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FramMenti

Quando avrò per me quella meravigliosa forza d'istinto che consiste nel sentire, dell'uomo che ci sta presso, la rivalità, non l'affinità? Io sento la simpatia e l'affinità, guardo con occhio amico ogni porco che passa. Non ho l'istinto dell'odio. (C. E. Gadda)  

FramMenti

Quando potrò uscire, dalla mia povera casa di sassi, verso la foresta gocciolante nell'autunno, tra la visione delle cime e delle nebbie, senza udir la voce dei così detti miei simili? La mia anima intiepidita dal fuoco domestico, rabbrividirà deliziosamente a quel cielo triste, e si perderà con quelle nebbie che sono più amiche a lei di un'umanità di uomini intelligenti, di uomini liberi, di uomini forti. (C. E. Gadda)

Buonanotte del 24 agosto 2020

L'attimo della dolce angoscia fuggiva, oh, che altro può fare un attimo? Ma il succedente gli succedeva: l'integrale dei fuggenti attimi è l'ora, l'ora impareggiabile, dove un pensiero esatto si deroga a speranza e ad angoscia. (C. E. Gadda)

Buonanotte del 18 giugno 2020

Vagava, sola, nella casa. Ed erano quei muri, quel rame, tutto ciò che le era rimasto? di una vita. Le avevano precisato il nome, crudele e nero, del monte: dove era caduto: e l’altro, desolatamente sereno, della terra dove lo avevano portato e dimesso, col volto ridonato alla pace e alla dimenticanza, privo di ogni risposta, per sempre. Il figlio che le aveva sorriso, brevi primavere! che così dolcemente, passionatamente, l’aveva carezzata, baciata. — Carlo Emilio Gadda, La cognizione del dolore

Buonanotte del 26 novembre 2018

Non voglia inquietarsi di questo incerto mio fluire: la vita mia è un continuo strascinamento di doveri mal adempiuti, da cui emerge il raro fiore di qualche giornata serena” — Carlo Emilio Gadda - “Lettere ad una gentile signora”

L’incendio di via Keplero

Se ne raccontavano di cotte e di crude sul fuoco del numero 14. Ma la verità è che neppur Sua Eccellenza Filippo Tommaso Marinetti avrebbe potuto simultanare quel che accadde, in tre minuti, dentro la ululante topaia, come subito invece gli riuscì fatto al fuoco: che ne disprigionò fuori a un tratto tutte le donne che ci abitavano seminude nel ferragosto e la lor prole globale, fuor dal tanfo e dallo spavento repentino della casa, poi diversi maschi, poi alcune signore povere e al dir d’ognuno alquanto malandate in gamba, che apparvero ossute e bianche e spettinate, in sottane bianche di pizzo, anzi che nere e composte come al solito verso la chiesa, poi alcuni signori un po’ rattoppati pure loro, poi Anacarsi Rotunno, il poeta italo-americano, poi la domestica del garibaldino agonizzante del quinto piano, poi l’Achille con la bambina e il pappagallo, poi il Balossi in mutande con in braccio la Carpioni, anzi mi sbaglio, la Maldifassi, che pareva che il diavolo fosse dietro a spennarl...

Buonanotte del 30 aprile 2018

Non tutti sono condannati ad essere intelligenti. — Carlo Emilio Gadda

Novella seconda

Quando si montavano poi la testa, nessuno più li teneva. Ciascuno di questi cento italiani aveva depositato ambo le chiavi del suo cervello abbastanza modesto nelle mani di quattro o cinque saputelli di diversa sfumatura e con diverse linee, ma tutti situati a un dipresso in quella regione dello spettro che si chiama: «predicar bene razzolar male» o per meglio dire: «predicare il verbo dell’ideale socialista e essere dei borghesi fottuti». Chi era avvocato, chi geometra, chi bocciato alla terza tecnica: ma tutti saputi, tutti zazzeruti, tutti cravattati, tutti parolai, tutti roboanti e sopratutto tutti italiani. — Carlo Emilio Gadda, Novella seconda, Garzanti, Milano 1971, p. 17

Buonanotte del 27 ottobre 2014

L’istante occupa uno stretto spazio fra la speranza e il rimpianto, ed è lo spazio della vita. Carlo Emilio Gadda

Eros e Priapo

La carenza di facoltà critiche, l’assoluta incapacità di documentarsi criticamente, che è propria di certe donne oltreché di moltissimi uomini, lasciò aperto il ricettacolo delle loro psico-fiche riceventi. La dedizione minorile al super-maschio, al padre, al padrone, accolse e introitò il dogma. Il dogma fallico ossia il fallo dogmatico pervenne a depositare nell’utero di talune poverine lo scodinzolante zoo, il germe della certezza canonica. «Questo e non altro.» «Questo è verità santa e tutto il rimanente è bugia.» «La patria lo esige. Morte al Tentenna!» Grate al padre, esso padre o padrone divenne il totem idolatrato dalla loro idolatria che non ammette disquisizione critica. Dal loro gorgozzule di isteroidi patriottarde uscivano singhiozzi venerei all’indirizzo del Priapo Ottimo Massimo, del Super Balano che aveva «tonificato la vita nazionale», cioè a dire insufflato suoi carmi ciurmanti in un certo numero di ovarî di esse loro, poverine. C. E. Gadda

La cognizione del dolore

“...Le era parso che somigliasse stranamente a chi aveva occupato il fulgore breve del tempo: del consumato tempo. Ma sapeva bene che nessuno, nessuno mai, ritorna. Vagava nella casa: e talora dischiudeva le gelosie di una finestra, che il sole entrasse, nella grande stanza. Ma che cosa era il sole? Quale giorno portava? Sopra i latrati del buio. Ella ne conosceva le dimensioni e l’intrinseco, la distanza dalla terra, dai rimanenti pianeti tutti: e il loro andare e rivolvere; molte cose aveva imparato e insegnato: e i matemi e le quadrature di Keplero che perseguono nella vacuità degli spazi senza senso l’ellisse del nostro disperato dolore. Vagava nella casa, come cercando il sentiero misterioso che l’avrebbe condotta ad incontrare qualcuno: o forse una solitudine soltanto, priva d’ogni pietà e d’ogni immagine…” Carlo Emilio Gadda

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