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Non vi preoccupate

Durante un tributo a Fabrizio De André, a cui parteciparono i big della canzone, Dori Ghezzi riservò 250 posti per me, e io mi presentai a teatro coi miei derelitti. Qualcuno dell’organizzazione intendeva mandarli nel loggione, confinarli lassù, con la scusa che non c’era più spazio a disposizione. “Non vi preoccupate” dissi “ci penso io.” Fermai il traffico della sala e come un vigile li feci sedere in platea, tre qui, due là, tossici, barboni, prostitute accanto a notai, dame e politici. “No, lì no” mi intimarono. “Lì ci va il ministro della Cultura Giovanna Melandri.” “Allora le mettiamo accanto una puttana delle vecchie case, vedrai come esce arricchita dall’incontro!” Erano tutti molto preoccupati, mi chiedevano garanzie su ciò che sarebbe successo e io li tenevo sulle spine rispondendo che non potevo saperlo, essendo io un prete; non un indovino. Invece sapevo benissimo ciò che poi accadde: i miei emarginati erano quelli che durante le canzoni piangevano veramente. Don Andrea Gal...

Buonanotte del 15 gennaio 2018

È significativo che il Maestro, che in tutta la vita predicò l’amore del Padre e la misericordia, abbia usato tanta durezza. Ritengo che la parola “maledetti” venga pronunciata proprio contro chi si picca di essere buono, devoto e religioso, ma poi nel quotidiano accumula case e vestiti, sfrutta i deboli, non paga le tasse e passa indifferente accanto a chi è in stato di bisogno, magari urlando che deve tornarsene al suo paese, anziché “invadere” l’Italia in cerca di pane e lavoro. Don Andrea Gallo

Buonanotte del 2 febbraio 2015

Ho visto la democrazia nascere, ora che sto per morire non voglio vederla scomparire. Don Gallo

Strada facendo

Mio fratello mi diceva che ero un utopista. Eppure era una persona saggia! L’utopia, nella concezione generale, indica qualcosa che non si potrà mai raggiungere, non si potrà mai realizzare. Ma lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano ce ne spiega il senso: Lei è all’orizzonte. […] Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l’utopia? Serve proprio a questo: a camminare. L’utopia è questo: quando sei convinto che a trecento metri ci sia quello che vuoi raggiungere, li percorri e ti rendi conto che l’utopia è trecento metri più in là, e così via. Per questo ti dici: «Allora è veramente irrealizzabile». Invece no, perché c’è un aspetto positivo: che si sta camminando, e quindi l’utopia si realizza strada facendo. Don Andrea Gallo

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