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FramMenti

 Così come quando si viene al mondo, morendo abbiamo paura dell'ignoto. Ma la paura è qualcosa d'interiore che non ha nulla a che vedere con la realtà. Morire è come nascere: solo un cambiamento. Isabel Allende, La casa degli spiriti

La casa degli spiriti

Cercò di ricordare il freddo, il silenzio e quella preziosa sensazione di essere i padroni della terra, di avere vent’anni e la vita davanti, di amarsi tranquilli, ebbri dell’odore di bosco e di amore, privi di passato, senza pensare al futuro, con l’unica, incredibile ricchezza di quell’istante presente in cui si guardavano, si odoravano, si baciavano, si esploravano, avvolti nel mormorio del vento tra gli alberi e del rumore vicino delle onde che si frangevano contro le rocce a picco della scogliera, esplodendo in un fragore di schiuma profumata, e loro due, abbracciati sotto la stessa coperta, come fratelli siamesi in una stessa pelle, ridendo e giurando che sarebbe stato per sempre, convinti di essere gli unici in tutto l’universo ad avere scoperto l’amore.   Isabel Allende

FramMenti

La macchina fotografica è uno strumento semplice, anche il più stupido può usarla, la sfida consiste nel creare attraverso di essa quella combinazione tra verità e bellezza chiamata arte. E’ una ricerca soprattutto spirituale. Cerco verità e bellezza nella trasparenza d’una foglia d’autunno, nella forma perfetta di una chiocciola sulla spiaggia, nella curva d’una schiena femminile, nella consistenza d’un vecchio tronco d’albero e anche in altre sfuggenti forme della realtà.   Isabel Allende (Ritratto in seppia, 2001)

FramMenti

Come diceva il mio Popo, la vita è un arazzo e si ricama giorno dopo giorno con fili di molti colori, alcuni grossi e scuri, altri sottili e luminosi, tutti i fili servono. Le cretinate che ho fatto sono già nell’arazzo, sono incancellabili, ma non devono essere un peso per tutta la mia vita. Quel che è fatto è fatto; devo guardare avanti. A Chi lo è non c’è combustibile per il falò della disperazione. In questa casa di cipresso, il cuore si tranquillizza.   Isabel Allende, Il quaderno di Maya

FramMenti

Prima di andare a letto prendo un bicchiere di latte tiepido con miele e cannella, la pozione magica che mi dava il mio Popo quando ero bambina, e l’infusione tranquillizzante di Eduvigis: tiglio, sambuco, menta e violetta, ma qualsiasi cosa faccia, anche se vado a letto il più tardi possibile e leggo fino a quando mi cadono le palpebre, non riesco a ingannare l’insonnia, è implacabile.   Isabel Allende, Il quaderno di Maya

La casa degli spiriti

Immagine
Il 23 SETTEMBRE 1973, solamente dodici giorni dopo il golpe militare di Pinochet, moriva a Santiago del Cile Ricardo Eliezer Reyes Basoalto. Questo nome dice poco, probabilmente, perché lui, per tutti, era Pablo Neruda. A stroncarlo, a soli 69 anni, fu ufficialmente un cancro alla prostrata. Sì, ufficialmente, perché in realtà si trattò, secondo le recenti dichiarazioni di quello che fu il suo autista, di un omicidio, probabilmente ordinato da Pinochet stesso e compiuto da un agente CIA, tale Michael Townley, con un’iniezione letale allo stomaco. In quegli stessi giorni, mentre il Poeta si trovava nella clinica Santa Maria in cui poi si sarebbe spento, le sue proprietà furono devastate, durante quelle che venivano definite “perquisizioni”; un gesto simbolico teso a sfregiare la sua immagine, sempre su ordine di Augusto Pinochet. Ma perché la dittatura attaccò così duramente Pablo Neruda? Forse una giunta militare e repressiva che schiacciava ogni tipo di opposizione temeva la “forza de...

