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Il coltellino svizzero

Leggere romanzi cambia il cervello perché migliora la capacità di scoprire e capire le emozioni delle altre persone: una competenza cruciale per riuscire a destreggiarsi bene all’interno di sistemi complessi di relazioni sociali. Il motivo è questo: per capire gli altri (e noi stessi) noi costruiamo quella che gli psicologi chiamano Teoria della mente che comprende ipotesi sia su ciò che gli altri pensano, sentono, credono, sia sul modo in cui noi stessi pensiamo, sentiamo, decidiamo (questo – ne abbiamo appena parlato – riguarda la metacognizione). Il dato interessante è che il grado di dettaglio della Teoria della mente, e dunque la competenza nel capire gli altri (e sé stessi), migliora in chi legge buona letteratura e non in chi legge romanzi d’intrattenimento. La distinzione fatta dai ricercatori, David Kidd ed Emanuele Castano, è sottile: i testi dei grandi autori sfidano il lettore trasportandolo in un contesto nuovo in cui sta a lui trovare la propria strada, colmando le lacune...

FramMenti

“Qualche volta, invece, la cosa più coraggiosa che si può fare è esattamente questa: smettere, mollare. E, soprattutto, smettere con le cose che in teoria bisognerebbe amare, ma che (ormai, segretamente) ci risultano insopportabili. È la great resignation, la grande rinuncia: quella che negli Stati Uniti sta coinvolgendo lavori e matrimoni, social network e abitazioni urbane. Le persone, semplicemente, ripensano alle loro carriere, alle loro condizioni di lavoro, alla propria situazione affettiva, agli obiettivi a lungo termine. E tirano i remi in barca, con l’intenzione di andare alla ricerca di equilibri diversi e migliori.” — Da: La gran voglia di tirare i remi in barca di  Annamaria Testa

Buonanotte del 20 novembre 2018

Potrebbe sembrare che oggi il suscitare e il trasmettere emozioni si vada trasformando da mezzo efficace per comunicare a obiettivo ultimo dell’atto stesso della comunicazione. È l’engagement, bellezza: il nuovo mito della comunicazione disintermediata. Tutto ciò appare paradossale in un tempo in cui l’informazione di qualità è più accessibile che mai. E poi: siamo certi che sia davvero preferibile, utile e gratificante, sentirsi engaged che essere informati? — A. Testa, Gli italiani non si informano

Responsabilità

Essere semplici vuol dire prendersi delle responsabilità. Sto parlando di molte, pesanti responsabilità: quella di scegliere che cosa è importante e che cosa non lo è. Quella di dar conto delle proprie scelte, motivandole. Quella di investire tempo, energia e intelligenza per tradurre e spiegare ciò che non può essere semplificato, perché non è vero che tutto è potenzialmente semplice. E poi c’è la responsabilità più gravosa di tutte: quella di elaborare pensieri chiari e distinti, ipotesi plausibili, soluzioni efficaci e strategie fondate. Annamaria Testa

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