Vino e donne dal 1913
Piccola storia di una città industriale e della sua ultima osteria di Saverio Minozzi La decisione di chiudere Fortunato l'aveva presa poco meno di una settimana prima, subito dopo che gli ultimi clienti si erano allontanati lungo il vicolo. Insieme a Teresa avevano fatto il giro degli interruttori, sprangato la porta, asciugato gli ultimi bicchieri, poi lei aveva sistemato la brace del fuoco e l'aveva raggiunto al tavolo centrale. Se ne erano stati per un po' così, seduti davanti a uno dei tanti fiaschi vuoti, ognuno con lo sguardo perso dietro chissà cosa, illuminati solo dalla luce al neon dell'insegna della farmacia dall'altro lato della strada. Intorno tutto era immobile, solo le ombre seguivano il ritmo delle fiamme del camino, l’avresti detta una danza antica, senza musica. Succedeva spesso dopo la chiusura che se ne stessero per un po' in quel modo, come per lasciare che si spegnesse l'eco della serata, roba di bere un goccio prima di andare a ...