La casa degli spiriti

Il 23 SETTEMBRE 1973, solamente dodici giorni dopo il golpe militare di Pinochet, moriva a Santiago del Cile Ricardo Eliezer Reyes Basoalto. Questo nome dice poco, probabilmente, perché lui, per tutti, era Pablo Neruda. A stroncarlo, a soli 69 anni, fu ufficialmente un cancro alla prostrata. Sì, ufficialmente, perché in realtà si trattò, secondo le recenti dichiarazioni di quello che fu il suo autista, di un omicidio, probabilmente ordinato da Pinochet stesso e compiuto da un agente CIA, tale Michael Townley, con un’iniezione letale allo stomaco. In quegli stessi giorni, mentre il Poeta si trovava nella clinica Santa Maria in cui poi si sarebbe spento, le sue proprietà furono devastate, durante quelle che venivano definite “perquisizioni”; un gesto simbolico teso a sfregiare la sua immagine, sempre su ordine di Augusto Pinochet. Ma perché la dittatura attaccò così duramente Pablo Neruda? Forse una giunta militare e repressiva che schiacciava ogni tipo di opposizione temeva la “forza de...

FramMenti

I cileni sono prudenti, hanno paura di offendere o di esprimere un’opinione schietta, il linguaggio è una danza di eufemismi, l’abitudine alla cautela è radicata e sotto la superficie cova molto risentimento che nessuno vuole riportare alla luce; sembra quasi che tutti condividano una sorta di imbarazzo collettivo, alcuni perché patirono la situazione, altri perché rimasero, alcuni perché persero i propri familiari, altri perché fecero finta di non vedere.   Isabel Allende, Il quaderno di Maya

Paula

 "Da quando Paula (mia figlia) è morta 27 anni fa, ho perso la paura della morte. Innanzitutto, perché l’ho vista morire tra le mie braccia e ho capito che la morte è come la nascita, è una transizione, una soglia e ho perso la sua paura personalmente. Ora, se il virus mi cattura, appartengo alla popolazione più vulnerabile, gli anziani, ho 77 anni e so che se lo prendo, morirò. Quindi la possibilità della morte mi è molto chiara in questo momento, la vedo con curiosità e senza paura. Ciò che la pandemia mi ha insegnato è di lasciar andare le cose, di rendermi conto di quanto poco ho bisogno. Non ho bisogno di comprare, non ho bisogno di più vestiti, non ho bisogno di andare da nessuna parte o viaggiare. Penso di averne troppo. Mi guardo intorno e mi chiedo perché tutto questo. Perché ho bisogno di più di due piatti? Quindi scopri chi sono i veri amici e le persone con cui voglio stare. Cosa pensi che la pandemia ci insegni a tutti? Ci sta insegnando le priorità e ci sta mostrando...

Non ho bisogno

Da quando Paula (mia figlia) è morta 27 anni fa, ho perso la paura della morte. Innanzitutto, perché l’ho vista morire tra le mie braccia e ho capito che la morte è come la nascita, è una transizione, una soglia e ho perso la sua paura personalmente. Ora, se il virus mi cattura, appartengo alla popolazione più vulnerabile, gli anziani, ho 77 anni e so che se lo prendo, morirò. Quindi la possibilità della morte mi è molto chiara in questo momento, la vedo con curiosità e senza paura. Ciò che la pandemia mi ha insegnato è di lasciar andare le cose, di rendermi conto di quanto poco ho bisogno. Non ho bisogno di comprare, non ho bisogno di più vestiti, non ho bisogno di andare da nessuna parte o viaggiare. Penso di averne troppo. Mi guardo intorno e mi chiedo perché tutto questo. Perché ho bisogno di più di due piatti? Quindi scopri chi sono i veri amici e le persone con cui voglio stare. Cosa pensi che la pandemia ci insegni a tutti? Ci sta insegnando le priorità e ci sta mostrando una re...

