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Lettera a Michel Pol

Lei mi chiede delle mie idee su Aspettando Godot, di cui mi fate l'onore di donare alcuni estratti al Club d'essai, e allo stesso tempo delle mie idee sul teatro. lo non ho alcuna idea sul teatro, non lo conosco affatto, non ci vado. Questo è ammissibile. Ma ciò che lo è indubbiamente meno, in queste condizioni, è soprattutto il fatto di scrivere un'opera teatrale e subito dopo averlo fatto non avere delle idee neanche su di essa. Questo, purtroppo, è il mio caso. Non è dato a tutti di poter passare dal mondo che si apre sotto la pagina a quello dei guadagni e delle perdite per poi ritornarvi nuovamente, imperturbabile, come se si passasse dal lavoro al Café du Commerce. Su quest'opera non so niente di più di chi riesce a leggerla con attenzione. Non so in quale spirito io l'abbia scritta. Sui personaggi non so niente più che ciò che dicono, ciò che fanno o ciò che accade loro. Del loro aspetto ho dovuto indicare il poco che sono riuscito a intravedere. Le bombette,...

FramMenti

Calma perfetta, poi un mormorio, un nome, un nome mormorato, nel dubbio, nella paura, nell'amore, nella paura, nel dubbio, vento d'inverno fra i rami scuri, mare freddo tranquillo che si sbianca che sussurra alla spiaggia, che striscia, s'affretta, si gonfia, si placa, muore, dal nulla venuto, al nulla ritornato.  (Samuel Beckett, Watt) 

FramMenti

È al mattino che bisogna nascondersi. La gente si sveglia, fresca ed efficiente, assetata d’ordine, di bellezza e di giustizia, ed esige la contropartita. — Samuel Beckett, Molloy, 1951

FramMenti

Perché non saper nulla, è cosa da nulla, non voler saper nulla anche, ma non poter saper nulla, sapere di non poter sapere nulla, ecco per dove passa la pace, nell'anima del ricercatore incurioso. Proprio allora comincia la vera divisione, di ventidue per sette per esempio, e i quaderni si riempiono finalmente di vere cifre. Ma in proposito non vorrei affermare niente.   S. Beckett, “Molloy” in Trilogia, Einaudi

Samuel Beckett

 Che farei Che farei senza questo mondo senza faccia né domande dove essere non dura che un attimo dove ogni istante si versa nel vuoto nell’oblio di essere stato senza quest’onda dove alla fine corpo e ombra sprofondano insieme che farei senza questo silenzio abisso dei bisbigli ansimante furioso verso il soccorso verso l’amore senza questo cielo che si innalza sulla polvere delle sue zavorre che farei farei come ieri come oggi guardando dal mio oblò se non sono solo a errare e girare lontano da ogni vita in uno spazio burattino senza voce tra le voci rinchiuse con me.

FramMenti

Si continua a dilazionare il momento dell'azione per paura di passare all'azione troppo presto e il giorno passa, passa e va nella più completa inazione.   (S. Beckett)

FramMenti

Eh sì, così poco da dire, così poco da fare, e una tale paura, certi giorni, di trovarsi con delle ore davanti a sé. Prima del campanello del sonno, e più niente da dire, più niente da fare, che i giorni passano, certi giorni passano, passano e vanno, senza che si sia detto niente, o quasi, senza che si sia fatto niente, o quasi. È questo il pericolo. Da cui ci si deve guardare.  (S. Beckett)

Buonanotte del 11 settembre 2020

Stamane bella passeggiata con mio padre, che invecchia con una filosofia piena di grazia. Paragonato api e farfalle con elefanti e pappagalli e parlato di contratti con il livellatore. Si ficcava tra le siepi e scavalcava muretti con l'aiuto della mia spalla, bestemmiava e si fermava a riposare con la scusa di ammirare il paesaggio. Non avrò nessun altro come lui. Samuel Beckett a Thomas McGreevy il 23 aprile 1933 (dalle Lettere, Adelphi).

Buonanotte del 4 agosto 2020

…ma ecco, fa venire un brivido di freddo, sentirsi così lontani, il cuore non c’è più, il cuore che c’era, in mezzo ai rovi, cullato dall’ombra, si prova il mare, si prova la città, ci si cerca in montagna ed in pianura, che cosa volete, si desidera, si desidera essere nel proprio angolo, non è l’amore, non è la curiosità, si è inquieti, è la stanchezza, ci si vuol fermare, non viaggiare più, non cercare più, non mentire più, non parlare più, chiudere gli occhi, ma i propri occhi, mettersi la mano sopra che cosa, e dopo le cose non si trascineranno più per le lunghe. — Samuel Beckett, L'innominabile

Buonanotte del 9 maggio 2020

Ecco dunque che il tempo mi risulta diviso in cinque. In cinque cosa? Non so. Tutto si divide in se stesso, suppongo. Se mi rimetto a voler riflettere va a finire che mi perdo il mio decesso. Devo dire che questa prospettiva ha qualcosa d’attraente. Ma sono sull’avviso. Da qualche giorno trovo qualcosa d’attraente in tutto quanto. — Samuel Beckett, Aspettando Godot

Buongiorno del 5 dicembre 2013

Non voler dire, non sapere ciò che si vuol dire, non poter dire ciò che si crede di voler dire, e dire sempre, o quasi, ecco cosa è importante non perdere di vista, nell’ardore della stesura. Samuel Beckett - Molloy

Buongiorno del 22 novembre 2013

Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio. Samuel Beckett

Aspettando Godot

Pozzo. Le lacrime del mondo sono immutabili. Non appena qualcuno si mette a piangere, un altro, chi sa dove smette. E così per il riso. Non diciamo troppo male, perciò, della nostra epoca; non è più disgraziata delle precedenti. Ma non diciamone neanche troppo bene. Non parliamone affatto. Samuel Beckett

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