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FramMenti

Stamattina c’è neve dovunque. Ci facciamo sopra dei commenti. Mi dici che non hai dormito bene. Dico che neanche io. Tu hai avuto una nottata terribile. “Anch’io”. Siamo straordinariamente calmi e teneri l’uno con l’altra, come se ognuno di noi percepisse la fragilità mentale dell’altro. Come se sapessimo cosa l’altro prova. Non è così, naturalmente. Non è mai così. Non importa. È della tenerezza che m’importa. Questo è il dono che stamattina mi commuove e sostiene. Al pari di ogni mattina. Raymond Carver - Il dono

FramMenti

Ecco la poesia che volevo scrivere prima, ma non l’ho scritta perché ti ho sentita muoverti. Stavo ripensando a quella prima mattina a Zurigo. Quando ci siamo svegliati prima dell’alba. Per un attimo disorientati. Ma poi siamo usciti sul balcone che dominava il fiume e la città vecchia. E siamo rimasti lì senza parlare. Nudi. A osservare il cielo schiarirsi. Così felici ed emozionati. Come se fossimo stati messi lì proprio in quel momento.  (Raymond Carver)

Buonanotte del 24 settembre 2020

Personalmente, ho una serie di ossessioni a cui tento di dare voce: le relazioni fra uomini e donne, il motivo per cui spesso perdiamo le cose a cui teniamo di più, il cattivo uso delle nostre risorse interiori. Mi interessa molto anche la capacità di sopravvivenza, quello che la gente riesce a fare per risollevarsi quando è finita a terra. Raymond Carver, Niente trucchi da quattro soldi

Attesa

“Esci dalla statale a sinistra e scendi giù dal colle. Arrivato in fondo, gira ancora a sinistra. Continua sempre a sinistra. La strada arriva a un bivio. Ancora a sinistra. C’è un torrente, sulla sinistra. Prosegui. Poco prima della fine della strada incroci un’altra strada. Prendi quella e nessun’altra. Altrimenti ti rovinerai la vita per sempre. C’è una casa di tronchi con il tetto di tavole, a sinistra. Non è quella che cerchi. E’ quella appresso, subito dopo una salita. La casa dove gli alberi sono carichi di frutta. Dove flox, forsizia e calendula crescono rigogliose. E’ quella la casa dove, in piedi sulla soglia, c’è una donna con il sole nei capelli. Quella che è rimasta in attesa fino ad ora. La donna che ti ama. L’unica che può dirti: “Come mai ci hai messo tanto?” — R. Carver

Buonanotte del 27 dicembre 2017

Non aveva letto neanche una poesia da mesi. Che razza di vita era mai questa? Una vita in cui uno ha troppo da fare perfino per leggere poesie? Non si può neanche chiamare vita. Raymond Carver

Tenerezza

E ricordate anche quella parola poco usata che è ormai quasi sparita dall’uso, sia in pubblico che in privato: tenerezza. Non potrà farvi male. E quell’altra parola: anima – o chiamatela spirito, se preferite, se vi rende più facile rivendicare quel territorio. Non scordatevi neanche quella. Fate attenzione allo spirito delle vostre parole, delle vostre azioni. È una preparazione sufficiente. Non c’è bisogno di altre parole. Raymond Carver, Il mestiere di scrivere

E’ ora

Tante di quelle cose impossibili sono già successe in questa vita. Lui non ci pensa su due volte quando lei gli dice di prepararsi: fra poco gli taglierà i capelli. Si siede sulla sedia nella stanza di sopra, quella che, scherzando, chiamano la biblioteca. C’è una finestra lì che dà una buona luce. La neve viene giù là fuori come i fogli di giornale si raccolgono attorno ai suoi piedi. Lei gli avvolge un grande asciugamano attorno alle spalle. Poi tira fuori le forbici, il pettine e la spazzola. E’ la prima volta che stanno soli insieme da un bel pezzo - senza che nessuno debba andare in qualche posto o abbia bisogno di fare qualche cosa. A parte quando vanno a letto insieme. Quel tipo di intimità. O fare colazione insieme. Un altro tipo d’intimità. Tacciono entrambi e si fanno pensierosi mentre lei gli taglia i capelli, li pettina e poi li taglia ancora. Fuori, la neve continua a cadere. Ben presto la luce comincia a staccarsi dalla finestra. Lui guarda a terra, smarrito e ...

