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FramMenti

Quanto poco basta per commuovere il cuore di un uomo che invecchia, nel quale il ricordo diventa rimpianto! Guy De Maupassant, Forte come la morte, 1889, parte I, 3

Buonanotte del 18 ottobre 2020

Niente è più dolce, niente dona alla pelle una sensazione più delicata, più raffinata, più rara del pelo caldo e vibrante di un gatto.  Guy de Maupassant

Solitudine

«No, nessuno comprende gli altri, checché si pensi, checché si dica, checché si tenti. La terra sa forse che cosa avviene nelle stelle gettate lassù? Ebbene, non maggiormente l'uomo sa quello che avviene in un altro uomo. Noi siamo lontani uno dall'altro più di quegli astri, siamo soprattutto isolati, perché il pensiero è insondabile. Conosci qualcosa di più spaventoso di questo sfiorare essere che non possiamo penetrare? Ci amiamo l'un l'altro come se, incatenati vicinissimi, tendessimo le braccia senza riuscire a congiungerci. Ci travaglia un torturante bisogno d'unione, ma tutti i nostri sforzi rimangono sterili, i nostri abbandoni inutili, le nostre confidenze infruttuose, i nostri amplessi impotenti, le nostre carezze vane. Quando vogliamo compenetrarci, gli slanci dell'uno verso l'altro non fanno che urtarci l'uno contro l'altro. E io ho un bel volere donarmi interamente, aprire tutte le porte della mia anima: ma non riesco ad abbandonarmi. Co...

Buonanotte del 29 ottobre 2017

Qualunque cosa tentiamo, qualunque cosa facciamo, qualunque sia lo slancio del nostro cuore, l'appello delle nostre labbra e la stretta delle nostre braccia, siamo sempre soli. Guy de Maupassant, estratto da Solitudine, 188

I pazzi

I pazzi mi attirano: essi vivono in un paese misterioso di sogni bizzarri, in quella nube impenetrabile della demenza ove tutto quello che hanno visto sulla terra, tutto quello che hanno amato, tutto quello che hanno fatto ricomincia per loro in una esistenza immaginata di la da tutte le leggi che governano le cose e regolano il pensiero umano. Per loro l’impossibile non esiste più, l’inverosimile scompare, il fantastico diventa costante, il soprannaturale familiare. Questa vecchia barriera, la logica; questa vecchia muraglia, la ragione; questa vecchia scala delle idee, il buon senso, si sbriciolano, si abbattono, si sfasciano davanti alla loro immaginazione lasciata libera, fuggita nel paese illuminato della fantasia, e che corre con balzi favolosi e non più fermata da nulla. Per loro tutto capita e tutto può capitare. Non fanno sforzi per vincere gli avvenimenti, per piegare le resistenze, per rovesciare gli ostacoli. Basta un capriccio della loro volontà illusionante perché sian...

Buonanotte del 5 novembre 2016

Restiamo soli nonostante tutti i nostri sforzi, e restiamo liberi nonostante tutti gli abbracci. Nessuno mai appartiene a nessuno. Ci si presta, nostro malgrado, al gioco civettuolo o appassionato del possesso, ma non ci si dà mai. — Guy de Maupassant

La notte

Amo appassionatamente la notte. L'amo come si ama la patria o l'amante, di un amore istintivo, profondo, invincibile. L'amo con tutti i miei sensi, con gli occhi che la vedono, con l’odorato che la respira, con le orecchie che ne ascoltano il silenzio, con tutta la mia carne che le tenebre accarezzano. Le allodole cantano nel sole, nel cielo sereno, nell’aria calda, nell’aria fresca dei chiari mattini. Il gufo fugge nell'oscurità, nera macchia che passa attraverso lo spazio nero, e, rallegrato, inebriato dalla nera immensità, lancia il suo strido vibrante e sinistro. Il giorno mi stanca e m'annoia. È brutale e rumoroso. Mi alzo a fatica, mi vesto svogliatamente, esco di cattivo umore, e ogni passo, ogni movimento, ogni gesto, ogni parola, ogni pensiero mi stancano come se sollevassi un pesante fardello. Ma quando il sole tramonta m'invade una gioia confusa, una gioia di tutto il corpo. Mi sveglio, mi animo. A mano a mano che l’ombra s'infittisce mi sento un...

Guy de Maupassant

Il 5 agosto 1850, nasce a Tourville-sur-Arques lo scrittore francese Guy de Maupassant Ho un bel volere aprire tutte le porte della mia anima: non riesco ad abbandonarmi. Conservo in fondo, proprio nell'intimo, quel luogo segreto di ME dove nessuno penetra. Nessuno può scoprirlo, entrarvi, perchè nessuno m'assomiglia, perchè nessuno comprende nessun'altro. (Solitudine)

Su Émile Zola

Zola può essere un interessante «caso» per chi cerca nella vita degli uomini e negli oggetti di cui si circondano le spiegazioni ai misteri del loro spirito. Tanto in campagna quanto a Parigi, questo ardente nemico dei romantici si è creato degli interni completamente romantici. Le pareti della sua camera di Parigi sono ricoperte di antichi arazzi; un letto Enrico II campeggia nel bel mezzo della vasta stanza, illuminata da antiche vetrate da chiesa che proiettano la loro luce maculata su mille cianfrusaglie fantasiose, del tutto inattese in questo vero e proprio antro dell’intransigenza letteraria. Dappertutto stoffe antiche, antiquati ricami di seta, secolari paramenti d’altare. A Médan la decorazione è la stessa. L’abitazione, una torre a pianta quadrata ai cui piedi si rannicchia una microscopica casetta come un nano che si accosti a un gigante, è situata lungo la linea ferroviaria dell’Ouest; a ogni istante, i treni che vanno e vengono sembrano quasi attraversare direttamente...

