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Opicina

LE 71 VITTIME DELLA STRAGE NAZISTA DI OPICINA.... Opicina è tra le frazioni principali sul Carso di Trieste. Spesso anche conosciuta come Villa Opicina o Poggioreale del Carso. Il paese è da sempre abitato in prevalenza da popoli di lingua slovena. Nel 1944 si contavano circa 3.000 abitanti. Tra questi più di 150 aderirono alle unità partigiane, altri 84 invece furono militanti antifascisti. Il paese in sostanza rappresentava l’anello di congiunzione fra le brigate partigiane del Carso e il movimento di liberazione di Trieste. Il 2 aprile del 1944, nel cinema di Opicina, venne fatta esplodere una bomba. Dalle prime notizie si parlava di 7 soldati tedeschi morti. Il giorno seguente, la mattina del 3 aprile, dalle carceri giudiziarie di via Coroneo a Trieste, furono prelevati 72 prigionieri politici. Vennero condotti presso il poligono di Opicina e fucilati per vendicare le perdite del giorno prima. Uno fra di loro si salvò. Il suo nome era Stevo Rodic, aveva 20 anni. Quand...

La scomparsa di un paese Walser

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LA STORIA DI AGARO Agaro era il comune più alto e isolato dell’Ossola. Il luogo della sua edificazione fu scelto molti secoli fa dalle genti Walser provenienti dal vicino Canton Vallese, e più precisamente dalla soleggiata e lussureggiante Valle di Goms, intorno all’VIII secolo. Ma una data precisa per quello che concerne Agaro non l’abbiamo. A 1561 metri, stretto fra le montagne, questo piccolo paese era costruito in una conca alluvionale formata dalla confluenza del Rio Topera, del Rio Bionca e del Rio Pojala. Per sette secoli, poco più di 20 famiglie, hanno deciso di condurre la loro vita qui e di chiamare casa questa bellissima vallata, ricca ancora oggi di boschi e vegetazione. Una vita fatta di tenacia, amore per la terra, lotta contro la natura avversa, sacrifici e isolamento per molti mesi ogni anno. Pensando agli Agaresi mi viene in mente una sola parola: volontà. Oggi al posto del comune di Agaro, chi arriva in questa bella vallata trova un lago artificiale dal colore del cie...

I Khmer rossi, flagello di un popolo

Nel periodo compreso fra il 31 dicembre 1977 e il 6 gennaio 1979, un uomo di nome Saloth Sar, governò la Cambogia mettendo in atto quello che la storia contemporanea ricorda come il genocidio cambogiano o autogenocidio cambogiano. Un fenomeno che per le sue immani proporzioni e la capillarità della sua azione, può essere considerato come un caso senza precedenti nella storia. Neppure Hitler e Stalin riuscirono ad eguagliare, in proporzione al tempo considerato, il numero di vittime presunte attribuite al governo di questo piccolo uomo dall’aria rassicurante. Saloth Sar, al secolo Pol Pot o Fratello n° 1, fu capo del partito comunista cambogiano e del governo nel periodo che prenderemo in esame. Il numero di vittime attribuito al suo operato non è di facile determinazione, mancano documenti a suffragio delle ipotesi avanzate. Si va da 800.000 a 3.800.000 persone, ma la cifra più credibile, suffragata da alcune testimonianze di collaboratori di Pol Pot, si aggira intorno ai 2.500.000...

Quando...

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Quando non si possiede nulla Quando il poco diventa tanto Quando la sofferenza ci accompagna ogni giorno Quando la paura cammina con noi Quando una carezza vale quanto un diamante Quando una lacrima pesa come una montagna Quando non abbiamo timore di chi è diverso da noi Quando il confine non esiste Quando il nostro cuore è leggero come una piuma ...solo in quel momento potremo apprezzare il valore  di un sorriso fatto da chi ha conosciuto solo la tristezza... Rosella Reali I viaggiatori ignoranti

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