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Buonanotte del 4 marzo 2020

Capita che sfiori la vita di qualcuno, ti innamori e decidi che la cosa più importante è toccarlo, viverlo, arrivare a riconoscersi… sentire che non ne puoi più fare a meno… e cosa importa se per avere tutto questo devi aspettare 53 anni 7 mesi e 11 giorni notti comprese? — Gabriel Garcia Marquez su “L’attesa, singolare, femminile?” di Nicoletta Cinotti

Ciliegie

Le nostre emozioni sono come le ciliegie: una tira l’altra e una è diversa dall’altra. A un certo punto però arrivi al nocciolo, a quella parte dell’emozione che non è più nutriente: è solo legnosa. A quel punto è necessario lasciarle andare, anche se non abbiamo capito tutto, anche se non sappiamo perché di ogni cosa. Pretendere di finire quell’emozione ci costringerebbe a tenere il nocciolo in bocca e ci impedirebbe di prendere altre ciliegie. Quando arriva un’emozione spiacevole noi tendiamo a tenerla dentro troppo tempo, perché vogliamo capire perché è arrivata, come fare a non farla tornare, e la mastichiamo infinite volte senza riuscire a trasformare quel nocciolo in un frutto gustoso come quello che abbiamo appena mangiato. Lo facciamo in particolare con le emozioni negative ed è così che diventano elementi di cronicità. A volte, addirittura, non contenti, le andiamo a ripescare volontariamente per vedere se riusciamo a digerirle. È importante imparare. È importante riconoscere...

Aspetta

Un ragazzo doveva convincere il mulo che aveva caricato a muoversi. Più lo tirava più lui stava fermo. Come un mulo. Il nonno del ragazzo, sentendo il frastuono crescente dell’incitamento a muoversi è arrivato e ha detto al ragazzo: ” Prendi le redini e mettiti a fianco a lui, guardando nella direzione in cui vuoi andare. E aspetta. Prima o poi si muoverà”. Lui ha fatto così, si è messo a fianco del mulo e ha aspettato, senza tirare, senza spingere e dopo un po’ si è mosso. E sono andati nella stessa direzione. — Nicoletta Cinotti

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