L’etica della democrazia
Che l’uomo politico non debba essere vizioso è stato a lungo affermato dalla tradizione, tanto da quella pagana quanto da quella cristiana, attraverso una ricca trattatistica. Si imponeva al principe, proprio perché fosse un buon politico, l’esercizio delle più comuni forme di moralità: la rettitudine, l’onestà, la mansuetudine, la magnanimità. Virtù umana e virtù civile del principe non dovevano divergere: la loro sconnessione era indizio di decadenza pubblica, non solo di privata malvagità. È in età moderna che si fa strada l’idea che i comportamenti privati dei politici possano essere irrilevanti politicamente, perché l’esistenza collettiva ha un’intrinseca e autonoma moralità, diversa da quella che riguarda i singoli individui. Così, nella tradizione aperta da Machiavelli e proseguita nella Ragion di Stato, i valori politici sono la sicurezza, la potenza e la gloria dello Stato; si tratta di fini e di ideali che consentono al governante, per realizzarli, comportamenti diffor...