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Visualizzazione dei post con l'etichetta Ray Bradbury

Lacrime

Anni fa guardavo le rovine del mondo, delle dittature, delle nazioni inaridite, e mi sono detto: “Che cosa posso fare? Io, solo, vecchio e debole. Che cosa? Ricostruire su questa devastazione? Ah!”. Ma mentre giacevo mezzo addormentato, una notte, mi ritornò alla mente un vecchio motivo. Due sorelle che si chiamavano Duncan cantavano una canzone della mia infanzia, intitolata Ricordare. Diceva: “Tutto ciò che faccio è ricordare, caro, così cerca di ricordare anche tu!”. Cantavo quella canzone, ma non era più una canzone, era un modo di vivere. Che cosa avevo da offrire a un mondo che stava dimenticando? I miei ricordi. A che cosa potevano servire? A permettere un confronto. A dire ai giovani “com'era una volta”, a fargli sapere quanto avevano perduto. Scoprii che più ricordavo, più riuscivo a ricordare. Secondo con chi mi trovavo ricordavo i fiori artificiali, i quadranti dei telefoni, i frigoriferi, le mollette per biciclette, no, non le biciclette, ma le mollette che si mettevano...

Qualche volta

Qualche volta l'uomo che sembra il più felice del mondo, con il sorriso più ampio, è quello che porta il maggiore carico di peccato. Ci sono sorrisi e sorrisi; impara a distinguere la varietà buia da quella luminosa. Colui che abbaia come una foca, che urla le sue risate, quasi sempre sta fingendo. Se l'è spassata ed è colpevole. E gli uomini amano il peccato, Will, oh, quanto lo amano, non dubitarne mai, in tutte le forme, in tutti i colori, in tutti gli odori [...] Ascolta un uomo che loda altri a voce troppo alta, e chiediti se per caso non è appena uscito da una stia. D'altra parte, quell'uomo infelice, pallido, chiuso, che sta passando, che appare tutto colpa e peccato, spesso è un brav'uomo con la B maiuscola, Will. Perché essere buoni è un impegno spaventoso; gli uomini vi sì affaticano e qualche volta si schiantano. (R. Bradbury)

L’abisso di Chicago

Anni fa guardavo le rovine del mondo, delle dittature, delle nazioni inaridite, e mi sono detto: “Che cosa posso fare? Io, solo, vecchio e debole. Che cosa? Ricostruire su questa devastazione? Ah!”. Ma mentre giacevo mezzo addormentato, una notte, mi ritornò alla mente un vecchio motivo. Due sorelle che si chiamavano Duncan cantavano una canzone della mia infanzia, intitolata Ricordare. Diceva: “Tutto ciò che faccio è ricordare, caro, così cerca di ricordare anche tu!”. Cantavo quella canzone, ma non era più una canzone, era un modo di vivere. Che cosa avevo da offrire a un mondo che stava dimenticando? I miei ricordi. A che cosa potevano servire? A permettere un confronto. A dire ai giovani “com'era una volta”, a fargli sapere quanto avevano perduto. Scoprii che più ricordavo, più riuscivo a ricordare. Secondo con chi mi trovavo ricordavo i fiori artificiali, i quadranti dei telefoni, i frigoriferi, le mollette per biciclette, no, non le biciclette, ma le mollette che si mettevano...

Fahrenheit 451

Il termine “intellettuale” divenne la parolaccia che meritava di diventare. Si teme sempre ciò che non ci è familiare. Chi di noi non ha avuto in classe, da ragazzini, il solito primo della classe, il ragazzo dall'intelligenza superiore, che sapeva sempre rispondere alle domande più astruse mentre gli altri restavano seduti come tanti idoli di legno, odiandolo con tutta l'anima? Non era sempre questo ragazzino superiore che sceglievi per le scazzottature e i tormenti del doposcuola? Per forza! Noi dobbiamo essere tutti uguali. Non è che ognuno nasca libero e uguale, come dice la Costituzione, ma ognuno vien fatto uguale. Per fortuna, eccentrici come lei se ne incontrano pochi. Sappiamo come correggerli fin da quando sono ancora piccini. Non puoi costruire una casa senza chiodi e legname. Se vuoi che la casa non si costruisca, fa’ sparire chiodi e legname. Se non vuoi un uomo infelice per motivi politici, non presentargli mai i due aspetti di un problema, o lo tormenterai; da...

Fahrenheit 451

«Sono un temperamento asociale, dicono. Non mi mescolo con gli altri. Ed è strano, perché io sono piena di senso sociale, invece. Tutto dipende da che cosa s'intenda per senso sociale, non vi sembra? Per me significa parlare con voi di cose come queste. […] O anche parlare di quanto è strano questo mondo. Stare con la gente è una cosa bellissima. Ma non mi sembra sociale riunire un mucchio di gente, per poi non lasciarla parlare, non sembra anche a voi? Un'ora di lezione davanti alla TV, un'ora di pallacanestro, o di baseball o di footing, un'altra ora di storia riassunta o di riproduzione di quadri celebri e poi ancora sport, ma, capite, non si fanno domande, o almeno quasi nessuno le fa; loro hanno già le risposte pronte, su misura, e ve le sparano contro in rapida successione, bang, bang, bang, e intanto noi stiamo sedute là per più di quattro ore di lezione con proiezioni. Tutto ciò per me non è sociale. È tutta acqua rovesciata a torrenti, risciacquatura è, mentre...

