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«Nella mia vita, ho conosciuto molti Umberto Bossi. Non è difficile. Basta allontanarsi dalle grandi strade della Padania, risalire le incantevoli valli intorno a Bergamo, disseminate di angeli di Lotto rosa e celesti, o le valli minori della Valtellina, o in Piemonte la valle di Stura fino a Pian della Mussa, o spostarsi in Veneto verso Pieve di Soligo, dove vive un grande poeta. Troverete ancor oggi delle piccole osterie-trattorie. Vi si mangia benissimo: polenta coi funghi, polenta col capriolo, polenta col più raro stambecco, come se la polenta fosse il cibo dei cibi e il rimedio di tutti i mali.   In un angolo della trattoria, c'è (o c'era) un tavolo coperto di macchie di vino, quasi viola. Vi siede un uomo sui quarant'anni. Ha la barba lunga, gli occhi allucinati dall'insonnia, e beve senza arrestarsi mai. Parla, parla, parla. Incomincia con le sue (improbabili) avventure erotiche, nelle quali ha dimostrato una valentia sovrumana: come Ercole o Ulisse. Poi diventa...

Pietro Citati

Il 20 febbraio del 1930, nasce a Firenze Pietro Citati Era fiero della propria aristocrazia, del proprio carattere, dei propri sentimenti, delle semplici lettere che formavano il suo nome: era convinto di essere una persona eccezionale, che precedeva la sua epoca. (Tolstoj)

Austen

Dopo la colazione, cominciava a scrivere. Stava seduta davanti a una piccola scrivania di mogano, in una stanza di passaggio; e ogni volta che la porta scricchiolava annunciando l’arrivo di una domestica o della sorella o di una nipote, nascondeva il foglio pieno di caratteri chiari nel cassetto o sotto la carta assorbente. Avrebbe potuto avere, credo, «una stanza tutta per sé»: ma forse voleva scrivere, come molti scrittori che ho conosciuto, nella stanza di passaggio, proprio perché la porta scricchiolava, passavano la domestica e il nipote, si percepivano i suoni e gli odori, e lei non si sentiva esclusa dal cuore dell’esistenza. — Pietro Citati, Le lettere della Austen

Tolstoj

Il gesto di scrivere aveva dunque, in lui, una funzione taumaturgica. Quello che era teso si scioglieva: quello che era torbido si purificava scrivendo. Per una specie di contagio, la letteratura gli faceva trovare, anche nella vita di ogni giorno, la scioltezza del comportamento e l’esattezza dei movimenti interiori. Pietro Citati

Felicità

(…) Era incantevolmente remota e tenera, con un mezzo sorriso tra le labbra. Aveva una delicatezza di porcellana, che rendeva gli altri gentili quando parlavano con lei. I suoi anelli le scivolavano lungo le dita mentre faceva il tè.  Contro la parete color porpora, essa era come una figura di porcellana, una intenzionale decorazione, con la sua linda testa nera, mani bianche e faccia bianca. Oppure, come scrisse in un racconto famoso: Vi sorprendeva con quello stesso trasalimento che si prova quando si è bevuto il tè in una sottile, innocente tazzina e all’improvviso, nel fondo, si scorge una creaturina minuscola, mezza farfalla metà donna, che ci fa l’inchino con le mani nelle maniche. Il volto - coi capelli bruni e lisci stretti a cuffia intorno alla testa, mentre la frangia era come incollata sulla fronte pallida - sembrava una maschera tranquilla, intagliata nel legno. Parlava senza muovere le labbra, con un misterioso, piccolo mormorio. I gesti erano quieti, contenuti, r...

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