Dostoevskij, in una lettera inviata al padre nell’agosto del 1839, scrisse: «L’uomo è un mistero. Un mistero che bisogna risolvere, e se trascorrerai tutta la vita cercando di risolverlo, non dire che hai perso tempo; io studio questo mistero perché voglio essere un uomo». E Dostoevskij è stato un grande uomo proprio perché, senza mai fermarsi, si è spinto alla ricerca di quell’essenza che caratterizza tutto ciò che ha una volontà. Così, in ogni suo scritto, si è calato sempre più a fondo nelle profondità umane, andando spesso al di là della metafisica, della morale, della scienza stessa. Ed è giunto ad un qualcosa che non può essere rimandato ad un stringa, ad un codice binario o ad uno schema logico basato su A e B, perché tutto ciò non è predeterminato da degli assiomi di partenza fissi, e molto banalmente questa risposta è l’«amore» che è il trionfo della logica paraconsistente, ovvero l’apertura di tutte le infinite possibilità e le sue relative contraddizioni, che permettono di ...