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Allevàti ed educàti nella servitù

"...È incredibile come il popolo, appena è assoggettato, cade rapidamente in un oblio così profondo della libertà, che non gli è possibile risvegliarsi per riottenerla, ma serve così sinceramente e così volentieri che, a vederlo, si direbbe che non abbia perduto la libertà, ma guadagnato la sua servitù. È vero che, all’inizio, si serve costretti e vinti dalla forza, ma quelli che vengono dopo servono senza rimpianti e fanno volentieri quello che i loro predecessori avevano fatto per forza. È così che gli uomini che nascono sotto il giogo, e poi allevati ed educati nella servitù, senza guardare più avanti, si accontentano di vivere come sono nati, e non pensano affatto ad avere altro bene né altro diritto, se non quello che hanno ricevuto, e prendono per naturale lo stato della loro nascita."  (Etienne de la Boétie, 1576)

Buonanotte del 18 aprile 2019

Ma se vi è qualcosa di chiaro ed evidente, di fronte a cui non può darsi cecità alcuna, è che la natura ci ha fatto tutti della stessa forma e, così pare, dello stesso stampo, al fine di riconoscerci l’un l’altro come compagni, o meglio come fratelli. E se nel distribuire i doni ha concesso agli uni più che agli altri, non ha comunque inteso metterci in questo mondo come in un’arena. (…) Bisogna piuttosto credere che abbia voluto far posto all’affetto fraterno, dandogli un luogo per manifestarsi, disponendo gli uni della forza di fornire aiuto, gli altri del bisogno di riceverne. Étienne De La Boétie, Discorso della servitù volontaria

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