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Uccidere l'ayatollah

Direi che mirare all'assassinio di un capo di Stato nemico, e rivendicarlo pubblicamente, come ha fatto Netanyahu con l'ayatollah Ali Khamenei, Guida Suprema della Repubblica Islamica d'Iran, sia un altro sviluppo originale delle abitudini contemporanee. Finora non si faceva, se non m'inganno, forse per una ragione di convenienza, o perché sembrava maleducato. E arrischiato, anche: se minaccio di uccidere il capo dei nemici, autorizzo i nemici a cercare di uccidermi. Infatti, un missile israeliano ha colpito nei paraggi della residenza ufficiale di Khamenei, e uno iraniano in quelli della dimora di Netanyahu, che si è riparato nel rifugio. In realtà il programma di bombardamenti israeliani non sembra aver avuto di mira Khamenei, dal momento che ha dimostrato di essere in grado di far fuori qualunque singolo personaggio. A meno che l'appetito sia venuto mangiando, e a quattro palmenti. Khamenei non è una figura grandiosa, crimini a parte, del firmamento sciita: piutt...

I risultati

Gli effetti collaterali di politiche di accoglienza non sufficientemente accompagnate da scelte di azione e comunicazione sociale e politica possono prendere dimensioni enormi – backfire – a danno sia dei principi stessi che le muovono che delle persone che vorrebbero proteggere. Pensare di imporle con la forza democratica di un governo è giusto in teoria, ma non è necessariamente efficace, anzi. L’equivoco – fatte le dovute proporzioni – somiglia a quello di chi pensò di poter “esportare la democrazia” solo con la forza militare: esportare la democrazia è un’ottima idea e intenzione, ma devi convincere i tuoi interlocutori, non imporgliela. Non perché sia sbagliato – imporre cose buone è spesso giusto, succede con le regole e le leggi – ma perché non funziona, se il contesto è molto avverso.   Dall’articolo "I risultati" di Luca Sofri

Natale di galera

E. è una ragazza rom, ha un bambino di neanche due anni, ed è incinta. Ci sono altri due bambini nella sezione femminile che hanno meno di tre anni. Nel corridoio c’è un albero di Natale finto coperto di stagnola e di strisce di cotone. C’è un albero artificiale anche nel corridoio della sezione maschile, con dei pendagli di cartone colorato. Per M. il 24 dicembre è più importante, perché ci sono i colloqui. Vengono sua madre, sua moglie e la bambina, che ha 11 anni. Hanno fatto la coda per quattro ore, in strada, e pioveva, ma non glielo diranno. Lui si è preparato fin dalle 7, benché le celle vengano aperte solo alle dieci. Ha fatto la doccia, anche se le caldaie sono guaste e l’acqua è fredda, ma non glielo dirà. Ha fatto una domandina per portare dei cioccolatini alla bambina. Lei ha imparato una poesia e gliela reciterà: “Il campanile scocca / la mezzanotte santa”. La ragazza rom incinta incontra suo marito, un ragazzo anche lui, e un altro suo bambino che avrà quattro anni. Il r...

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