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Zlata

 Lunedì 31 maggio 1993 Cara Mimmy, sono terribilmente giù di morale. Sono annoiata e depressa. Motivo numero uno: non c'è scuola perché è la festa di Bairam. Numero due: è venuta a mancare anche quel poco di elettricità che riusciamo ad avere con un cavo, quindi addio musica, addio film, addio luce. Siamo nuovamente nelle tenebre, sprofondati nelle tenebre. Papà ascolta delle notizie deprimenti. Numero tre: a partire da giovedì, i bombardamenti sono ripresi in modo selvaggio. PUAH! Ieri i cannoneggiamenti sono continuati in modo incessante dalle quattro del mattino fino alle dieci di sera. Sono cadute dalle tre alle quattro bombe al minuto. Bentornati in cantina! Questa mattina abbiamo saputo che l'UNPROFOR ha contato millecento bombe, però secondo Nedo si tratta solo del 60%, perché l'UNPROFOR riesce a contare solo il 60% delle bombe lanciate. In tutto quindi erano duemila bombe. Cioè tre, quattro al minuto. Ecco perché sono giù di morale. Che tutto stia per ricominciare u...

Una bambina racconta Sarajevo

Domenica 17 ottobre 1993 Cara Mimmy, ieri i nostri «amici su in collina» ci hanno rammentato che sono sempre là, e che possono uccidere, ferire, distruggerci… Ieri è stata davvero una giornata spaventosa. 590 bombe. Dalle 4,30 del mattino fino alla sera. Sei morti e cinquantasei feriti. Questo è il bilancio della giornata di ieri. Souk-bunar è stato il quartiere più preso di mira. Non abbiamo notizie della zia Melica. Dicono che metà delle case siano state sventrate. Siamo scesi in cantina. In quella fredda, buia, stupida cantina che odio con tutte le nostre speranze. Sembrava che non dovesse più accadere, che fosse la fine, che tutto sarebbe finito ben presto.  CHE QUESTA STUPIDA GUERRA SAREBBE TERMINATA!  Signore, perché rovinano tutto quello che abbiamo? A volte penso che sarebbe meglio se continuassero a bombardare; eviteremmo 'così di dover fare la terribile fatica di riabituarci. Si tira un attimo il fiato, e poi tutto RICOMINCIA. Sono convinta che non finirà mai. Alcuni...

Una giornata davvero penosa

Cara Mimmy,  con il convoglio di ieri sono partite tantissime persone. Tutta gente famosa. Mamma ha detto: «Sarajevo sta partendo». I miei genitori conoscevano molte di queste persone, hanno parlato con loro e le hanno salutate. Prima di partire continuavano a dirsi: «Un giorno ci rivedremo». Era molto triste. Triste e demoralizzante. Il 14 novembre 1992 è una data che Sarajevo non dimenticherà. Queste scene mi ricordano i film sugli ebrei della seconda guerra mondiale. Quando siamo rientrati a casa era tornata l'elettricità. Papà è andato subito in cantina per tagliare un po’ di legna con la sega elettrica. A un certo punto, però, è tornato su di corsa con le mani coperte di sangue. L'emorragia non accennava a fermarsi, così mamma l'ha portato al pronto soccorso. Da lì lo hanno mandato all'ospedale, dove gli hanno dato dei punti, gli hanno fatto un'iniezione antitetanica, e gli hanno detto di tornare per un controllo ogni tre giorni. È stato fortunato, avrebbe potu...

Diario di Zlata

Lunedì 19 aprile 1993 Cara Mimmy, sono cresciuta. Non mi va più bene niente. Tutto mi è diventato troppo piccolo, stretto e corto. Mi sono messa d'accordo con Braco per vedere se posso usare alcuni degli abiti di Martina; anche Keka mi ha autorizzato per lettera. Sono andata da lui oggi. Sono entrata nella stanza di Martina e Matej. La stanza era vuota, c'erano solo le loro fotografie, alcune delle cose che a loro non servivano; i vetri erano rotti, c'era polvere dappertutto. La stanza è triste, proprio come me. C'è voluto un po’ di tempo prima che mi ricordassi il motivo per cui ero andata là. Fra le cose di Martina ho trovato una gonna nera patchwork, delle scarpe da tennis bianche, delle scarpe da pioggia e un paio di scarpe più femminili. Mi è venuto in mente ciò che Keka aveva scritto nella lettera: «Prendi tutto quello che possa rallegrare la tua giornata, Zlata, e goditelo, se puoi, perché sappi che domani la situazione potrebbe essere diversa». Ciò che rallegrer...

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