Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta Heinrich Von Kleist

Il teatro di marionette

Noi vediamo che nella misura in cui nel mondo organico la riflessione si fa più debole e oscura, la grazia vi compare sempre più raggiante e imperiosa. Ma così, come l’intersezione di due linee, vista da un punto dato, doper aver traversato l’infinito, d’improvviso si ritrova dall’altra parte di quel punto, o l’immagine dello specchio concavo, dopo essersi allontanata all’infinito, d’improvviso ci ricompare vicinissima davanti; così si ritrova anche la grazia, dopo che la conoscenza, per così dire, ha traversato l’infinito; così che, nello stesso tempo, appare purissima in quella struttura umana che ha o nessuno o un’infinita coscienza, cioè nella marionetta, o in Dio. - Dunque - dissi io un po’ distratto - dovremmo gustare di nuovo dell’albero della conoscenza, per ricaedere nello stato d’innocenza? - Certamente - rispose - questo è l’ultimo capitolo della storia del mondo. Heinrich Von Kleist

La marchesa di O…

Allora egli raccontò numerosi particolari, interessanti perché riguardavano la sua passione per la marchesa: come, durante la malattia, lei sedesse costantemente accanto al suo letto, ed egli, nel calore della febbre, confondesse sempre la visione di lei con la visione di un cigno che aveva visto da ragazzo nella tenuta di suo zio; soprattutto l’aveva commosso un ricordo: un giorno aveva gettato del fango contro quel cigno, e l’animale si era tuffato sott’acqua, in silenzio, ed era riemerso bianco e puro dalle onde; lei nuotava sempre su onde infuocate, ed egli la chiamava Thinka, che era appunto il nome di quel cigno; ma non riusciva mai ad attirarla vicino a sé, poiché le piaceva soltanto scivolare, gonfiando le piume; e, tutto a un tratto, facendosi di brace, assicurò che l’amava in modo straordinario, riabbassò gli occhi sul piatto e tacque. Heinrich von Kleist

Etichette

Mostra di più