Buonanotte del 13 febbraio 2018

La vita sulla Terra non s'è mai composta di qualcosa di veramente onesto e nobile. La scienza è corsa troppo innanzi agli uomini e troppo presto, e gli uomini si sono smarriti in un deserto meccanizzato, come bambini che si passino di mano in mano congegni preziosi, che si balocchino con elicotteri e astronavi a razzo; dando rilievo agli aspetti meno degni, dando valore alle macchine anziché al modo di servirsi delle macchine. —  The Martian Chronicles, (1950) Ray Bradbury

Buonanotte del 9 gennaio 2017

La verità è che non abbiamo bisogno soltanto di tranquillità. Ogni tanto dobbiamo essere turbati, tanto per cambiare. Da quanto tempo tu non sei turbata per davvero? Per qualcosa di importante, qualcosa che conta nella realtà? — Ray Bradbury, Fahrenheit 451

Cronache marziane

La vita sulla Terra non si è mai composta in qualcosa di veramente onesto e nobile. La scienza è corsa troppo innanzi agli uomini, e troppo presto, e gli uomini si sono smarriti in un deserto meccanizzato, come bambini che si passino di mano in mano congegni preziosi, che si balocchino con elicotteri e astronavi a razzo; dando rilievo agli aspetti meno degni, dando valore alle macchine anzi che al modo di servirsi delle macchine. Le guerre, sempre più gigantesche, hanno finito per assassinare la Terra. … Ecco perché noi siamo fuggiti. Ray Bradbury

Buonanotte del 23 novembre 2013

Aggiratevi per le biblioteche, arrampicatevi sulle pile di libri come fossero scalini, odorate i libri come fossero profumi, indossateli come se fossero cappelli, sulle vostre teste pazze. Che possiate essere innamorati per i prossimi ventimila giorni! E per amore, rifate il mondo... Ray Bradbury

Fahrenheit 451

Ognuno deve lasciarsi qualche cosa dietro quando muore, diceva sempre mio nonno: un bimbo o un libro o un quadro o una casa o un muro eretto con le proprie mani o un paio di scarpe cucite da noi. O un giardino piantato col nostro sudore. Qualche cosa insomma che la nostra mano abbia toccato in modo che la nostra anima abbia dove andare quando moriamo, e quando la gente guarderà l’albero o il fiore che abbiamo piantato, noi saremo là. Non ha importanza quello che si fa, diceva mio nonno, purché si cambi qualche cosa da ciò che era prima in qualcos’altro che porti poi la nostra impronta. Ray Bradbury

Fahrenheit 451

Offri al popolo gare che si possano vincere ricordando le parole di canzoni molto popolari, o il nome delle capitali dei vari Stati dell’Unione o la quantità di grano che lo Iowa ha prodotto l’anno passato. Riempi i loro crani di dati non combustibili, imbottiscili di “fatti” al punto che non si possano più muovere tanto son pieni, ma sicuri d’essere veramente bene informati. Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno. E saranno felici, perché fatti di questo genere sono sempre gli stessi. Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia affinché possano pescare con questi ami, fatti ch’è meglio restino dove si trovano. Con ami simili, pescheranno la malinconia e la tristezza. Ray Bradbury

Consiglio ai nuovi scrittori

Se dovessi dare un consiglio ai nuovi scrittori, se dovessi dare un consiglio sincero ai nuovi scrittori, dopo aver visto il teatro dell’assurdo, il quasi assurdo, il teatro delle idee, il teatro di non importa che cosa, darei il consiglio che segue: Non raccontatemi delle barzellette insensate. Riderò del vostro rifiuto di permettermi di ridere. Non datemi tensione verso le lacrime e non permettetmi di lamentarmi. Me ne andrò a cercare dei muri del pianto migliori. Non chiudete il mio pugno e nascondetemi il bersaglio. Potrei picchiare voi, allora. E soprattutto, non cercate di disgustarmi, senza mostrarmi dove andare a vomitare. Perché, capitemi, vi prego, se mi avvelenate, starò male. Mi sembra che i molti che scrivono dei film malati, dei racconti malati, delle pièces malate, hanno dimenticato che il veleno può distruggere anche il cervello oltre che la carne. La maggior parte delle bottiglie di veleno hanno ricette emetiche stampate sulle etichette. Attraverso la ...

Fahrenheit 451

Non possiamo dire in quale preciso momento nasca l’amicizia. Come nel riempire una caraffa goccia a goccia, c’è finalmente una stilla che la fa traboccare, così in una sequela di atti gentili ce n’è infine uno che fa traboccare il cuore. Ray Bradbury

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