Buonanotte del 15 aprile 2020

Il piacere carnale più intenso, goduto senza fretta in un letto disordinato e clandestino, combinazione perfetta di carezze, risate e giochi della mente, sa di baguette, prosciutto, formaggio francese e vino del Reno. Ognuno di questi tesori della cucina fa comparire davanti a me un uomo in particolare, un antico amante che ritorna insistente come un fantasma desiderato a infondere una certa luce malandrina nella mia età matura. — Isabel Allende, Afrodita

Buonanotte del 5 marzo 2020

La mia esistenza è fatta di passioni, sorprese, successi e sconfitte; non è semplice condensarla in due o tre fasi. Penso che nella vita di ognuno capitino momenti in cui la fortuna ci volta le spalle o le cose cambiano e bisogna imboccare un altro cammino. — Isabel Allende, Il mio paese inventato

Buonanotte del 23 febbraio 2020

Imparò a rimuginare sulle sue paure da sola e con dignità, nella convinzione che a nessuno interessassero i problemi altrui e che i dolori taciuti finissero col diluirsi. — Isabel Allende, L’amante giapponese

Buonanotte del 20 febbraio 2020

Per evitare problemi era molto importante sembrare normale, anche se la definizione di normalità era fluttuante. Se mangiavo troppo soffrivo di ansia, se mangiavo poco ero anoressica; se preferivo la solitudine ero depressa, ma qualsiasi amicizia sollevava sospetti; se non partecipavo a un’attività la stavo sabotando, e se partecipavo molto volevo richiamare l’attenzione. — Isabel Allende, Il quaderno di Maya

Buonanotte del 1 febbraio 2020

Il sesso senza coinvolgimento, per quanto acrobatico possa essere, mi annoia; ho bisogno di umorismo, di conversazione, di simpatia, di qualcosa da condividere oltre le lenzuola. — Isabel Allende, Amore

Buonanotte del 1 gennaio 2020

Sai che cosa aiuta maggiormente nella disgrazia, Irina? Parlare. Nessuno può stare al mondo da solo. Per quale motivo credi che abbia messo in piedi l'ambulatorio del dolore? Perché il dolore condiviso è più sopportabile. L'ambulatorio serve ai pazienti, ma più ancora serve a me. Tutti abbiamo dei demoni nascosti negli angoli più remoti dell'anima, ma se li portiamo alla luce, rimpiccioliscono, si indeboliscono, tacciono e alla fine ci lasciano in pace. — L’amante giapponese, Isabel Allende

Buonanotte del 16 dicembre 2019

«La scrittura per me è un tentativo disperato di preservare la memoria. I ricordi, nel tempo, strappano dentro di noi l'abito della nostra personalità, e rischiamo di rimanere laceri, scoperti. Così scrivere mi consente di rimanere integra e di non perdere pezzi lungo il cammino». — Isabel Allende, “Librialice” (13 marzo 1998)

Perdersi

Esistevano solo loro due, il primo bacio anelante appena varcata la soglia, prima di chiudere a chiave la porta, le carezze in piedi, lo spogliarsi dai vestiti che rimanevano dove erano caduti, i corpi nudi, tremanti, la sensazione del calore, del sapore e dell'odore dell'altro, la consistenza della pelle e dei capelli, la meraviglia di perdersi nel desiderio fino allo sfinimento, di sonnecchiare abbracciati per un momento e tornare al piacere rinato, agli scherzi, alle risate, alle confidenze, all'eccezionale universo dell'intimità. — L’amante giapponese, Isabel Allende

Il quaderno di Maya

Un corpo maschile consente d'intrattenersi per anni, punti algidi che si stimolano in un certo modo, altri che richiedono attenzioni diverse, quelli che non si toccano e su cui è sufficiente soffiarci sopra; ogni vertebra ha una storia, ci si può perdere nell'ampio campo della schiena, con la sua buona disposizione a farsi carico di pesi e dispiaceri, e nei tonici muscoli delle braccia, fatte per sostenere il mondo. E sotto la pelle si nascondono desideri mai formulati, afflizioni recondite, segni invisibili al microscopio. Sui baci devono esserci dei manuali, dai baci da picchio a quelli da pesce, una varietà infinita. La lingua è un serpente temerario e indiscreto, e non mi riferisco alle cose che dice. Il cuore e il pene sono i miei punti preferiti: indomiti, trasparenti nelle loro intenzioni, candidi e vulnerabili, di entrambi non bisogna abusare. — Isabel Allende

Buonanotte del 15 agosto 2019

Ci sono passioni che divampano come incendi fino a quando il destino non le soffoca con una zampata, ma anche in questi casi rimangono braci calde pronte ad ardere nuovamente non appena ritrovano l'ossigeno. — Isabel Allende, L'amante giapponese

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