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“L’isola dei brillanti” di Augusto De Angelis

Dall’incipit del libro: — Ecco! Ascoltate… Samuele Beck sudava di paura. Certo il pericolo doveva esser reale, forse insfuggibile. Guardò il suo compagno con ansia. Un bel giovane, senza dubbio; ma i suoi lineamenti mancavano di regolarità e di simmetria; rughe precoci rivelavano un’esistenza tempestosa, dominata dal vizio e dalla passione. Tuttavia l’espressione mobilissima dello sguardo, la bocca sensuale, il naso fortemente piantato erano indizio d’intelligenza e di volontà. Aveva parlato a voce bassa soffiata, scoprendo i denti regolari che avevano aperto per un istante una macchia bianca sul colorito bronzeo del suo volto. Manfredo Vatel faceva subito pensare a una di quelle bestie da preda, pronte a mordere, dure e crudeli. — Sì, vengono… Avete ragione… – e Samuele Beck rabbrividì. Adesso, lo aveva afferrato un tremito convulso. Non tanto la vita aveva paura di perdere in quel momento, vecchio com’era, quanto quel piccolo involto che Vatel gli aveva dato contro la rime...

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