La piccola Roque

Venne l’autunno, caddero le foglie. Cadevano giorno e notte, calavano volteggiando, tonde e leggere, lungo i grandi tronchi; e già si cominciava a vedere il cielo, attraverso i rami. Ogni tanto, allorché una ventata passava sulle cime, quella pioggia lenta e continua s’ispessiva improvvisamente, diventava come un acquazzone appena frusciante che copriva il muschio con uno spesso tappeto giallo che scricchiolava un poco sotto il passo. Ed il mormorio quasi impercettibile, l’ondeggiante mormorio della caduta, continuo, dolce e triste, pareva un lamento, e le foglie che seguitavano a cadere parevano lacrime, grandi lacrime versate dai grandi alberi tristi che piangevano giorno e notte sulla fine dell’anno, sulla fine delle tiepide albe e dei dolci crepuscoli, sulla fine dei caldi venticelli e dei limpidi soli, e fors’anche sul delitto che avevano visto commettere sotto la loro ombra, sulla fanciulla violata ed uccisa ai loro piedi. Piangevano nel silenzio del bosco deserto e vuoto, del b...

Una vita

Aveva tutte le manie dei solitari. La minima cosa fuori posto, un po’ più qua o un po’ più là, la irritava. Spesso Rosalia la obbligava a camminare e la portava là sulla strada, ma non eran passati venti minuti che Giovanna dichiarava di non poterne più e si sedeva sull’orlo d’un fosso. Impigriva, non avrebbe voluto più muoversi, non le piaceva che il letto. Una sola abitudine le era rimasta fin dall’infanzia, ed era d’alzarsi di colpo dopo aver bevuto il suo caro caffellatte. Come allora, ella teneva esageratamente al suo caffellatte, e ne avrebbe sentito la mancanza più di non si sa che. Attendeva ogni mattina Rosalia con un’impazienza quasi un po’ sensuale, attendeva che Rosalia posasse la tazza sul comodino, per mettersi a sedere sul letto e la vuotava subito subito con la golosità di una bambina. Poi buttava indietro le coperte e cominciava a vestirsi. Guy De Maupassant, Una vita (traduzione di Marino Moretti)

La morta

L’avevo amata alla follia. Perchè amiamo? Non è strano che per qualcuno esista al mondo un solo altro essere, un solo pensiero, un solo desiderio? E che sulla sua bocca ci sia un nome solo: un nome che viene di continuo alle labbra, un nome che ne prorompe come l’acqua da una sorgente, che sale dalle profondità dell’anima e vien detto, ripetuto, mormorato ininterrottamente, dovunque, come una preghiera? Non racconterò qui la nostra storia. L’amore ne ha una solamente, sempre la stessa. L’avevo conosciuta e me n’ero innamorato, tutto qui. E avevo vissuto un anno nella sua tenerezza, tra le sue braccia, nelle sue carezze, nel suo sguardo, nelle sue vesti, nelle sue parole, avviluppato, legato, incatenato in tutto quanto veniva da lei, così completamente che non sapevo più se fosse giorno o notte, se ero vivo o morto, se ero sulla terra o altrove… Guy de Maupassant

Buongiorno del 20 maggio 2013

A chi mi domanda ragione dei miei viaggi, solitamente rispondo che so bene quel che fuggo, ma non quel che cerco. Guy De Maupassant

Forte come la morte

…il cuore può commuoversi spesso incontrando un altro essere, poichè ciascuno suscita negli altri attrazioni e repulsioni. Tutte queste influenze fanno nascere l’amicizia, i capricci, la concupiscenza, passioni intense e passeggere, ma non il vero amore. Perchè un tale amore esista, è necessario che due esseri siano talmente fatti l’uno per l’altro, che si trovino uniti l’uno all’altro da tanti motivi, da tanti gusti simili, da tante affinità della carne, dello spirito, del carattere, che si sentano avvinti da tante cose di ogni genere, da formare un unico insieme di legami. Quel che si ama, insomma, non è tanto la signora X… o il signor Z…, è una donna o un uomo, una creatura senza nome, uscita dalla natura, con organi, forma, un cuore, uno spirito, un modo di essere generale, che attirino come una calamità i nostri organi, i nostri occhi, le nostre labbra, il nostro cuore, il nostro pensiero, tutti i nostri appetiti sessuali e intellettuali. Si ama un tipo, cioè l’insieme, in una so...

Certe volte

In certi giorni provo l’orrore di quello che esiste, al punto di desiderare la morte. Sento, in una sofferenza sovraeccitata, la monotonia invariabile dei paesaggi, dei visi, dei pensieri. La mediocrità dell’universo mi stupisce e mi rivolta, la piccineria d’ogni cosa mi riempie di disgusto, la povertà di certi esseri umani mi annulla. Certe altre volte, invece, godo di tutto, come un animale. Se la mia mente inquieta, tormentata, ipertrofizzata dal lavoro, corre verso speranze che non appartengono più alla nostra razza, e dopo ricade nel disprezzo di tutto, dopo averne accertato la nullità, il mio corpo s’inebria di tutte le ebbrezze della vita. Guy De Maupassant

Buongiorno del 19 maggio 2012

Il patriottismo è una sorta di religione; è l'uovo da cui nascono le guerre. Guy de Maupassant

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