Cattedrale

C'era questo cieco, un vecchio amico di mia moglie, che doveva arrivare per passare la notte da noi. Gli era appena morta la moglie. E così era andato a trovare i parenti di lei in Connecticut. Aveva chiamato mia moglie da casa loro. Avevano preso accordi. Sarebbe arrivato in treno, un viaggio di cinque ore, e mia moglie sarebbe andata a prenderlo alla stazione. Non l'aveva più visto da quando aveva lavorato per lui un'estate a Seattle, dieci anni prima. Comunque, lei e il cieco si erano tenuti in contatto. Registravano dei nastri e se li spedivano per posta avanti e indietro. Non è che fossi entusiasta di questa visita. Era un tizio che non conoscevo affatto. E il fatto che fosse cieco mi dava un po' di fastidio. L'idea che avevo della cecità me l'ero fatta al cinema. Nei film i ciechi si muovono lentamente e non ridono mai. A volte sono accompagnati dai cani-guida. Insomma, avere un cieco per casa non è che fosse proprio il primo dei miei pensieri. Quell...

Buonanotte del 4 maggio 2016

In definitiva, le parole sono tutto quello che abbiamo, perciò è meglio che siano quelle giuste, con la punteggiature nei posti giusti in modo che possano dire tutto quello che devono dire nel modo migliore. — Raymond Carver

Raymond Carver

Il 25 maggio 1938 - nasce a Clatskanie (Oregon) il romanziere americano Raymond Carver Pensavo di amare la mia prima moglie più della vita stessa. Ma ora la odio con tutte le mie forze. Davvero. Come ve lo spiegate? Che fine ha fatto quell'Amore? (Di cosa parliamo quando parliamo d'amore)

La pipa

La prossima poesia che scriverò avrà della legna proprio al centro, legna da ardere così intrisa di resina che il mio amico mi lascerà i suoi guanti e mi dirà: “Infilati questi prima di maneggiarla”. La prossima poesia parlerà anche della notte e di tutte le stelle dell’emisfero occidentale; e di un’immensa distesa d’acqua che brilla per miglia sotto la luna nuova. La prossima poesia avrà una camera da letto e un salotto tutto per sè, lucernari, un divano, un tavolo e le sedie vicino alla finestra, un vaso di violette raccolte appena un’ora prima di pranzo. Ci sarà una lampada accesa nella prossima poesia e un caminetto dove pezzi di abete impregnati di resina andranno in fiamme consumandosi a vicenda. Oh, la prossima poesia farà scintille! Ma non ci saranno sigarette in quella poesia. Comincerò a fumare la pipa. Raymond Carver

Il mestiere di scrivere

E ricordate anche quella parola poco usata che è ormai quasi sparita dall’uso, sia in pubblico che in privato: tenerezza. Non potrà farvi male. E quell’altra parola: anima – o chiamatela spirito, se preferite, se vi rende più facile rivendicare quel territorio. Non scordatevi neanche quella. Fate attenzione allo spirito delle vostre parole, delle vostre azioni. È una preparazione sufficiente. Non c’è bisogno di altre parole. Raymond Carver

Buongiorno del 29 aprile 2014

In definitiva, le parole sono tutto quello che abbiamo, perciò è meglio che siano quelle giuste, con la punteggiatura nei posti giusti in modo che possano dire quello che devono dire nel modo migliore. Raymond Carver, Il mestiere di scrivere

La vita

Se siamo fortunati, non importa se scrittori o lettori, finiremo l’ultimo paio di righe di un racconto e ce ne resteremo seduti un momento o due in silenzio. Idealmente, ci metteremo a riflettere su quello che abbiamo appena scritto o letto; magari il nostro cuore e la nostra mente avranno fatto un piccolo passo in avanti rispetto a dove erano prima. La temperatura del corpo sarà salita, o scesa, di un grado. Poi, dopo aver ripreso a respirare regolarmente, ci ricomporremo, non importa se scrittori o lettori, ci alzeremo e, “creature di sangue caldo e nervi”, come dice un personaggio di Cechov, passeremo alla nostra prossima occupazione: la vita. Raymond Carver

Niente trucchi da quattro soldi

Un racconto o un romanzo o una poesia dovrebbero sferrare un certo numero di pugni all’emotività del lettore. Si può giudicare un’opera da quanto sono forti i suoi pugni e da quanti ne tira. Se si tratta solo di un mucchio di giochetti intellettuali, non mi interessa. Opere così sono come la paglia: volano via al primo venticello. R. Carver, Niente trucchi da quattro soldi. Consigli per scrivere onestamente, Roma 2002, p. 77

