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Una grande esplosione

Sto perdendo le passioni, forse è questo il motivo. Non mi diverte o entusiasma praticamente più niente. Difficile condividere qualcosa con gli altri, quando non si ha proprio nulla da condividere. A parte questo imperterrito estraniamento pressoché totale. Ci vorrebbe una grande esplosione. Un accadimento positivamente deflagrante. Qualcosa che mi trasformi in un proiettile e che mi schizzi via da qui, verso qualcosa di ignoto, se possibile migliore. E invece mi adopero con costanza maniacale affinché nella mia vita non ci siano mai sconvolgimenti o scarti di traiettoria anche minimi. Resto perennemente sospeso tra il terrore di perdere quel nulla che ho conquistato e l’angoscia che tutto resti come adesso, triste e desolante. Arturo Folletti

Sindrome di Stoccolma

Ho un garbuglio di pensieri in testa che non credo di essere capace di sbrogliare. E’ come a scuola con l’algebra. Tutta quella serie di numeri strani che restavo lì a fissare per minuti. Sudavo, guardavo l’orologio, cercavo di copiare. Non capivo che ci dovessi esattamente fare con tutti quei dannati numeri. Mi facevano impazzire. Allora consegnavo il foglio in bianco e andavo in bagno a fumare. Poi sono arrivate le donne e le donne sono molto più complicate dell’algebra. Hanno bisogno di attenzioni, di salti mortali, di un impegno sovrumano costante, di preliminari, di supplementari. Hai ragione quando dici che provo a tenerti lontana, il problema è che non ci riesco mai. Mi arrendo. Alzo bandiera bianca. Hai vinto. Tu hai vinto e io ho perso. Pensa che quando ci frequentavamo mi sentivo così in colpa quando mi adoperavo così diligentemente per portare la cosa con i piedi sulla terra. La cosa non aveva nome. Era semplicemente la, virgolette, cosa. Mi addolorava farti soffrire, ma se...

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