Bianco su nero
... Era raro che piangessi sui libri. Ragioni per piangere ne avevo a iosa anche senza il dolore fasullo dei libri. Un libro vero c'era, però. Quel libro non mentiva. Pavka Korcagin cavalcava e maneggiava la sciabola come e quanto i moschettieri. Pavka Korcagin era un ragazzo forte e coraggioso. Combatteva per le idee, lui, se ne infischiava del denaro e degli onori. La budiinovka -misera copia in panno dell'elmo di un cavaliere -non poteva certo difenderlo da una vile pallottola. La sua sciabola affilata nulla poteva contro un Mauser. Lui lo sapeva, ma andava egualmente a combattere. E ci tornava, non una volta soltanto. Avventandosi sempre là dove la battaglia infuriava maggiormente. E vinceva, vinceva sempre. Con la sciabola e con la parola. Quando il corpo cedette, quando la sua mano non fu più in grado di reggere la lama, Pavka cambiò arma, e la penna valse quanto la baionetta. Lui ci riuscì. L'ultimo cavaliere all'arma bianca. L'ultimo vichingo del Ventesim...