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FramMenti

Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e raso terra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici. Henry David Thoreau - Nazim Hikmet e altri

Angina pectoris

"Se qui c’è la metà del mio cuore, dottore, l’altra metà sta in Cina nella lunga marcia verso il Fiume Giallo. E poi ogni mattina, dottore, ogni mattina all’alba il mio cuore lo fucilano in Grecia. E poi, quando i prigionieri cadono nel sonno quando gli ultimi passi si allontanano dall’infermeria il mio cuore se ne va, dottore, se ne va in una vecchia casa di legno, a Istanbul. E poi sono dieci anni, dottore, che non ho niente in mano da offrire al mio popolo niente altro che una mela una mela rossa, il mio cuore. È per tutto questo, dottore, e non per l’arteriosclérosi, per la nicotina, per la prigione, che ho quest’angina pectoris… Guardo la notte attraverso le sbarre e malgrado tutti questi muri che mi pesano sul petto il mio cuore batte con la stella più lontana."   (Nazim Hikmet)

La bambina di Hiroshima

Apritemi sono io… busso alla porta di tutte le scale ma nessuno mi vede perché i bambini morti nessuno riesce a vederli.  Sono di Hiroshima e là sono morta tanti anni fa. Tanti anni passeranno. Ne avevo sette, allora: anche adesso ne ho sette perché i bambini morti non diventano grandi.  Avevo dei lucidi capelli, il fuoco li ha strinati, avevo dei begli occhi limpidi, il fuoco li ha fatti di vetro. Un pugno di cenere, quella sono io poi il vento ha disperso anche la cenere.  Apritemi; vi prego non per me perché a me non occorre né il pane né il riso: non chiedo neanche lo zucchero, io: a un bambino bruciato come una foglia secca non serve.  Per piacere mettete una firma, per favore, uomini di tutta la terra firmate, vi prego, perché il fuoco non bruci i bambini e possano sempre mangiare lo zucchero. 6 Agosto 1945 ... Nazim Hikmet 

Nazim Hikmet

Alla vita La vita non è uno scherzo. Prendila sul serio come fa lo scoiattolo ad esempio senza aspettarti nulla dal di fuori o da di là. Non avrai altro che vivere. La vita non è uno scherzo. Prendila sul serio ma sul serio al punto che messo contro un muro ad esempio con le mani legate o dentro un laboratorio col camice bianco e gli occhiali tu muoia affinché vivano gli uomini, gli uomini di cui non conosci la faccia e morrai sapendo che nulla è più bello, più vero della vita. Prendila sul serio. Ma sul serio al punto che a settant'anni ad esempio pianterai ulivi non perché restino ai tuoi figli, ma perché non crederai alla morte pur temendola, e la vita sulla bilancia peserà di più.

Nazim Hilmet

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Alla Vita La vita non è uno scherzo. Prendila sul serio come fa lo scoiattolo, ad esempio, senza aspettarti nulla dal di fuori o nell’al di là. Non avrai altro da fare che vivere. La vita non è uno scherzo. Prendila sul serio ma sul serio a tal punto che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate, o dentro un laboratorio col camice bianco e grandi occhiali, tu muoia affinché vivano gli uomini gli uomini di cui non conoscerai la faccia, e morrai sapendo che nulla è più bello, più vero della vita Prendila sul serio ma sul serio a tal punto che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi non perché restino ai tuoi figli ma perché non crederai alla morte pur temendola, e la vita peserà di più sulla bilancia.

Nazım Hikmet

Il 3 giugno del 1963, muore a Mosca Nazim Hikmet Finch'é ancora tempo, mio amore, e prima che bruci Parigi finch'é ancora tempo, mio amore, finch'é il mio cuore è sul suo ramo vorrei una notte di maggio sul lungosenna Voltaire baciarti sulla bocca... Finch'é ancora tempo mio amore. (Finch'é ancora tempo)

Spogliato

Mi sono spogliato dell'idea della morte ho infilato il fogliame di giugno dei viali quello di maggio era un po’ giovanile per me tutta un'estate mi attende tutta un'estate in città con le sue pietre il suo asfalto fuso le sue gazzose il suo ghiaccio le sue sale di cinema sudate gli attori di provincia con voce rotonda con i suoi tassì che spariscono nei grandi giorni delle partite con i suoi alberi nel parco dell'Hermitage che sembran quinte di carta sotto la luce delle lampade forse con le canzoni messicane o i tamtam del Ghana con le poesie che leggerò al balcone e con i tuoi capelli un po’ accorciati tutta un'estate di città mi attende ho infilato il fogliame di giugno dei viali mi sono spogliato dell'idea della morte. — Nazim Hikmet; Mosca, 1962.

Buonanotte del 15 giugno 2014

Il più bello dei mari è quello che non navigammo. Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto. I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti. E quello che vorrei dirti di più bello non te l’ho ancora detto. Nazim Hikmet

Sul serio

La vita non è uno scherzo prendila sul serio ma sul serio a tal punto che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate… tu muoia affinché vivano gli uomini gli uomini di cui non conoscerai la faccia e morrai sapendo che nulla è più bello, più vero della vita. Prendila sul serio ma sul serio a tal punto che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi non perché restino ai tuoi figli ma perché non crederai alla morte pur temendola e la vita peserà di più sulla bilancia. Nazim Hikmet

Durante tutto il viaggio

Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me non dico che fosse come la mia ombra mi stava accanto anche nel buio non dico che fosse come le mie mani e i miei piedi quando si dorme si perdono le mani e i piedi io non perdevo la nostalgia nemmeno durante il sonno. Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me non dico che fosse fame o sete o desiderio del fresco nell’afa o del caldo nel gelo era qualcosa che non può giungere a sazietà non era gioia o tristezza non era legata alle città alle nuvole alle canzoni ai ricordi era in me e fuori di me. Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me e del viaggio non mi resta nulla se non quella nostalgia. Nazim Hikmet

Buonanotte del 13 novembre 2012

Meno male che ho amato la tristezza soprattutto la tristezza che c’è nell’occhio delle pietre del mare dell’essere umano e ho amato la gioia improvvisa. Nazim Hikmet

Buongiorno del 10 luglio 2012

Il più bello dei mari è quello che non navigammo. Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto. i più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti. E quello che vorrei dirti di più bello non te l'ho ancora detto. Nazim Hikmet

Vivi, credi ...

Non vivere su questa terra come un estraneo o come un turista della natura. Vivi in questo mondo come nella casa di tuo padre. Credi al grano, alla terra, all’uomo. Ama le nuvole, le macchine, i libri ma prima di tutto ama l’uomo. Senti la tristezza del ramo che secca dell’astro che si spegne, dell’animale ferito che rantola ma prima di tutto senti la tristezza e il dolore dell’uomo. N. Hikmet

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