Per Tess

Giù nello Stretto le onde schiumano, come dicono qui. Il mare è mosso e meno male che non sono uscito. Sono contento d’aver pescato tutto il giorno a Morse Creek, trascinando avanti e indietro un Daredvil rosso. Non ho preso niente. Neanche un morso. Ma mi sta bene così. È stato bello! Avevo con me il temperino di tuo padre e sono stato seguito per un po’ da una cagnetta che i padroni chiamavano Dixie. A volte mi sentivo così felice che dovevo smettere di pescare. A un certo punto mi sono sdraiato sulla sponda e ho chiuso gli occhi per ascoltare il rumore che faceva l’acqua e il vento fischiava sulla cima degli alberi, lo stesso vento che soffia giù nello Stretto, eppure è diverso. Per un po’ mi son concesso il lusso di immaginare che ero morto e mi stava bene anche quello, almeno per un paio di minuti, finché non me ne sono reso conto: Morto. Mentre me ne stavo lì sdraiato a occhi chiusi, dopo essermi immaginato come sarebbe stato se non avessi davvero potuto più rialza...

Abbi cura

Dalla finestra la vedo chinarsi sulle rose reggendole vicino al fiore per non pungersi le dita. Con l’altra mano taglia, si ferma e poi taglia ancora, più sola al mondo di quanto mi sia mai reso conto. Non alzerà lo sguardo, non subito. È sola con le rose e con qualcosa che riesco solo a pensare, ma non a dire. So bene come si chiamano quei cespugli regalatici per le nostre nozze tardive: Ama, Onora e Abbi Cura… è quest’ultima la rosa che all’improvviso mi porge, dopo essere entrata in casa tra uno sguardo e l’altro. Ci affondo il naso, ne aspiro la dolcezza, lascio che mi s’attacchi addosso - profumo di promessa, di tesoro. Le prendo il polso perché mi venga più vicina, i suoi occhi verdi come muschio di fiume. E poi la chiamo, contro quel che avverrà: moglie, finché posso, finché il mio respiro, un petalo affannato dietro l’altro, riesce ancora a raggiungerla. Raymond Carver

Paura

Paura di vedere la macchina della polizia fermarsi davanti casa. Paura di addormentarsi la notte. Paura di non addormentarsi. Paura del ritorno del passato. Paura del presente che fugge. Paura del telefono che squilla nel cuore della notte. Paura delle tempeste elettriche. Paura della signora delle pulizie con un neo sul viso! Paura dei cani che mi hanno detto che non mordono. Paura dell’ansia! Paura di dover identificare il cadavere di un amico. Paura di finire i soldi. Paura di averne troppi, anche se a questo non ci crederanno mai. Paura dei risultati dei test psicologici. Paura di essere in ritardo e paura di arrivare prima degli altri. Paura della calligrafia dei miei figli sulle buste. Paura che muoiano prima di me e che mi sentirò in colpa. Paura di dover vivere con mia madre anziana, anziano anch’io. Paura della confusione. Paura che questo giorno finisca su una brutta nota. Paura di svegliarmi e scoprire che te ne sei andata. Paura di non amare o di non amare abbastanza. Paur...

Buonanotte del 2 novembre 2012

C’è gente che ci nasce, infelice. E pure sfortunata. Ho conosciuto gente sfortunata in tutte le cose, punto. E ci sono altri […] ci sono altri che ci si mettono d’impegno per essere infelici e per rimanere tali. Raymond Carver, Principianti

Niente trucchi da quattro soldi

... Nessuna delle storie che scrivo è mai successa veramente, ma le storie non nascono dal nulla. Devono venire da qualche parte, almeno le storie degli scrittori che ammiro di più. Hanno qualche punto di riferimento nel mondo reale. E così è per quel racconto ["Nessuno diceva niente"]. Una volta, quando ero ragazzo, andando a pesca ho preso davvero una trota che dava decisamente sul verde. Non avevo mai visto una trota del genere, era lunga una trentina di centimetri. Un'altra volta, ho visto veramente un pesce che chiamavamo testa di ferro, una trota testa di ferro che era arrivata al mare e poi era tornata nell'acqua fresca, si era infilata in un fiumiciattolo ed era rimasta arenata lì. Ma quella volta non ho fatto niente. Non l'ho presa, quella lì. E in un'altra occasione ancora mi sono diviso veramente un pesce a metà con un altro ragazzino. Ma non era una trota testa di ferro. Era uno storione, uno storione di quattro o cinque chili, che si era andato a ...

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