni costo. Per questo Lei dovrebbe sempre domandarsi: a cosa mi sono abituata senza rendermene conto? — Maura Gancitano e Andrea Colamedici, Liberati della brava bambina. Otto storie per fiorire.

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