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Giovane è il tempo

Come un fanciullo cade ogni sera addormentato e stanco e noi vediamo illanguidire il cielo lontano, dietro cupi archi di foglie. Si ridesta felice, mentre intatto sugli assorti giardini e sulle ville emerge dalle nere ombre il mattino. Lalla Romano

FramMenti

In quarta scoprii il patriottismo: cantando in coro con le mie compagne Le ragazze di Trieste. A casa, papà era fiducioso nella vittoria; la mamma stava in pensiero per i suoi fratelli (anche zio dottore era al fronte), e per tutti i soldati. Si raccomandava a papà perché ottenesse «l’esonero» per quelli che erano padri di famiglia (loro dicevano «il zónero»). Il patriottismo era una cosa dei signori. In paese cantavano il famoso «se vuoi veder Trieste – la guardi in cartolina» e io ne soffrivo un po’. Ma Ciota andava piú in là. Cantava con aria cupa e vendicativa: e quei signori che han gridato viva la guerra or che hanno un figlio sotto terra viva la guerra non gridan piú. Capivo che non si poteva contrapporre a quel «sottoterra» le «ragazze di Trieste».    Lalla Romano, La penombra che abbiamo attraversato, Einaudi, 1964¹; p. 155.

Lalla Romano

Il 26 giugno del 2001 muore a Milano Lalla Romano Io da bambina mi drogavo con le fiabe. A lui non ho mai raccontato fiabe, volevo difenderlo dalla paura. Lui aveva già, curiose paure... per lui i fiori erano presenze misteriose, pericolosi ordigni... (Le parole tra noi leggere)

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