Emma di cielo bagnata
Avevo compiuto dieci anni in quella lontana primavera, quando ci portarono in fila allo stadio della città. Dovevamo assistere all’impiccagione di un giovane. Così ci dissero quella mattina, nella scuola di campagna. Il condannato era un poeta che scriveva versi. «É per il bene delle vittorie!» – ci dicevano le maestre. Appena giungemmo sul posto della gjama , davanti ai nostri occhi si affacciava la forca con il cappio. Come bambini curiosi ci fecero sedere davanti al boia, per vedere da vicino come veniva castigato un “nemico” della Causa . «Dobbiamo schiacciare la testa ai nemici del popolo» – ripetevano continuamente con il megafono tra la gente. Mi si è congelato il sangue quando il boia tirò la corda, spegnendo per sempre lo sguardo dolce del poeta. Qualcuno tra la folla si coprì gli occhi con la mano, altri incitavano la gente a sputare sul volto del giustiziato. La sera tornammo nel villaggio senza voltarci indietro. I nostri volti divennero gelidi, oscuri come il fango. Non ho...